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Un’immagine da una ricostruzione in 3D del Museo Spis del busto di Cecilia Gonzaga

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Un’immagine da una ricostruzione in 3D del Museo Spis del busto di Cecilia Gonzaga

Nessun parere «fiorentino» sull’autografia del Donatello slovacco

Alla notizia della possibile scoperta nel Museo Spiš di Levoča di un marmo del maestro fiorentino, giunge una smentita, a stretto giro di posta, dell’avallo da parte dell’Opera di Santa Maria del Fiore

Gaspare Melchiorri

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Nei giorni scorsi è giunta la notizia secondo cui, a parere di alcuni esperti, un busto in marmo conservato in un museo di una piccola città in Slovacchia potrebbe essere un’opera di Donatello.

Il ritrovamento è stato effettuato a Levoča, in Slovacchia. Mária Novotná, la direttrice del locale Museo Spiš, aveva notato il nome di Donatello sul busto marmoreo appartenente alle collezioni dell’istituzione, raffigurante la giovane nobildonna Cecilia Gonzaga, e lo aveva inviato per un ulteriore esame all’Accademia Slovacca delle Scienze di Bratislava.

Secondo le ricostruzioni, il busto quattrocentesco sarebbe arrivato nel Paese dell’Europa orientale grazie ai forti legami tra i Gonzaga di Mantova e la famiglia Csáky, che in passato aveva posseduto la scultura. Il legame tra le due famiglie sarebbe stato fatto risalire al XVII secolo, anche se poi non era chiaro quando la scultura fosse passata di mano.

Nel corso del tempo, l’opera sarebbe rimasta per secoli nella dimora avita degli Csáky a Spišsky Hrhov. Dopo la Seconda guerra mondiale, la villa fu trasformata in un riformatorio per ragazze. A quel punto, secondo la Novotná, il busto divenne un gioco per le studentesse: talvolta veniva fatto rotolare e veniva truccato con l’eyeliner.

Solo nel 1975 la scultura arrivò al Museo Spiš, dove fu inizialmente catalogata come una copia ottocentesca e lasciata in deposito. Solo dopo aver prestato maggiore attenzione all’iscrizione «Opus Donatelli» sulla base, Novotná pare che iniziasse a chiedersi quale fosse la vera identità dell'opera. La firma sarebbe sembrata anche corrispondere a quella di altre sette opere di Donatello, tra cui «Giuditta e Oloferne» (1457-64) del Palazzo Vecchio a Firenze. La Novotná è stata recentemente licenziata, a quanto pare senza alcuna spiegazione

La notizia, rimbalzata sulla stampa internazionale, citava anche le ricerche sull’autenticità dell’opera, condotte dalla storica dell’arte Marta Herucova presso l’Accademia Slovacca delle Scienze di Bratislava, che avrebbe consultato anche lo studioso Giovanni Serafini dell’Opera del Duomo di Firenze, il quale avrebbe fortemente sostenuto l’attribuzione a Donatello.

A «stretto giro di posta», però, è arrivata la risposta da parte dell’Opera di Santa Maria del Fiore: «In merito alle recenti notizie riguardanti il busto in marmo raffigurante la nobildonna italiana Cecilia Gonzaga conservato nel Museo Spiš a Levoča (Slovacchia), l’Opera di Santa Maria del Fiore smentisce categoricamente che sia mai stato espresso un parere sull’attribuzione dell’opera a Donatello.

Nel giugno 2022, l’Opera di Santa Maria del Fiore ha accolto le studiose impegnate nelle ricerche sul busto, guidandole nell’osservazione diretta dei capolavori di Donatello conservati nella Cattedrale, nel Battistero e nel Museo dell’Opera del Duomo a Firenze. Durante tale occasione, si è svolta una conversazione di carattere generale sulla scultura rinascimentale e sull’artista. A tal proposito, Giovanni Serafini storico dell’arte, dipendente dell’Opera di Santa Maria del Fiore, precisa quanto segue: “Non ho espresso nessun parere, nemmeno in via informale, sull’autografia donatelliana del busto di Levoča”».

Gaspare Melchiorri, 06 marzo 2025 | © Riproduzione riservata

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