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Alessandro Martini
Leggi i suoi articoliSara Armella (Savona, 1969), avvocata, fondatrice dello studio Armella & Associati, è una delle massime esperte a livello internazionale di diritto doganale. Dallo scorso settembre è presidente di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova, di cui Ilaria Bonacossa è direttrice. Del consiglio direttivo fanno parte Berti Riboli (vicepresidente), Mitchell Wolfson jr, Massimiliano Morettini e Beppe Costa. La Fondazione riunisce alcune delle massime istituzioni culturali, espositive e museali cittadine. È l'immagine, e la sostanza, della cultura genovese.
Palazzo Ducale ha un ruolo importante, direi fondamentale, nella città di Genova. Quale è la sua identità, a suo parere, e come l’ha trovato al suo arrivo?
Siamo una delle istituzioni culturali più importanti della città ma non solo. Lo siamo per la nostra storia e per le nostre attività (mostre, incontri, festival, presentazione di libri e tanto altro), la grande maggioranza delle quali gratuite e aperte a tutti. Se devo pensare a un’immagine che riassuma la nostra identità, direi che siamo una «piazza» e abbiamo il ruolo che le piazze hanno giocato da sempre nella storia: far crescere la consapevolezza civica e coinvolgere la comunità. Questo perché credo fermamente che il nostro compito principale sia assumere un ruolo pubblico nello sviluppo di una cultura che sia pilastro per una cittadinanza attiva e libera da condizionamenti. Arrivando ho trovato una macchina ben oliata che fa di questa missione il suo tratto caratteristico. Lo svilupperemo sempre di più.
Come vede il panorama artistico e museale cittadino?
Ricchissimo. Genova è stata una vera e propria capitale culturale: i più prestigiosi artisti europei, da Rubens a Van Dyck, furono ospiti delle famiglie genovesi nel periodo di maggiore potenza della Repubblica. E questo passato si respira ancora oggi. Ma non è un passato asfittico: quella tradizione Genova è stata in grado di rinnovarla. Faccio solo un esempio: negli anni Settanta da qui è partita la rivoluzione dell’Arte Povera.
Ci racconta un po’ la storia di Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura? Quali musei e istituzioni gestisce, che cosa organizza, per conto di chi e, in definitiva, a chi dovete fare riferimento e rendere conto
Palazzo Ducale, costruito alla fine del XII secolo, rinasce, come lo vediamo ora, nel 1992, dopo un imponente lavoro di recupero. C’è stata una prima gestione affidata a un Consorzio di privati e, dopo la costituzione nel 1999 della Palazzo Ducale Spa, nel 2008 è subentrata l’attuale Fondazione per la Cultura. I nostri soci fondatori sono Comune di Genova e Regione Liguria e i partecipanti sono Compagnia di San Paolo, Fondazione Carige, Costa Edutainment Spa, Civita Servizi. La mission è di promuovere la crescita culturale della città e consolidare l’immagine di Genova e della Liguria a livello nazionale e internazionale. Lo facciamo organizzando grandi mostre internazionali, festival, un fitto programma di incontri e di cicli di approfondimento, presentazione di libri, laboratori didattici e tanto altro. Per alcuni anni siamo stati il motore per il rilancio del Museo di arte contemporanea di Villa Croce grazie al contributo di privati e alla volontà del Comune di Genova.
Vede la possibilità di un'ulteriore crescita dei progetti, degli ambiti di intervento, dei musei e degli spazi che gestisce?
Certamente. Vogliamo crescere. Abbiamo detto, fin da subito, che uno degli aspetti più importanti è mantenere il ruolo di punto di riferimento per il pubblico «tradizionale», il nostro «zoccolo duro»; nello stesso tempo però vogliamo provare a dare spazi sempre maggiori ai giovani con formule innovative: per questo è appena stato avviato il progetto «Generazione Ducale», che raccoglierà proposte (tramite mail da inviare a generazioneducale@palazzoducale.genova.it, Ndr). Una direzione che stiamo intraprendendo è il potenziamento delle nostre proposte legate ai libri: alzeremo l’asticella proponendo un calendario strutturato durante tutto l’anno in maniera continua.
Qual è il ruolo, concreto e operativo, per il presidente in un’istituzione culturale come questa?
Se leggiamo lo Statuto, il ruolo è definito: esercitare poteri di iniziativa per il buon funzionamento della Fondazione. Io, nel «buon funzionamento», ci metto dentro molte cose. Innanzitutto, favorire il potenziamento di reti cittadine e nazionali. Il presidente deve essere uno stimolo per promuovere collaborazioni e reperire risorse. Ho già iniziato a coinvolgere in un lavoro di ascolto gli stakeholder della città e intendo proseguire in questa politica.
Con quali esperienze arriva a questo ruolo? E quali competenze pensa le saranno più utili per il nuovo incarico?
Sono consapevole che ci sono stati autorevoli esponenti della cultura e della società, che mi hanno preceduto. È un ruolo di grande responsabilità e avverto tutta la complessità del mio compito. Io ho una doppia «estrazione», ma sono convinta che sia un plus per svolgere al meglio il mio ruolo. Innanzitutto, la mia professione: sono un’avvocata esperta a livello internazionale di diritto doganale; presiedo la Commissione Dogane di ICC Italia e rappresento l’Italia presso la Commissione Customs and Trade Facilitation della Camera di Commercio Internazionale di Parigi. E ora la mia seconda natura: da sempre ho avuto un forte interesse per il pensiero umanistico, promuovendo e partecipando a iniziative culturali. Tra queste, incontri e dialoghi con personalità come Claudio Magris, Pietro Grasso ed Elisabetta Pozzi, in contesti che hanno spaziato dalla riflessione giuridica alla letteratura, dal teatro al dibattito pubblico. Sono convinta che creare spazi di confronto tra saperi e discipline diverse sia un valore aggiunto
Ci racconta un po’ i suoi interessi, artistici e culturali?
Una premessa: credo che la cultura sia un prerequisito di ogni attività e che sia il motore della crescita, sia individuale che civile. È la curiosità che muove tutto, la voglia di esplorare, di coltivare e coltivarsi. Sono una accanita lettrice, dei classici ma anche delle moderne tendenze letterarie, un’assidua frequentatrice di teatro e di cinema. Come ho detto, ho organizzato cicli di incontri con personalità del mondo della cultura nazionale privilegiando gli intrecci tra le diverse discipline, dall’arte alla storia, dalla filosofia alla sociologia. Desidero portare a Palazzo Ducale questa mia voglia di scoperta e di «cura» di sé stessi, che si trasforma in cura della comunità.
Come si sente a essere la prima donna, e pensa che questa caratteristica possa avere un peso specifico?
Una responsabilità che mi emoziona e mi motiva ogni giorno. Sono onorata di ricoprire questo incarico, che sento come un impegno verso la città e verso tutte le donne... Però, non mi sento sola. Genova è una città che definirei «femminile». Sono molte le donne che ricoprono ruoli apicali. In un Paese che ha ancora tanta strada da fare su questo fronte, Genova sta dimostrando che il cambiamento è possibile.
Quali sono le prime mostre e attività che può annunciare?
La grande mostra di quest'anno sarà «Van Dyck l’europeo», dal 20 marzo al 19 luglio (a cura di Anna Orlando con Katlijne Van der Stighelen, Ndr). È la più grande esposizione monografica, in anni recenti, dedicata a Van Dyck. Avremo più di 50 suoi dipinti provenienti dai più importanti musei europei, tra cui il Louvre di Parigi, il Prado di Madrid e la National Gallery di Londra, e da prestigiose fondazioni e collezioni internazionali, oltre che da diversi musei italiani. E poi ricordo «La Storia in Piazza», il più importante festival dedicato alla divulgazione storica in Italia, dal 26 al 29 marzo. Giunto alla sua XV edizione, avrà come fil rouge il tema «Naturale e innaturale nella storia». La formula è quella che ha assicurato in questi anni il grande favore del pubblico: incontri, conferenze, reading, laboratori, seminari e dialoghi aperti a più voci.
Come sogna di lasciare la Fondazione Palazzo Ducale, alla fine del suo mandato? Con quali progetti realizzati, con quale identità rinnovata?
Vorrei lasciare un Palazzo vivo, aperto e internazionale. Vivo grazie all’apporto di energie giovani e fresche e il progetto «Generazione Ducale» va esattamente in questa direzione. Aperto ai «motori» culturali di questa città, al pubblico, alle scuole, agli artisti. Internazionale perché la grande vocazione di questa città è la capacità di attrarre competenze e talenti ed esportarle nel mondo. Palazzo Ducale è e sarà sempre la casa di tutte e tutti: un luogo aperto, dove cultura, confronto e partecipazione troveranno spazio ogni giorno. Una casa dove ognuno potrà sentirsi accolto, ascoltato e protagonista del cambiamento.
Sara Armella
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