Carlie Porterfield
Leggi i suoi articoliL’organizzazione non profit che gestisce l’Elizabeth Street Garden, il giardino di sculture nascosto nel vivace quartiere di Soho a Manhattan, ha intentato una causa federale contro la città di New York: un progetto prevede infatti di demolire il giardino e costruire al suo posto alloggi ad uso misto a prezzi accessibili.
La scorsa settimana Joseph Reiver, direttore dell'organizzazione non profit che, insieme al padre, il defunto gallerista Allan Reiver, una trentina d’anni fa ha trasformato un lotto urbano abbandonato in un giardino pieno di sculture fa, ha citato in giudizio la città chiedendo la protezione dell'Elizabeth Street Garden, sostenendo che si tratta di un’opera d'arte protetta dal Visual Artist Rights Act (Vara).
Il Vara è stato approvato nel 1990 come emendamento al Copyright Act statunitense e in determinate circostanze garantisce agli artisti alcuni diritti sulle loro opere indipendentemente dalla proprietà. Secondo la legge, le opere di «riconosciuto rilievo» sono protette dalla «distruzione intenzionale o per grave negligenza»; la causa di Reiver sostiene che l’Elizabeth Street Garden è «una scultura e una scultura sociale», idonea quindi alla protezione ai sensi del Vara, in quanto costituita da elementi scultorei e paesaggistici attentamente curati.
Reiver aveva avanzato una richiesta simile in un’intervista dello scorso anno con «The Art Newspaper»: quella che inizialmente era stata pensata come un’«estensione esterna» della galleria del padre, la Elizabeth Street Gallery, «è diventata davvero un’opera d'arte a sé stante». La causa sostiene che ciò «impedirebbe la distruzione intenzionale o per grave negligenza (o) la distorsione intenzionale, la mutilazione o altre modifiche» del giardino da parte della città. La percentuale di successo del Vara nella protezione dei siti è assai variabile: nel 2018 un giudice di New York si è appellato a quella norma per assegnare 6,75 milioni di dollari agli artisti di strada il cui lavoro era stato distrutto durante la riqualificazione in condomini di lusso nel complesso di magazzini 5Pointz a Long Island City, nel Queens.
Più di recente, il campo di applicazione del Vara ha subito delle limitazioni, per esempio quando l'artista Mary Miss ha citato in giudizio il Des Moines Art Center per i suoi piani di demolire «Greenwood Pond Double Site», la sua installazione di Land Art del 1996. I funzionari del centro d'arte hanno sostenuto che l’opera si era deteriorata ed era diventata pericolosa per i visitatori. L’anno scorso il caso è arrivato a un punto morto: un giudice ha infatti concluso che, per quanto il centro d’arte, ai sensi della Vara, non potesse demolire l’opera di Miss senza il suo permesso, la legge non imponeva al museo di riparare il progetto di Land Art. (La controversia si è conclusa con un accordo in base al quale Mary Miss riceverà 900mila dollari e la sua installazione all’aperto sarà demolita).
La lotta per la conservazione dell’Elizabeth Street Garden ha un forte sostegno nel quartiere e non solo. Il giardino, si legge nella denuncia, ha «ottenuto il riconoscimento come opera di statura, sia come opera fisica di arte visiva che come esempio di scultura sociale che ispira membri di spicco della comunità artistica».
La causa, presentata il 18 febbraio, include lettere di sostegno del regista Martin Scorsese, dell’attore Robert de Niro e dell’autrice, musicista e artista Patti Smith. La città dichiara che il progetto di sviluppo proposto, denominato Haven Green, creerebbe 123 monolocali a prezzi accessibili per gli anziani (con il 30% riservato a residenti in precedenza senza fissa dimora) e spazi commerciali al piano terra insieme a uffici per Habitat for Humanity, partner della città nel progetto. La proposta precede anche circa 620 metri quadrati di spazio verde pubblico all'interno del complesso (il giardino attuale copre più di 1.858 metri quadrati).
«L’unico modo per risolvere la nostra crisi abitativa è costruire di più, e questo progetto lungimirante ci permette di farlo, creando al contempo uno spazio comunitario davvero per tutti», ha dichiarato lo scorso ottobre a «The Art Newspaper» un portavoce del progetto. Gli oppositori sostengono che il periodo iniziale di regolamentazione della restrizione di accessibilità economica è di soli 60 anni, al termine dei quali la proprietà sarà stabilizzata in termini di affitto; Reiver ha definito la mossa un «cavallo di Troia per acquisire terreni» a scopi edilizi.
La città è proprietaria del terreno e lo ha affittato ai Reiver all'inizio degli anni '90, ma nel 2013 i funzionari hanno deciso di utilizzare il giardino per costruirvi nuove abitazioni. Da allora le due parti si sono scontrate in tribunale. Lo scorso ottobre la città ha notificato un avviso di sfratto che è stato sospeso settimane dopo in attesa di un ricorso. Le discussioni orali si sono svolte all'inizio di questo mese. «Ci sono molti modi per affrontare la crisi abitativa senza distruggere un giardino comunitario», ha dichiarato Reiver l’anno scorso a «The Art Newspaper», aggiungendo che «una volta che l’Elizabeth Street Garden non ci sarà più, New York non avrà mai più qualcosa di simile».
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