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Massimo D’Anolfi and Martina Parenti, 24 Landscapes + A Vision, 2026. Still

Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film

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Massimo D’Anolfi and Martina Parenti, 24 Landscapes + A Vision, 2026. Still

Courtesy dell’artista e Fondazione In Between Art Film

Otto video-opere sperimentali per la Biennale d'arte di Venezia

Nel complesso dell'Ospedaletto è pronta ad aprire i battenti una mostra con un'atmosfera opprimente, otto videoinstallazioni che concludono un progetto partito nel 2022

Margherita von Guggenberg

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Una mostra collettiva di creazioni digitali basate sui fenomeni atmosferici e i loro significati metaforici: si tratta della «Trilogia delle incertezze» di Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi, ideatori del progetto per la Fondazione In Between Art Film di Venezia. Dopo i primi capitoli «Penumbra» e «Nebula», sempre presentati in occasione della Biennale d’arte di Venezia, l’installazione «Canicula» va a chiudere la serie a partire dal 6 maggio con una collezione di opere site-specific ideate per la sede del Complesso dell’Ospedaletto di Venezia.

Otto produzioni audiovisive commissionate da In Between Art Film sono il passo finale nell’evoluzione del progetto; raccontano la cornice tematica di «Canicula», la elaborano e ne attraversano i confini. I film ci riportano faccia a faccia con quel calore letale, nuove prospettive su ogni sfaccettatura di quei pesanti giorni estivi, tutte immerse nella nuova elaborazione spaziale di 2050+. Lo studio architettonico milanese, che aveva già collaborato con In Between Art Film alle edizioni precedenti, ha accolto la sfida di tradurre il concept curatoriale in allestimento tematico per aumentare l’enfasi del dialogo visivo e sonoro fra opere e audience.

Il programma ha inizio con «450XL: The Story of a Fugitive Sound», opera di Lawrence Abu Hamdan che propone un’indagine dei nuovi incroci fra arte e oppressione violenta; Massimo D’Adinolfi e Martina Parenti spiegano la tragedia del divenire con l’esperienza non lineare su tre schermi «24 Landscapes + A Vision»; la videoinstallazione ucronistica «Affirmations» di Roman Khimei e Yarema Malashchuck riflette sul conflitto in Ucraina e sulla banalità della violenza; Janis Rafa affronta la cruda natura dello sfruttamento e del consumismo attuato sui corpi animali nella personale ‘meditazione poetica’ «Sacrificial Transgressions»; P. Staff apre la porta a una sconvolgente dimensione onirica con «Terminal Lucidity», che esplora lo spazio liminale fra la vita e la morte; «The Experimental Paradigm of Ownership and Autonomy» è il contributo dell’artista cinese Wang Tuo, primo capitolo di una trilogia artistica del postumanesimo, l’ibridazione fra uomo e macchina; Yuyan Wang svela testimonianze della degenerazione umana e meccanica in «Sweet Dreams (Are Made of Sludge)» mettendo a nudo un incessante ciclo di ottimizzazione capitalista; conclude la rassegna l’installazione audiovisiva di Maya Watanabe «Jarkov», una pausa per osservare un soggetto immobile attraverso le epoche- il mammut lanoso che da titolo al film.

Nell’autunno 2026 verrà pubblicato un ampio catalogo illustrato del programma espositivo di «Canicula» che includerà saggi appositamente commissionati come accompagnamento a ciascuna opera, per raccontare l’evoluzione del processo creativo dietro l’installazione.
La mostra verrà accompagnata da un simposio interdisciplinare organizzato in collaborazione con Pinault Collection Venezia, che si terrà al Teatrino di Palazzo Grassi il 26 e 27 ottobre.

Margherita von Guggenberg, 01 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Otto video-opere sperimentali per la Biennale d'arte di Venezia | Margherita von Guggenberg

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