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Alessandro Martini
Leggi i suoi articoliIl progetto della nuova Gam, Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (tecnicamente «Piano di riqualificazione, rilancio e valorizzazione» per la cosiddetta «Gam 4.0») è stato ufficialmente presentato oggi, 30 giugno, nel Foyer del Teatro Regio di Torino dal sindaco Stefano Lo Russo, dal presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo e presidente della giuria Marco Gilli, dal presidente della Fondazione Torino Musei Massimo Broccio, dalla direttrice dalla Gam Chiara Bertola e dai rappresentati del team vincitore, Winy Maas e Bertrand Shippan per MVRDV, Alberto Lessan e Jacopo Bracco per Balance Architettura ed Elena Bo per EP&S Group.
Annunciato lo scorso 20 dicembre, sarà infatti il gruppo composto dallo studio olandese MVRDV e dagli italiani BALANCE Architettura, EP&S Group, Michelangelo Di Gioia e Filippo Busato, con Stratosferica e Giorgina Bertolino, a ridisegnare il futuro della Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Il raggruppamento si è aggiudicato il concorso internazionale di progettazione lanciato nell’aprile 2025 da Fondazione Torino Musei e Fondazione Compagnia di San Paolo, superando una concorrenza di 49 partecipanti e una short-list di finalisti che schierava nomi importanti dell’architettura internazionale come Kengo Kuma, Guillermo Vázquez Consuegra, Mario Cucinella e lo studio ACPV di Antonio Citterio e Patricia Viel. Tutti e cinque i progetti finalisti del Concorso Internazionale sono in mostra alla Gam dall’1 luglio.
Sul piatto c’è un investimento complessivo di 30 milioni di euro, sostenuto da Fondazione Compagnia di San Paolo («Ma nel caso serviranno più fondi, noi ci saremo», ha promesso il presidente Gili), per un intervento che si preannuncia come una delle più delicate e attese operazioni di rigenerazione e restauro del moderno in Italia. Progettata da Carlo Bassi e Goffredo Boschetti (vincitori del concorso nel 1952 e inaugurata alla fine degli anni ’50), la Gam di Torino non è infatti un museo come gli altri. L’istituzione vanta il primato di essere stata, fin dal 1863, il primo museo italiano a costituire una sezione specificamente dedicata all’arte contemporanea (allora definita «moderna»). L’edificio che la ospita dal 1959 è inoltre riconosciuto come il primo museo «moderno» italiano del dopoguerra, edificato ex novo per accogliere non solo la collezione ma anche servizi allora considerati indispensabili per un museo di nuova concezione, come le sale per le mostre temporanee, la biblioteca accessibile al pubblico, un auditorium, laboratori di conservazione e restauro e molto altro. Anche per le soluzioni architettoniche e tecnologiche, la Gam è tuttora riconosciuta come un’icona architettonica e culturale che oggi necessita di una profonda transizione ecologica, tecnologica e di messa in sicurezza.
La nuova Agorà, una piazza restituita alla città di Torino Gam-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Progetto architettonico: MVRDV + BALANCE. Foto © MVRDV
Il progetto vincitore
Il progetto MVRDV immagina la nuova Gam come una piattaforma culturale e luogo di incontro, pensato per le nuove generazioni, mettendo al centro, spiegano, «una visione capace di coniugare innovazione architettonica e tecnologica, sostenibilità, accessibilità e inclusione per una rinnovata fruizione culturale, nel solco della vocazione sperimentale che da sempre la caratterizza e nel rispetto della sua identità storica e architettonica». È in particolare Winy Maas di MVRDV a sottolineare la volontà di «liberare l’edificio da muri esterni, scale di sicurezza aggiunte in tempi successivi e altri elementi che ne occultano la concezione originaria», con l’obiettivo di valorizzare la forza scultorea dei volumi progettati da Bassi e Boschetti.
Nello specifico, gli interventi degli spazi esterni puntano a creare un dialogo inedito con la città attraverso la creazione di una grande piazza civica polifunzionale: sempre aperta a visitatori e cittadini e luogo di iniziative all’aperto. Intorno, i giardini si rinnovano e si ampliano, valorizzando le opere d’arte qui da tempo collocate. L’ingresso principale rimane all’angolo tra corso Galileo Ferraris e via Magenta, mentre un nuovo percorso pedonale, definito «Diagonale di luce», un percorso con pavimentazione traslucida («da aggiungere al grande catalogo delle Luci d’artista», suggerisce Alberto Lessan di Balance Architettura) che attraversa il complesso e collega idealmente e funzionalmente il centro cittadino e i quartieri borghesi con le aree della città sempre più occupate dal Politecnico e da nuove funzioni pubbliche e «giovani», come le Ogr. Dovrà quindi essere spostata, e resa anche più centrale e fruibile, la grande arena realizzata da Giulio Paolini.
All’interno, il progetto recupera la spazialità organica dell’impianto progettato da Bassi e Boschetti, nel corso dei decenni modificata (e spesso totalmente occultata) da stratificazioni e superfetazioni successive (per lo più imposte dalle nuove normative), restituendole chiarezza e continuità. E molta della luce naturale che originariamente caratterizzava l’edificio, riaffermando con forza il dialogo tra interno ed esterno che inizialmente lo caratterizzava. Gli ambienti recupereranno una maggiore fluidità, leggibilità e apertura. La scala monumentale, valorizzata nella sua componente scenografica, tornerà a essere il fulcro del percorso di visita. Il piano interrato, ampliato, si trasforma in un nuovo Deposito Vivente, non solo spazio di conservazione ma luogo espositivo attivo per la collezione composta da oltre 50mila opere, finora in gran parte custodite nei depositi sotterranei e inaccessibili.
Al piano terra il progetto prevede che gli spazi di accoglienza si affianchino all’area didattica, uno spazio polifunzionale, un vero e proprio centro civico, aperto alle attività delle comunità. Sempre al piano terra, è l’area di ristorazione, ampia e luminosa e dotata di accesso indipendente. L’auditorium, un volume autonomo preceduto da un foyer aperto e adattabile e anch’esso dotato di un ingresso indipendente, è pensato come spazio flessibile dedicato alle diverse espressioni performative dell’arte contemporanea.
Il primo e il secondo piano sono riservati alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee, e saranno progettati secondo criteri di flessibilità per rispondere alle diverse esigenze curatoriali ed espositive. Le prime immagini mostrano una serie di elementi metallici, agganciati ai pilastri dell’edificio, che consentono di appendere e sollevare le opere lungo il percorso, secondo una concezione di grande suggestione, appunto, flessibilità.
Aumentano gli spazi, sia al piano terreno sia al primo piano, ma crescono di quasi 2mila metri quadrati nel livello interrato. In totale, si passa dai 4.300 metri quadrati di oggi ai quasi 7mila del futuro.
Il tutto conservando lo spirito sperimentale e spesso pionieristico adottato da Bassi e Boschetti negli anni ’50, sia dal punto di vista architettonico sia ingegneristico. «La scelta di orientare gli edifici secondo l’asse Elio termico e non secondo la maglia romana, e l’apertura di grandi lucernari per l’ingresso della luce naturale, hanno reso la Gam un edificio che oggi definiremmo ecosostenibile, spiega Elena Bo di EP&S Group. Ma nel tempo ha subìto modifiche sostanziali, anche negli involucri, divenendo un edificio fortemente energivoro. Oggi vogliamo restituire la Gam alle persone attraverso interventi sostanziali e ambiziosi, in relazione anche alle normative vigenti, a partire da quella della sicurezza, antincendio, energetica e antisismica».
I tempi e l’iter prossimo
Grande incertezza su questo fronte, e lo stesso presidente Broccio ha preferito non esporsi. Si procederà probabilmente per lotti successivi, anche se non è ancora deciso se il cantiere imporrà la chiusura completa del museo: scelta che accelererebbe ovviamente i tempi, ma altrettanto ovviamente non è gradita né dal pubblico né dal museo stesso.
La macchina operativa è già partita: il raggruppamento vincitore (a cui è andato un premio di 100mila euro) sta elaborando il progetto definitivo, entro fine anno, e la successiva elaborazione del progetto esecutivo, soggetto anche al dialogo con la soprintendenza. Come detto, resta ancora da sciogliere il nodo logistico cruciale (se mantenere il museo parzialmente aperto o procedere a una chiusura totale durante i cantieri), ma la tabella di marcia della Compagnia di San Paolo e del Comune punta dritta all’avvio dei lavori entro il primo semestre del 2027. Per il capoluogo piemontese si apre ufficialmente una nuova stagione per la valorizzazione del suo museo più identitario.
La Diagonale di Luce, un attraversamento urbano all’interno del quartiere Gam-Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino. Progetto architettonico: MVRDV + BALANCE. Foto © MVRDV
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