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Camilla Sordi
Leggi i suoi articoliNon è soltanto un restauro, è un atto di restituzione. E, in un Paese che troppo spesso racconta la fragilità del proprio patrimonio culturale, il caso del Complesso di Sant’Agostino a Pietrasanta offre una narrazione diversa, ovvero quella di un mecenatismo contemporaneo capace di riconsegnare alla collettività un bene identitario. Il 27 giugno la Fondazione Paolo e Giuliana Clerici restituirà ufficialmente alla città il complesso monumentale dopo un intervento durato sei anni e sostenuto interamente con oltre 900mila euro di investimenti privati. L'operazione si configura come uno dei più significativi esempi recenti di collaborazione virtuosa tra iniziativa privata e tutela del patrimonio storico. Nel dibattito culturale il termine «restituzione» è spesso associato al ritorno di opere trafugate o disperse mentre qui assume invece un significato più ampio: restituire un monumento significa infatti restituire memoria, funzioni, relazioni e possibilità future.
Il percorso ha avuto una prima tappa nel 2023 con la riapertura della Sala dell’Annunziata, tornata a essere spazio espositivo e luogo di incontro culturale. Oggi il progetto si completa con il recupero della monumentale facciata marmorea della chiesa, uno degli elementi architettonici più riconoscibili del centro storico di Pietrasanta. Il dato più interessante riguarda forse ciò che il restauro ha rivelato. Come accade nei migliori cantieri contemporanei, l’intervento conservativo si è trasformato in un laboratorio interdisciplinare. Sotto la direzione dell’architetta Maura Tardini, storici dell’arte, geologi, archeometri, restauratori, architetti e ingegneri hanno utilizzato il monumento come una vera e propria fonte storica ancora da interrogare.
Le indagini hanno infatti portato alla luce una scoperta di straordinario interesse: la facciata di Sant’Agostino custodisce una sorprendente varietà di materiali provenienti dalle Alpi Apuane, tanto da poter essere letta come un autentico «atlante dei marmi apuani», una catalogazione naturale e involontaria che documenta la ricchezza geologica del territorio e la complessità delle pratiche costruttive tra Medioevo e Rinascimento.
Sono inoltre emersi frammenti di antiche lastre tombali medievali reimpiegate nella costruzione del prospetto e nuovi elementi utili a ridefinire la cronologia del monumento, rafforzando l’ipotesi che la parte inferiore della facciata possa essere attribuita alla bottega del maestro pisano Giovanni di Gante. In questo dialogo tra ricerca e conservazione si inserisce anche la restituzione della lunetta bronzea di Igor Mitoraj, artista che più di ogni altro ha contribuito a consolidare il profilo internazionale di Pietrasanta come capitale della scultura contemporanea. Il recupero dell’opera assume un significato ulteriore nel momento in cui la città inaugura il nuovo Museo Mitoraj, destinato a custodire una parte fondamentale dell’eredità del maestro franco-polacco.
Il complesso di Sant’Agostino rappresenta del resto uno dei luoghi più emblematici della storia cittadina. Nato agli inizi del Trecento come chiesa della Santissima Annunziata, è stato per secoli centro della vita religiosa, civile e commerciale di una comunità favorita dalla vicinanza del porto di Motrone. Le grandi famiglie lucchesi vi collocarono le proprie sepolture, mentre la facciata tardogotica in marmo bianco, realizzata nei primi decenni del Quattrocento, rimane ancora oggi una delle testimonianze più significative dell’architettura toscana del periodo. Secondo gli studiosi, persino Michelangelo ebbe occasione di osservare questi rivestimenti durante il suo soggiorno pietrasantino del 1518, quando frequentava le cave apuane alla ricerca dei materiali destinati ai grandi cantieri medicei. Altra chicca sul passato di questo luogo è riconducibile a padre Eugenio Barsanti, considerato, insieme a Felice Matteucci, l’inventore del primo motore a combustione interna funzionante. Pare che Barsanti celebrò le sue prime messe proprio nella chiesa di Sant’Agostino prima di dedicarsi agli studi scientifici.
Non è un caso che il Comune abbia conferito nel 2024 la cittadinanza onoraria a Paolo e Giuliana Clerici, riconoscendo un legame che nel tempo è diventato parte integrante della storia recente della città. Il restauro di Sant’Agostino non si conclude infatti con l’inaugurazione. Le ricerche proseguiranno nei prossimi mesi e confluiranno in un convegno scientifico previsto per l’autunno, durante il quale saranno presentati gli studi e le nuove acquisizioni emerse dal cantiere.
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