Renato Paresce «Paesaggio (veduta di Parigi)», 1918 (particolare)

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Renato Paresce «Paesaggio (veduta di Parigi)», 1918 (particolare)

Renato Paresce da Parigi alla Casa Museo Osvaldo Licini

Dopo Monte Vidon Corrado, la mostra che, a partire dall’artista svizzero, offre uno spaccato della produzione artistica italiana nella capitale francese a inizio Novecento si trasferirà nel Palazzo Bisaccioni di Jesi

«Les Italiens de Paris» è un titolo che evoca anni di protagonismo italiano artistico nella Parigi del primo dopoguerra mondiale, richiamando il «Groupe des Sept», il sodalizio artistico che, composto da Massimo Campigli, Giorgio de Chirico, Filippo de Pisis, René Paresce, Alberto Savinio, Gino Severini e Mario Tozzi, trionfa in una serie di mostre comprese tra quella del 1928 al Salon de l’Escalier e quella del 1933 alla Galérie Charpentier nella Ville Lumière. Tale gruppo, appunto, «spopola» tra gli anni Venti e Trenta del XX secolo e intorno a esso gravita anche una figura che all’inizio è con loro, salvo distaccarsene dopo la prima mostra per carattere e per l’adesione sempre più spinta verso forme astratte: Osvaldo Licini (1894-1958), a Parigi per lunghi periodi dal 1921 dove conosce Picasso e Cocteau, ma anche «uno dei sette», Tozzi. Proprio alla Casa Museo Osvaldo Licini a Monte Vidon Corrado (Fm) dal 2 marzo al 4 maggio, e successivamente a Palazzo Bisaccioni, sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi, dal 16 maggio al 14 settembre, tutto quanto brevemente riassunto va in mostra sotto il titolo «Renato Paresce e Les italiens de Paris», a cura di Stefano De Rosa.

La mostra punta soprattutto su Paresce (Carouge, Ginevra 1868-Parigi 1937), giornalista e ricercatore in fisica, poi artista con il nome di battesimo René, «Lo scrittore che dipinse l’atomo», come lo indica in una biografia del 2005 Rachele Ferrario, non tanto perché forse meno conosciuto degli altri «Italiens de Paris», ma perché una parte importante della rassegna è rappresentata da una trentina di opere provenienti dalla raccolta di Alberto Marcelletti, cui è affiancato un nucleo di lavori degli altri artisti italiani, tra cui «Ritratto di signora» (1921) di de Chirico, un «Ritratto di Marina Severini» di Gino Severini, databile alla fine degli anni Trenta e un «Capriccio metafisico» (1918-20) di De Pisis.

Il percorso di mostra è dunque incentrato su Paresce, che frequenta Parigi a partire dal 1912 a seguito del matrimonio con Ella Klatchko, una pianista ebrea russa, entrando in contatto, tra gli altri, con Pablo Picasso, Sergej Djagilev, Max Jacob, Diego Rivera e frequentando noti caffè «artistici» come il Dôme, La Rotonde, la Closerie des Lilas. «La raccolta Marcelletti di Paresce che esponiamo, spiega il curatore De Rosa, si è arricchita di recente di cinque nuovi lavori: in questo modo abbiamo dato vita a un allestimento storico-filologico dei tre decenni di produzione dell’artista, a partire dagli anni Dieci con i lavori fino agli anni parigini, i Venti caratterizzati da nature morte e paesaggi e l’ultimo decennio, con le opere di sapore metafisico che risentono di echi dechirichiani e lo resero celebre a Parigi grazie alla sua pittura cosmopolita. Il cosmopolitismo è importante per Paresce visto che in quel periodo il dibattito intellettuale viveva del rapporto tra arte legata alla nazionalità e arte legata alla libera espressione senza passaporto o appartenenza. Paresce lo dimostra proprio nel 1928, curando alla Biennale di Venezia una sala dedicata agli artisti di Parigi, italiani e non. Il suo credo, infatti, verteva sulla conoscenza tra gli artisti, ma senza influenze troppo organiche o troppo militanti». Il percorso si apre con «Il barcone» (1913), prima opera parigina, ancora impressionista nei tratti, e con due paesaggi del 1917. Si incontrano inoltre alcuni ritratti, uno in stile molto cezanniano del 1915 e «Portrait Fauve» del 1918, e una gouache del 1928 che richiama il periodo de Les Italiens de Paris. La terza parte raccoglie infine, tra gli altri, la «Composizione con statua» del 1930, dalle atmosfere rarefatte e metafisiche, e il paesaggio marino «La Comète» del 1931, che chiude il percorso.

Giorgio De Chirico, «Ritratto di signora», 1921

Alberto Savinio, «Dea in riva al mare», 1940

Stefano Luppi, 26 febbraio 2025 | © Riproduzione riservata

Renato Paresce da Parigi alla Casa Museo Osvaldo Licini | Stefano Luppi

Renato Paresce da Parigi alla Casa Museo Osvaldo Licini | Stefano Luppi