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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliA Ferrara, dopo quasi trent’anni di chiusura e abbandono, Palazzo Prosperi Sacrati ha riaperto il 17 giugno per presentare i risultati del lungo lavoro di riqualificazione, interna ed esterna. Gioiello del Rinascimento ferrarese, è il primo edificio di Biagio Rossetti costruito nel cosiddetto «Quadrivio degli Angeli», a fianco di Palazzo dei Diamanti. Questo edificio, come chiarisce il bando comunale di concessione pubblicato lo scorso 29 maggio, con scadenza per le offerte fissata al 29 giugno, sarà sede di una nuova destinazione museale ed espositiva, entrando a far parte del polo culturale che comprende Palazzo dei Diamanti, Spazio Antonioni e Palazzo Massari (di prossima riapertura), sede del Museo dell’Ottocento, del Museo Giovanni Boldini e del Museo d’Arte Moderna e Contemporanea «Filippo de Pisis».
Realizzato tra il 1492 e il 1514 per il medico ducale Francesco da Castello, su commissione di Ercole I d’Este e secondo i dettami della visione urbanistica di Biagio Rossetti, Palazzo Prosperi Sacrati veniva considerato già nel Cinquecento un’eccellenza tra gli edifici della Ferrara estense. Nei secoli ha attraversato passaggi ereditari, usi militari e lunghi periodi di abbandono, che ne hanno compromesso gli apparati decorativi e l’integrità strutturale.
Il Comune di Ferrara ha acquistato l’edificio nel 1999. Nel 2004 venne rifatta la copertura, rimuovendo contestualmente tutti i controsoffitti non pertinenti. Successivamente la Soprintendenza, nel 2007, ha avviato un primo cantiere conoscitivo, bloccatosi però già nel 2008. È solo dopo il terremoto del 2012 e un lavoro sinergico tra istituzioni che il percorso è stato riavviato. Il cantiere, iniziato nel 2023 e conclusosi quest’anno, restituisce il palazzo alla città in tutta la sua pienezza, su una superficie totale di circa 2.700 metri quadrati. L’importo complessivo dei lavori è di 7,3 milioni di euro, così ripartiti: circa 5 milioni da uno specifico finanziamento del Ministero della Cultura (Fsc); 1,7 milioni dalla Regione Emilia-Romagna (post sisma); 600mila euro dal Comune di Ferrara.
Il progetto architettonico, affidato allo Studio di Architettura Zermani e Associati con la direzione lavori del progettista, professore e architetto, Paolo Zermani, si è fondato su tre principi: rigore, continuità costruttiva e leggibilità dell’evoluzione storica.
«Il progetto ha lavorato sul riconoscimento e sulla trasmissione delle misure antiche del Palazzo, edificato dal 1492 nel crocicchio di Biagio Rossetti. […] La filosofia di intervento ha puntato all’eliminazione degli elementi incongrui aggiunti al corpo originario, al consolidamento strutturale, al restauro e alla reintegrazione delle parti decorate, dotando l’edificio dei servizi necessari alla nuova destinazione museale. Il recupero del rapporto con il giardino ha completato la restituzione del Palazzo alla sua postura urbana originaria, con la ricostruzione differente dei due muri perimetrali e l’apertura di un varco su corso Rossetti. All’interno del giardino, sul sedime rinvenuto negli scavi, una nuova vera da pozzo regola la percezione dello spazio, in omaggio al carattere metafisico della città», ha illustrato il progettista Paolo Zermani.
Il consolidamento sismico ha interessato l’intero organismo edilizio: i solai del piano ammezzato sono stati integralmente rifatti in legno lamellare; quelli del piano nobile consolidati e parzialmente rinnovati con solette e connettori; sopra la volta del salone principale è stato realizzato un nuovo solaio indipendente in acciaio e legno, mentre la volta stessa è stata consolidata con cappa in malta strutturale e fibra di vetro. Un capillare intervento di «cuci e scuci» murario ha chiuso le numerose aperture incongrue accumulate nei secoli.
Sul fronte decorativo, sono stati recuperati i frammenti degli apparati pittorici e plastici emersi al Piano Nobile dopo la rimozione dei controsoffitti novecenteschi. Intonaci storici, stucchi, cornici, lacerti di affreschi sono stati trattati con puliture selettive e consolidamenti localizzati. Le travi lignee dipinte sono state restaurate, così come sono stati ricomposti i portali lignei del percorso centrale. Sono infine stati sostituiti tutti i serramenti novecenteschi.
Lo scalone monumentale settecentesco (raro esempio ferrarese di scala elicoidale a pianta ellittica, con gradini in pietra di Verona rosata e nicchie con statue in stucco) è stato restaurato con tecniche a bassa invasività, restituendo ai marmi e agli stucchi il loro chiaroscuro originale. La facciata in laterizio a vista, con il celebre portale marmoreo in stile veneziano e la parasta monumentale angolare dell’Addizione erculea, è stata ripulita e consolidata, recuperando piena luminosità e leggibilità architettonica. Le pavimentazioni interne sono state rifatte integralmente in seminato alla veneziana (antica pavimentazione veneziana cinquecentesca realizzata in questo caso con inerte in marmo botticino e legante in cocciopesto) per le sale e le scale, per garantire omogeneità e massima luminosità naturale degli spazi.
La nuova riorganizzazione funzionale prevede servizi al piano terra, con accoglienza e biglietteria aperti al pubblico e spazi per eventi affacciati sul loggiato e sul giardino, sale polifunzionali al piano ammezzato e sale espositive al piano nobile. La nuova riconfigurazione di quest’ultimo piano vede come cuore espositivo il grande salone open space, con aperture dei varchi verso le sale laterali. Due nuovi blocchi scala-ascensore in acciaio, collocati alle estremità opposte della fabbrica, garantiscono accessibilità a tutti senza compromettere la coerenza storica dell’edificio.
Il recupero del giardino è uno degli elementi più qualificanti dell’intero intervento. Ispirandosi al settecentesco «Prospetto del Palazzo orti e giardini», conservato alla Biblioteca Ariostea, che documenta l’importanza del binomio edificio-giardino nella concezione di Biagio Rossetti, il progetto ha reintegrato il giardino laterale come elemento compositivo essenziale. L’integrazione impiantistica è stata affrontata con soluzioni specifiche per ogni ambiente, privilegiando reversibilità e minimo impatto visivo. Tutti i serramenti sono stati sostituiti con nuovi infissi.
«Restituire Palazzo Prosperi Sacrati alla città significa onorare una promessa che Ferrara, città patrimonio dell’Umanità, si era fatta da tempo. Un altro tassello importantissimo del progetto che ci siamo prefissati: riaprire, restaurati, funzionali e accessibili, i luoghi più caratteristici della città, da tempo chiusi alla comunità e inaccessibili. Grazie a un lavoro sinergico e a fondi provenienti dal Ministero, dalla Regione e dal Comune, è stato recuperato e quindi tutelato uno dei gioielli del nostro patrimonio cittadino, interdetto al pubblico da ben trent’anni. E guardiamo già al futuro: da poco abbiamo aperto un bando per l’affidamento, con l’obiettivo di rendere Palazzo Prosperi Sacrati parte viva del sistema culturale della nostra città. Tre anni fa l’edificio versava in condizioni di grave degrado e abbandono. Presto, finalmente, sarà l’occasione, per i cittadini, di poterlo ammirare in tutto il suo rinnovato splendore», ha commentato il sindaco di Ferrara Alan Fabbri.
«Il recupero di Palazzo Prosperi Sacrati è un traguardo importante per Ferrara e per la Regione Emilia-Romagna: un bene storico ferito dal sisma del 2012, restituito alla città grazie a un investimento complessivo di oltre 7,3 milioni di euro, di cui 1,7 milioni provenienti da fondi commissariali regionali per la ricostruzione. La Regione ha accompagnato questo percorso con la convinzione che la ricostruzione post sisma non significhi solo riparare un danno, ma rappresenti una scelta politica capace di creare rigenerazione urbana, culturale e civile. L’intervento ha saputo unire ripristino strutturale, miglioramento sismico, conservazione delle componenti storiche e rifunzionalizzazione degli spazi a uso pubblico. A trent'anni dal riconoscimento Unesco, la riapertura del Palazzo è un investimento sull'identità collettiva e sull'attrattività culturale del territorio», ha dichiarato per parte sua Marcella Zappaterra, consigliere della Regione Emilia-Romagna.
«Adeguare un palazzo del XV secolo a funzioni espositive contemporanee, in particolare in materia di accessibilità universale e sicurezza dei percorsi secondo la normativa vigente, ha reso l’accessibilità un tema progettuale prioritario. La sfida che ci siamo posti è stata quella di integrare, senza compromettere la coerenza storica dell’edificio. Sono stati eliminati gli elementi incongrui aggiunti nel tempo, realizzati i collegamenti verticali necessari all'accessibilità e consolidate le strutture. Determinante è stata la riqualificazione del giardino laterale su corso Rossetti, recuperato attraverso la demolizione e riedificazione dei muri novecenteschi in stato di crollo. Il restauro di Palazzo Prosperi Sacrati rappresenta dunque un risultato concreto di rivitalizzazione urbana: restituire alla città un monumento emblematico, riportandolo alla fruizione pubblica con standard contemporanei per una destinazione che sarà museale», ha aggiunto la dirigente comunale dei Beni Monumentali e Patrimonio, Natascia Frasson.
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