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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliLe prime ore di Art Basel 2026 restituiscono l’immagine di un mercato dell’arte internazionale più solido di quanto molti osservatori avessero previsto. Le vendite comunicate dalle gallerie nel corso del primo Preview Day, il 16 giugno, mostrano una domanda distribuita tra le diverse fasce di prezzo e periodo storico: dai capolavori museali da decine di milioni di dollari fino agli artisti emergenti presentati nelle sezioni più sperimentali della fiera. Questa ampiezza è sicuramente il dato più significativo dell’apertura. Le transazioni riportate spaziano dalle a otto cifre fino alle vendite da poche migliaia di euro, coinvolgendo collezionisti privati, fondazioni e musei provenienti da Europa, Asia e Americhe. Pittura, scultura, installazione, tessile, pratiche concettuali e arte digitale trovano tutte spazio in un mercato che appare quindi attivo e trasversale.
A dominare la giornata è stata Hauser & Wirth, che entro le 16 pomeridiane aveva già collocato 35 opere. A guidare il gruppo delle vendite più importanti figura «Le peintre et son modèle dans un paysage» (1963) di Pablo Picasso, offerto a 35 milioni di dollari, una delle opere di maggior valore apparse in fiera. Alla stessa galleria si devono inoltre le vendite di «On Returning from Tonnicoda» (1973) per 5 milioni di dollari e «Sperlonga Drawing» (1959) per 2,5 milioni, entrambe di Cy Twombly, e «Les Fleurs» (2009) di Louise Bourgeois per 2,5 milioni. «Il primo giorno di Art Basel 2026 è stato straordinario per Hauser & Wirth, uno dei migliori opening day che abbiamo mai avuto», ha commentato il presidente Iwan Wirth (e chi potrebbe dargli torto?).
La fascia più alta del mercato si è dimostrata immediatamente ricettiva. GRAY ha venduto «Studio Interior #2» (2014) dell’appena scomparso David Hockney per 8,5 milioni di dollari, un disegno realizzato su iPad appartenente alla serie «The Arrival of Spring in Woldgate» per 650mila dollari e «No End» (1961) di Kenneth Noland per 2 milioni.
Anche Gagosian ha registrato una delle operazioni più rilevanti della giornata, collocando entro la prima ora un Willem de Kooning del 1984 presso una importante collezione asiatica per una cifra nell’ordine degli alti sette milioni di dollari. «L’energia della fiera appare vivace e l'interesse per la varietà delle opere che presentiamo a Basilea è molto forte», ha osservato Millicent Wilner, managing director della galleria. Thaddaeus Ropac da parte sua ha confermato la robustezza della domanda per il dopoguerra europeo e americano con la vendita di «Peinture 146 x 97 cm, 31 janvier 1954» di Pierre Soulages per oltre 3 milioni di dollari, «Sudden Wave» (1982) di Helen Frankenthaler per circa 3 milioni, «Concetto spaziale, Attese» (1965) di Lucio Fontana per 1,8 milioni di euro, «Ach, Mädchen grün» (2010) di Georg Baselitz per 1,2 milioni di euro, «Ann» (1978) di Alex Katz per 1,2 milioni di dollari e «Same Time Piece (Galvanic Suite)» (1990) di Robert Rauschenberg per 950 miladollari.
Pablo Picasso «Le peintre et son modèle dans un paysage» (1963). Courtesy of Hauser & Wirth
Tra gli stand più dinamici della giornata figura anche Sprüth Magers. Oltre alla vendita di «Homage to the Square: Between 2 Scarlets» (1962) di Josef Albers per 2,5 milioni di euro a una collezione privata statunitense, la galleria ha collocato un’opera della «Emoji Series» di John Baldessari per 500mila dollari nell’ambito di Basel Exclusive (la vendita esclusiva di alcuni selezionati lavori, pre-fiera), un Donald Judd per 600mila dollari, una Jenny Holzer per 450mila dollari, una Rosemarie Trockel per 430mila euro e una nuova opera di Cyprien Gaillard per 110mila euro. White Cube ha registrato la vendita di «Untitled» (1960) di Lynne Drexler per 2,5 milioni di dollari e di «Untitled» (2008) di Doris Salcedo per 1,25 milioni, mentre Xavier Hufkens ha collocato una importante scultura di Louise Bourgeois per 2,2 milioni di dollari. Yares Art ha venduto «Gliding Figure» (1961) di Helen Frankenthaler per 2 milioni di dollari (ancora sei zeri per la pittrice statunitense del movimento del Color field, cfr. Ropac), un’opera del 1958 di Joan Mitchell per 1,2 milioni e «Toccata Mambo» (2014) di Larry Poons, maestro dell’astrazione americana (ha rivoluzionato la pittura con i suoi iconici «Dots») per 190mila dollari. Da David Zwirner «sono andati a ruba» tre dipinti di Josef Albers, rispettivamente: 650mila, 800mila e 850mila dollari.
Le prime ore della fiera confermano anche la forza del contemporaneo più richiesto. La losangelina, con sede pure a New York, David Kordansky ha venduto «Nintendo #4» (2026) di Jonas Wood per 1,5 milioni di dollari, mentre Karma ha collocato «Bonsai #13» (2026) dello stesso artista per 825mila dollari. La galleria ha inoltre registrato vendite per Kathleen Ryan, Maja Ruznic, Woody De Othello e per la pittrice americana Jane Dickson. Pace ha ottenuto 1,4 milioni di dollari per «Power Tower» (2019) di Lynda Benglis, 750mila dollari per «Untitled (Gerhard's Forest)» di Robert Longo, 500mila dollari per «Half & Half» (1967) di Kenneth Noland (un quarto della cifra riscossa da GRAY per l’altra opera, del ’61, presente in fiera) e 450mila dollari per una nuova opera di Loie Hollowell, quest’ultima, conosciuta per le sue astrazioni geometriche, presentata anche da Silverman. Ulteriori collocamenti hanno interessato artisti come Alicja Kwade, Joel Shapiro, Marina Perez Simão, Arlene Shechet, Pam Evelyn, Trevor Paglen e Yto Barrada. La crescita del mercato per le artiste del secondo Novecento rappresenta una delle tendenze più evidenti emerse a Basilea. Oltre alle vendite milionarie di Frankenthaler, Bourgeois, Drexler e Salcedo, Berry Campbell ha collocato «Lucy» di Mary Abbott per 500mila dollari, «No. 10» di Judith Godwin per 375mila dollari e un'opera di Pat Passlof per 75mila dollari.
Lo stand di Jessica Silverman ad Art Basel. Courtesy of Jessica Silverman
«Con la mostra di Helen Frankenthaler attualmente in corso al Kunstmuseum Basel, l'attenzione si è estesa alle artiste del Novecento oggi oggetto di una profonda rivalutazione critica», ha dichiarato Christine Berry. «Siamo entusiasti della risposta dei collezionisti e dell'energia della fiera».
Anche Jessica Silverman ha beneficiato di questo interesse, vendendo una nuova opera di Loie Hollowell per 450mila dollari, uno studio di Judy Chicago per 225mila dollari, oltre a lavori di Atsushi Kaga, Rebecca Manson, Clare Rojas, Hayal Pozanti, Julie Buffalohead, Rupy C. Tut, Woody De Othello e altri artisti della galleria. Sul fronte italiano, Cardi Gallery ha registrato la vendita di un'opera di Jannis Kounellis per 300mila euro, di lavori di Vincenzo Agnetti per 120mila euro e di due opere di Agostino Bonalumi per 70mila euro ciascuna. Positiva anche la risposta per Davide Balliano, con vendite comprese tra 20 e 40mila euro. Buoni risultati anche per P420, che ha collocato opere di Adelaide Cioni, Ana Lupas e Filippo de Pisis tra i 15 e i 65mila euro. «La fiera si è dimostrata incredibilmente dinamica sin dalle prime ore», ha osservato il cofondatore Fabrizio Padovani.
Particolare attenzione ha suscitato Basel Exclusive, la nuova iniziativa che invita le gallerie a riservare opere significative per la prima presentazione in fiera. Tra le vendite comunicate figurano un Picasso collocato da Almine Rech nella fascia tra 6 e 6,5 milioni di dollari e una ceramica dello stesso artista tra 350 e 450mila dollari, oltre a opere di Serge Poliakoff, Martha Jungwirth, Ha Chong-Hyun, Javier Calleja, Leonora Carrington, Ji Xin, Youngju Joung e Taryn Simon. La galleria brasiliana Fortes D'Aloia & Gabriel ha utilizzato il nuovo format per vendere opere di Marina Rheingantz, Antonio Tarsis, Marcia Falcão e Sophia Loeb, mentre Casey Kaplan ha registrato il sold out della presentazione dell’artista spagnola Patricia Fernández Carcedo. «C'è un'ottima energia quest'anno e siamo molto soddisfatti delle vendite realizzate nel primo giorno», ha dichiarato Almine Rech. «Basel Exclusive contribuisce a creare aspettativa e coinvolgimento tra i collezionisti».
Isa Genzken, «Untitled» (2018). Courtesy of David Zwirner
Anche le sezioni collaterali hanno mostrato una forte vitalità. In Unlimited, Galerie Georges-Philippe & Nathalie Vallois ha venduto «Blue Obelisk (1992) di Niki de Saint Phalle per oltre un milione di euro a un museo privato francese. Sempre in Unlimited, Hauser & Wirth, Galerie Buchholz e David Zwirner hanno collocato «Untitled» (2018) di Isa Genzken per 1,2 milioni di euro presso un museo europeo, mentre White Cube ha venduto «Knowing My Enemy» (2002) di Tracey Emin per 1,25 milioni di sterline. Da segnalare inoltre la vendita di «Procession I» (2026) di George Rouy da parte di Hauser & Wirth e Hannah Barry Gallery per 300mila sterline, ulteriore conferma dell'attenzione verso alcuni dei nomi più seguiti della nuova pittura britannica. Sul fronte istituzionale emerge una presenza significativa di musei e fondazioni. Oltre alle acquisizioni di Isa Genzken e Niki de Saint Phalle, Hauser & Wirth ha venduto «Side Leaps_Spatial Compositions» di Nairy Baghramian (Art Basel Awards Gold Medalist e autrice dell'intervento installativo sulla Messeplatz di Basilea) per 600mila euro a una collezione svizzera e «Gentleman in a Hat» (2026) di Zhang Enli per 350mila dollari a una importante fondazione della West Coast americana.
Anche Parcours ha registrato le prime vendite. P•P•O•W ha collocato «Inertia – Here and Home» (2026) di Ishi Glinsky per una cifra compresa tra 50 e 75mila dollari a un collezionista statunitense dotato di fondazione privata. «Con Basel Exclusive la fiera sta sperimentando nuovi modi per incoraggiare la visione diretta delle opere», ha osservato Eden Deering, direttrice della galleria. «Si tratta di lavori che rivelano la loro piena complessità soltanto attraverso l'esperienza dal vivo». Nella sezione Statements, Gypsum Gallery ha venduto nove opere di Hana El-Sagini, con prezzi compresi tra 3mila e 10mila euro. La galleria ha sottolineato come la grande installazione dell’artista abbia attirato l’attenzione di collezionisti e istituzioni, interpretando questa risposta come un possibile punto di svolta nella sua carriera. Buon esordio infine per Zero 10, la nuova piattaforma dedicata all'arte dell'era digitale. Entro la prima ora di apertura Fellowship aveva già venduto «STANDARD» di John Gerrard per 500mila dollari, segnale che il comparto digitale continua a ritagliarsi uno spazio significativo all'interno del mercato internazionale.
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