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Patrick Fourtin davanti alla sua galleria di Parigi

© Galerie Patrick Fourtin. Photo: Julio Piatti

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Patrick Fourtin davanti alla sua galleria di Parigi

© Galerie Patrick Fourtin. Photo: Julio Piatti

Per il gallerista di arti decorative Patrick Fourtin «oggi avere un Lalanne è come avere un Picasso»

Il fondatore di una delle realtà più note in questo settore di mercato fa un bilancio degli ultimi tre decenni, rilevando come il collezionismo sia cambiato a partire dai clienti che spesso inseguono la riconoscibilità immediata delle opere

Luana De Micco

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La Galerie Patrick Fourtin, tra le più affermate nel settore delle arti decorative e del design, ha raggiunto il traguardo dei trent’anni di attività. Alla vigilia di una mostra celebrativa («Sélections choisies», da fine gennaio), e mentre il segmento in cui è specializzata si proietta verso una crescita solida, Fourtin ci ha accolti nel suo spazio, elegante enclave della place de Valois, nei pressi del Palais Royal. In questi anni, la galleria ha costruito un’identità solida, puntando sulla qualità e su figure chiave dell’Art Déco, movimento nato proprio a Parigi (e di cui nel 2025 è stato celebrato il centenario). Nello spazio, convivono raffinati mobili di Eugène Printz, uno dei più influenti designer dell’epoca, tra cui una consolle in legno di palma, nella tipica lavorazione a «spighe di grano», realizzata con Jean Dunand per le ante metalliche, e la grazia di una lampada da terra in bronzo firmata André Arbus. In vetrina, sono esposti due «rari» mobili in metallo, «futuristi per l’epoca» (e sicuramente preziosissimi) di Eckart Muthesius.

Patrick Fourtin, che bilancio fa di questo percorso trentennale?
Sono stati tre decenni intensi, fatti di lavoro, passione e continua evoluzione. In questi anni ho sostenuto grandi figure come Jean-Michel Frank, André Arbus, Gilbert Poillerat, Jacques-Emile Ruhlmann. Sebbene la galleria sia conosciuta soprattutto per l’Art Déco e per il design degli anni ’40, personalmente ho sempre amato mescolare le epoche. Quando mi innamoro di un oggetto, e si presenta l’occasione giusta, non esito a spingermi verso gli anni ’50-’60 e  verso il contemporaneo.

Come si è trasformato il mercato nel suo settore durante questi trent’anni?
Le grandi case d’asta internazionali sono diventate il vero barometro del mercato. Il collezionismo è cambiato: la dimensione del piacere, un tempo fondamentale nell’acquisto, oggi è spesso secondaria. Gli acquirenti seguono le quotazioni con attenzione, cercano opere immediatamente riconoscibili, un Giacometti, uno specchio di Line Vautrin, per citare esempi emblematici. Possedere un Lalanne oggi è come possedere un Picasso o una Aston Martin: il design è percepito come un investimento. Per fortuna esistono ancora veri appassionati.

Qual è stato il cambiamento più radicale?
L’arrivo di Internet ha profondamente trasformato il settore: l’internazionalizzazione delle case d’asta, la maggiore rapidità nella visibilità degli artisti e l’effetto traino globale hanno inevitabilmente cambiato il nostro modo di lavorare. Oggi il pubblico è più informato: i social hanno ampliato l’accesso alla cultura visiva e molti seguono architetti e interior designer diventati veri influencer. Inoltre, la pandemia ha trasformato in modo duraturo le abitudini. L’acquisto online e la partecipazione da remoto alle aste «live» sono diventati la norma. Di conseguenza si assiste a un crescente interesse per il settore da parte di clienti più giovani. Nonostante questa evoluzione, abbiamo accompagnato la transizione preservando un contatto umano con i nostri collezionisti e mantenendo un’esperienza fondata sulla fiducia. 

L’Art Déco è ancora di moda?
Assolutamente sì. La domanda supera di gran lunga l’offerta, trainata da un forte desiderio di pezzi rari o straordinari. Il mercato resta vivace e dinamico, con opere accessibili a diversi livelli di budget. Rarità, qualità e attualità delle opere giocano un ruolo decisivo, così come la sensibilità dei collezionisti verso un linguaggio estetico ancora oggi moderno e d’avanguardia, ulteriormente stimolato dal centenario dell’Art Déco, che ha riacceso l’interesse per questo patrimonio unico.

Quali periodi o stili sono oggi i più richiesti rispetto a trent’anni fa?
Qualunque sia lo stile o l’epoca, i pezzi eccezionali continuano a suscitare una forte domanda. Ma l’approccio non è più lo stesso. Negli anni ’90 ciò che era contemporaneo è passato progressivamente nella categoria del vintage. L’Art Déco era già allora, e rimane tuttora, estremamente attuale.

Quali sono gli orientamenti futuri della galleria?
Intendiamo proseguire e rafforzare la nostra missione: consolidare le nostre basi e il nostro posizionamento, difendendo la qualità che ci caratterizza, e presentare le opere più belle, valorizzando quelle che incarnano un’epoca, uno spazio di libertà e una forma di atemporalità. 

Che iniziative sono in programma per il 2026?
La mostra-evento che stiamo preparando segnerà simbolicamente l’anniversario, ma soprattutto sarà un modo per ringraziare tutti i professionisti, mercanti ed ebanisti, con cui collaboriamo da anni. Presenteremo 2 opere inedite, lampade-scultura in bronzo, una da tavolo e una da terra, che ho disegnato e che sono state realizzate in Auvergne, da una delle migliori fonderie di Francia. Dopo aver partecipato a PAD London, lo scorso autunno, in primavera saremo a PAD Paris, l’unica fiera francese a cui prendiamo parte. A Londra, dove ho sempre lavorato bene, quest’anno ho notato profondi cambiamenti: benché l’affluenza resti alta e internazionale, diversi clienti abituali non si sono visti. L’effetto Brexit si percepisce. 

Luana De Micco, 28 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

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