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Veduta da sotto dell’Arco di Traiano a Benevento

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Veduta da sotto dell’Arco di Traiano a Benevento

Parte il restauro delle superfici lapidee dell’Arco di Traiano a Benevento

È uno dei monumenti più rappresentativi della Via Appia «Regina Viarum», e fa da punto di partenza per la Via Traiana, il tracciato voluto dall’imperatore per rendere più diretto e veloce il collegamento tra Roma e Brindisi

Gaspare Melchiorri

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La conservazione e la valorizzazione della Via Appia Regina Viarum, iscritta nel 2024 nella Lista del Patrimonio Mondiale Unesco, è da sempre un imperativo per le nostre istituzioni culturali. Si tratta in linea generale di riconoscere il valore universale di un’infrastruttura antica che all’epoca connetteva virtuosamente territori, città, paesaggi e comunità. Oggi questo sito, che si estende su 4.639,92 ettari (cui si aggiunge una «zona tampone» di 40.205,79 ettari) nelle regioni Lazio, Campania, Basilicata e Puglia, necessita azioni coordinate di conoscenza, manutenzione programmata, restauro e fruizione consapevole.

In questo contesto si registra l’avvio del cantiere di restauro dell’Arco di Traiano a Benevento, uno dei monumenti più rappresentativi del sistema viario. L’arco onorario, eretto nel 114 d.C., fa da punto di partenza per la Via Traiana, il tracciato voluto dall’imperatore per rendere più diretto e veloce il collegamento tra Roma e Brindisi, attraverso Benevento, Canosa, Bari ed Egnazia.

L’intervento è finanziato nell’ambito del Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr. Il soggetto attuatore è la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Napoli, subentrata all’ex Segretariato regionale, diretta da Rosalia D’Apice. La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Caserta e Benevento, territorialmente competente e diretta da Mariano Nuzzo, svolge le funzioni di tutela e di vigilanza tecnico-scientifica sul bene, secondo quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio.

Il progetto soddisfa l’esigenza della conservazione programmata: si tratta di esaminare approfonditamente lo stato di conservazione del monumento, aggiornare il quadro conoscitivo, appurare l’eventuale evoluzione dei fenomeni di degrado e chiarire le più idonee modalità di intervento sulle superfici lapidee, nel rispetto dei principi di compatibilità, minimo intervento, riconoscibilità e durabilità delle operazioni di restauro.

La progettazione fa seguito a una campagna di indagini diagnostiche e conoscitive, che ha avuto lo scopo di individuare le principali criticità conservative. Le analisi hanno rivelato fenomeni di alterazione biologica, depositi superficiali connessi anche all’esposizione agli agenti atmosferici e agli inquinanti, nonché trasformazioni dei materiali protettivi e delle integrazioni riconducibili a precedenti interventi di restauro.

Le lavorazioni previste si concentrano, in particolare, sulla pulitura selettiva delle superfici, sul trattamento delle presenze biologiche, sul consolidamento delle parti più vulnerabili, sul controllo delle integrazioni pregresse e sul riequilibrio percettivo delle superfici, per migliorare la leggibilità dell’apparato decorativo senza alterare la materia storica del monumento.

L’intervento sarà condotto nel rispetto della disciplina vigente in materia di contratti pubblici, secondo criteri di qualità della progettazione, corretta esecuzione, controllo tecnico-amministrativo e perseguimento del risultato pubblico: assicurare la conservazione del bene, migliorare la conoscenza del monumento e rafforzare le condizioni per una fruizione più consapevole e sostenibile.

Gaspare Melchiorri, 20 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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