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Vittorio Bertello
Leggi i suoi articoliIl 14 gennaio a Sant’Antioco (in Sardegna, nella provincia del Sulcis Iglesiente), alcune autorità e addetti ai lavori sono potuti entrare per la prima volta nella cosiddetta Tomba dell’Egizio, rinvenuta nella Necropoli Punica nel 2002, che trae il nome dai dipinti che la rendono una sorta di unicum nel mondo funerario punico. Vi sono appena terminati alcuni lavori di restauro e consolidamento, interventi fondamentali che con il tempo potranno rendere l’ipogeo fruibile e inserirlo stabilmente all’interno del percorso di visita della Necropoli.
All’interno della camera funeraria del sepolcro, datato tra la fine del VI e l’inizio del V secolo a.C., troneggia una figura scolpita rimasta nel luogo della scoperta, sul pilastro centrale della tomba, proprio al centro dello spazio sepolcrale. L’opera, in posizione frontale, rappresenta un personaggio maschile barbuto a grandezza naturale, con il braccio sinistro ripiegato sul petto e quello destro disteso lungo il fianco; indossa il nemes, ossia il copricapo egizio tipico dei Faraoni, e una sorta di gonnella, elementi che rimandano a un’immagine «egittizzante» abbastanza imitata e comune nel mondo punico. Il rilievo si distingue per i colori vividi (rosso e nero) e per la particolare accuratezza delle forme, aspetti che ne fanno uno dei più significativi esempi di arte funeraria del Mediterraneo antico.
La tinta nera è stata utilizzata per il nemes, per la barba con il ricciolo all’estremità ed i baffi e per il vasetto dipinto sotto il polso sinistro, forse un balsamario; i capelli, le orecchie, le labbra ed i capezzoli del personaggio sono colorati in rosso, così come le brevi linee che cingono la parte alta delle braccia ed i polsi, probabilmente bracciali, il corto gonnellino e il rotolo chiuso nel pugno della mano destra. In questa figura, che poggia su una base rettangolare irregolare, si potrebbe forse riconoscere la divinità fenicia Baal Addir o Baal Hammon, il signore dell’oltretomba e della fertilità, ma non si può neppure escludere che possa trattarsi dell’immagine simbolica del defunto stesso, una sorta di ritratto destinato a eternarne il ruolo e la memoria; il rotolo impugnato dal personaggio e lo sgabello sul quale poggia potrebbero infatti alludere alla particolare autorità e ricchezza del defunto, riconoscibile anche dalla ricchezza della tomba riservatagli, confermando il valore eccezionale di un ritrovamento che continua a raccontare, secoli dopo, la complessità e il fascino della civiltà punica in Sardegna.
La figura (intera) dell’Egizio nella tomba omonima scoperta nel 2002 nella Necropoli Punica di Sant’Antioco, in Sardegna
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