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Giuseppe Pellizza da Volpedo, «Prati e colline della Val Curone», stimato 40mila-60mila euro

Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

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Giuseppe Pellizza da Volpedo, «Prati e colline della Val Curone», stimato 40mila-60mila euro

Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

Pandolfini porta in asta un raro Pelizza da Volpedo

Una selezione di capolavori otto-novecenteschi da collezioni private, con l’eccezionale paesaggio della Val Curone accanto a Bruzzi, Lloyd, Ghiglia, Cavaglieri, Pajetta e Boldini

Monica Trigona

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Alla prossima edizione di Dipinti del Secolo XIX, Pandolfini presenta un catalogo costruito attorno a una serie di opere provenienti da importanti collezioni private, dove spicca un nucleo di dipinti inediti o di rara apparizione sul mercato. Tra questi, il pezzo di maggiore rilievo è il Pellizza da Volpedo «Prati e colline della Val Curone (o Prati e Colline lungo il Curone)», un lavoro che segna un momento fondamentale nella formazione del pittore piemontese.

La vendita si terrà il 19 novembre a Firenze, ma l’attenzione si concentra già sull’opera di Pellizza, un olio su tavola (cm 29×71) che rientra nella fase in cui l’artista indaga l'ambiente rurale con un linguaggio ancora naturalista ma già attento alle modulazioni luminose. Il paesaggio della Val Curone, luogo cardine della sua sensibilità pittorica, è restituito con una sobrietà tonale che anticipa la disciplina analitica delle ricerche successive.

Presentato alla Galleria Pesaro di Milano nel 1920 e poi nuovamente solo alla postuma di Alessandria del 1954, il dipinto è rimasto a lungo in collezione privata, riemergendo ora con una stima di 40mila-60mila euro e offrendo un raro sguardo sulla fase formativa dell’autore de «Il Quarto Stato». 

Il catalogo si arricchisce dell’inedito «Rotta nella neve» (1870) del macchiaiolo piacentino Stefano Bruzzi (40mila-60mila). L'autore fu un eccellente interprete di quei paesaggi montani, soprattutto dell'Appennino piacentino, che con le sue abbondanti nevicate e i suoi pastopri e greggi testimoniano un mondo sospeso nel tempo, fatto di silenzi assoluti e di armonie antiche, in cui la natura domina sovrana e l’uomo ne diventa parte discreta e rispettosa. Le sue tele, spesso intrise di luce invernale, restituiscono la poesia di una terra aspra ma autentica. 

«Rotta nella neve» di Stefano Bruzzi (40mila-60mila euro). Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

«La stazione di Campo di Marte a Firenze / Dalla finestra del mio studio» di Llewelyn Lloyd. Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

«La stazione di Campo di Marte a Firenze / Dalla finestra del mio studio» di Llewelyn Lloyd (25mila-35mila euro), autore livornese, di origine gallese, è esemplificativo di un'eredità che risente del Divisionismo toscano e della tradizione macchiaiola. Le tonalità della porpora e i colori terrosi della sua tavolozza compongono qua un paesaggio urbano che, pur nella sua apparente quiete, rivela una vibrazione luminosa diffusa e calibrata. La pennellata, fitta e minuta, frammenta la superficie in particelle cromatiche che modulano la luce del tardo pomeriggio, mentre la struttura compositiva — dominata dalla linea ferroviaria e dai volumi degli edifici circostanti — rimanda a un’osservazione attenta e quotidiana del vero.

Il «Ritratto di signora con calle» (12mila-18mila euro) di Oscar Ghiglia, con sua resa elegante del soggetto, l’attenzione alla luce, ai dettagli e alle sfumature cromatiche, rappresenta un esempio maturo del ritratto accademico moderno italiano, in cui l’intimità e la dignità della donna vengono esaltate attraverso un equilibrio tra realismo e armonia compositiva. Continuando con i lotti, «Piccola consolle» del pittore veneto Mario Cavaglieri (18mila-25mila euro), rappresenta un particolare interno dalla chiara influenza post-impressionista mentre del veneto Pietro Pajetta  è l’intenso «Giubileo» (1886), valutato tra i 30mila-40mila euro.

 

Giovanni Boldini, «Ritratto di giovinetto», 1902. Courtesy of Pandolfini Casa d’Aste

Non passa inosservata la presenza di un pastello giovanile di Giovanni Boldini offerto ad una stima contenuta compresa tra 12mila e 18mila euro. La composizione, che rappresenta un ragazzo di profilo tratteggiato con segno veloce, reca in basso a destra la firma e la data di esecuzione: 1902. Il giovane,  Maurice de Bosdari, era figlio di Alessandro de Bosdari (Governatore di Rodi e del Dodecaneso e poi e ambasciatore plenipotenzairio a Berino dal 1923 al 1926) e il disegno fu donato dallo stesso, ormai anziano, alla proprietà attuale a fine anni 1950.

Inoltre spiccano una veduta veneziana di Pietro Bortoluzzi (dal 1898 circa Pieretto Bianco)  (18mila-22mila euro) e un interessante «Ritratto di marinaio» del 1929 dell'artista e scenografo fiorentino Baccio Maria Bacci (9mila-12mila).  Infine, il dipinto di Giulio Aristide Sartorio, «Mediterraneo», stimato tra 9mila e 15mila euro, eseguito durante una missione dell’artista nel Mediterraneo nel 1929, offre una non così comune visione dall'alto della prua di una nave militare, con tanto di cannoni e marinai, che solca il mare. La tornata si profila di particolare interesse per gli appassionati dell’arte italiana tra XIX e XX secolo, valorizzata dalla presenza di autori noti accanto ad altri meno conosciuti ma di indubbio talento.

Monica Trigona, 17 novembre 2025 | © Riproduzione riservata

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