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Artista Akan

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Restituzioni coloniali, svolta europea: 2.000 manufatti artistici torneranno in Ghana

L'annuncio è arrivato durante la conferenza internazionale Next Steps di Accra, dedicata alle riparazioni storiche e alla giustizia post-coloniale. Germania e Paesi Bassi hanno confermato la restituzione di circa 2.000 manufatti sottratti durante l'epoca coloniale, rafforzando una tendenza che negli ultimi anni sta modificando il rapporto tra musei europei e patrimoni africani.

 

Redazione GdA

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Prosegue il processo di restituzione del patrimonio africano conservato nei musei europei. Germania e Paesi Bassi hanno annunciato la restituzione al Ghana di circa 2.000 manufatti di rilevanza culturale, sottratti durante il periodo coloniale. L'accordo è stato reso pubblico ad Accra nel corso della conferenza internazionale Next Steps, dedicata al tema delle riparazioni storiche e della giustizia post-coloniale.

L'iniziativa si inserisce in un contesto politico che sta assumendo un peso crescente. La conferenza è stata organizzata dal presidente ghanese John Dramani Mahama come risposta alla recente dichiarazione delle Nazioni Unite, che nel marzo 2026 ha definito la tratta transatlantica degli africani ridotti in schiavitù e la schiavitù razziale il «crimine più grave contro l'umanità». L'obiettivo dell'incontro era tradurre questo riconoscimento in azioni concrete sul piano internazionale.

Al termine dei lavori, il ministro degli Esteri ghanese Samuel Okudzeto Ablakwa ha annunciato che gli ambasciatori di Germania e Paesi Bassi hanno consegnato al governo un catalogo degli oggetti destinati a rientrare nel Paese. Non sono stati ancora resi noti né la tipologia dei manufatti né il calendario delle restituzioni, mentre il governo ha fatto sapere che tempi e modalità di trasferimento saranno comunicati successivamente. Nel corso della conferenza è arrivato anche un gesto simbolicamente significativo dalla Danimarca. Il ministro degli Esteri danese ha espresso pubblicamente le scuse per il coinvolgimento del proprio Paese nella tratta atlantica degli schiavi e ha annunciato l'intenzione di sostenere la conservazione delle fortificazioni coloniali costruite lungo la costa ghanese, considerate oggi luoghi fondamentali della memoria storica.

L'annuncio conferma una tendenza ormai consolidata nelle politiche culturali europee. Negli ultimi anni il Ghana ha intensificato le richieste di restituzione dei beni sottratti durante l'epoca coloniale, in particolare quelli appartenenti al patrimonio del regno Ashanti. Nel 2024 il Palazzo Manhyia di Kumasi aveva già inaugurato una mostra dedicata agli oggetti recentemente rimpatriati dopo oltre un secolo trascorso in musei occidentali.

Anche i Paesi Bassi hanno assunto un ruolo sempre più attivo nel processo di restituzione. Nel 2025 il governo olandese aveva approvato il rientro in Nigeria di 113 Bronzi del Benin appartenenti alle collezioni statali, mentre pochi mesi dopo aveva annunciato la restituzione all'Egitto di un busto faraonico di oltre 3.500 anni. Il caso ghanese conferma come il dibattito sulle restituzioni stia progressivamente superando la dimensione simbolica. Non si tratta più soltanto di riconoscere le responsabilità storiche del colonialismo, ma di ridefinire concretamente i rapporti tra musei europei, Stati africani e comunità di origine. Catalogazione, provenienza, cooperazione scientifica e nuove forme di gestione condivisa del patrimonio stanno diventando elementi centrali di una trasformazione destinata a incidere profondamente sulle politiche museali internazionali. Se fino a pochi anni fa prevalevano dichiarazioni di principio, oggi aumentano gli accordi bilaterali, i rimpatri effettivi e la costruzione di nuovi modelli di collaborazione tra Europa e Africa. Il caso del Ghana rappresenta uno degli sviluppi più significativi di questo processo.

Redazione GdA, 28 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

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