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Lavinia Trivulzio
Leggi i suoi articoliLa storia della fotografia di moda del Novecento può essere raccontata attraverso pochi autori che hanno modificato radicalmente il rapporto tra immagine, editoria e cultura visiva. Tra questi, Irving Penn occupa una posizione centrale. Dal 30 settembre 2026 al 17 gennaio 2027 la Maison Européenne de la Photographie di Parigi gli dedica PENN & FASHION, una grande retrospettiva che inaugura il programma per il trentesimo anniversario dell'istituzione e ripercorre oltre sessant'anni di attività, dal 1947 al 2008.
Realizzata in collaborazione con la Irving Penn Foundation e la Nicola Erni Collection, la mostra restituisce la complessità di un autore che ha superato i confini della fotografia commerciale, imponendo una concezione dell'immagine fondata sul controllo assoluto della composizione, della luce e del processo di stampa. L'esposizione segue cronologicamente l'evoluzione della sua ricerca, a partire dalle celebri immagini dedicate all'alta moda parigina del secondo dopoguerra. Le fotografie realizzate per Dior e Balenciaga, interpretate da modelle come Lisa Fonssagrives e Jean Patchett, segnano una cesura rispetto alla fotografia di moda precedente. Penn elimina ogni elemento superfluo, riduce lo spazio all'essenziale e concentra l'attenzione sulla relazione tra corpo, abito e costruzione geometrica dell'immagine.
Negli anni Settanta il suo sguardo accompagna la trasformazione della moda internazionale attraverso gli abiti di Emanuel Ungaro e André Courrèges, fino alle immagini dedicate a Marisa Berenson e Lauren Hutton, capaci di sintetizzare il passaggio verso una nuova idea di eleganza, meno formale e più dinamica. Il decennio successivo porta davanti al suo obiettivo le creazioni di Yves Saint Laurent e Karl Lagerfeld, mentre gli ultimi anni della carriera vedono protagonisti gli abiti teatrali di John Galliano, l'opulenza cromatica di Christian Lacroix e gli spettacolari copricapi piumati di Chanel.
Un capitolo significativo della mostra è dedicato alla lunga collaborazione con Issey Miyake, probabilmente una delle più fertili nella storia del dialogo tra fotografia e design. Le costruzioni scultoree dello stilista giapponese trovano infatti nella sintesi formale di Penn un interlocutore ideale. L'immagine fotografica non documenta semplicemente l'abito, ma ne rivela struttura, volume e tensione plastica, trasformando il capo in una presenza quasi architettonica. Il percorso espositivo restituisce anche un aspetto meno noto della sua produzione: le fotografie dedicate alla cosmetica e alla bellezza pubblicate sulle pagine di Vogue tra gli anni Novanta e Duemila. In queste immagini Penn continua a sperimentare con colore, materia e superfici, dimostrando una straordinaria capacità di rinnovare il proprio linguaggio senza rinunciare alla coerenza della propria ricerca.
L'originalità della sua opera risiede anche nella gestione dell'intero processo creativo. Penn seguiva personalmente ogni fase della realizzazione delle stampe, perfezionando negli anni la tecnica al platino-palladio, destinata a diventare una delle cifre più riconoscibili del suo lavoro. Per lui la stampa non rappresentava una semplice fase tecnica, ma il completamento dell'opera fotografica, dove qualità tonale, profondità e matericità contribuivano alla costruzione definitiva dell'immagine.
La retrospettiva assume anche un valore istituzionale. Irving Penn appartiene infatti alla storia della MEP fin dagli anni Novanta, quando il museo iniziò a costruire una delle più importanti collezioni europee dedicate alla fotografia contemporanea. La mostra celebra dunque sia uno dei protagonisti assoluti della fotografia del XX secolo sia il rapporto tra l'artista e un'istituzione che ha contribuito alla diffusione e allo studio della sua opera.
Accanto alla retrospettiva, la Maison Européenne de la Photographie conferma la propria attenzione verso la scena contemporanea presentando, negli spazi del MEP Studio, i nuovi lavori della fotografa francese Nanténé Traoré e una selezione di opere dell'artista statunitense David Gilbert, la cui ricerca si sviluppa all'incrocio tra fotografia, installazione e scultura. A distanza di oltre mezzo secolo dalle immagini che hanno definito l'estetica di Vogue, il lavoro di Irving Penn continua a rappresentare un punto di riferimento per comprendere come la fotografia abbia progressivamente assunto un ruolo centrale nella costruzione dell'immaginario della moda. Le sue immagini hanno contribuito a ridefinire il rapporto tra editoria, arte e industria culturale, dimostrando come la fotografia di commissione possa raggiungere un'autonomia linguistica e un valore storico che travalicano il contesto per cui erano state originariamente concepite.
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