Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliDopo essere scomparso per oltre quarant’anni, è stato ritrovato, negli Archivi Nazionali di Parigi, un sigillo dell’XI secolo appartenente al re anglosassone Edoardo il Confessore (1002 ca-1066). Noto come il «sigillo di Saint-Denis», è il meglio conservato dei soli tre calchi in cera sopravvissuti del re inglese. La sua apparente assenza dagli Archivi Nazionali francesi a Parigi aveva causato notevole sgomento tra gli storici medievali. In realtà, non era accaduto nulla di grave: il fatto doveva farsi risalire a un errore amministrativo.
In un periodo compreso tra la fine degli anni ’50 e la metà degli anni ’80, il sigillo fu separato dal documento originale e trasferito nella sezione dei sigilli staccati dell’Archivio Nazionale a fini di conservazione. Non fu redatta alcuna documentazione relativa al trasferimento e solo nel 2021 Guilhem Dorandeu ha riscoperto il sigillo mentre svolgeva ricerche per il suo dottorato.
La ricomparsa del sigillo ha spinto Dorandeu a dare un nuovo sguardo al manufatto di 970 anni fa insieme a Levi Roach, medievista presso l’Università di Exeter. In un articolo pubblicato sull’«academic journal» della Cambridge University Press, i due descrivono in dettaglio le principali fonti dell’iconografia del sigillo e l’uso innovativo che Edoardo il Confessore fece dei sigilli per autenticare i documenti.
Sul dritto, il ciondolo in cera marrone rappresenta un Edoardo incoronato in trono, che impugna uno scettro con gigli nella mano destra e un globo nella sinistra. L’immagine di un sovrano in trono fu utilizzata per la prima volta dall’imperatore del Sacro Romano Impero Ottone III alla fine del X secolo. Il globo e lo scettro con il giglio si ispirano direttamente ai sigilli bizantini risalenti alla fine dell’VIII secolo, così come le parole «Anglorum basileus» («Sovrano degli Inglesi»). Nonostante questo prestito culturale, la scrittura utilizza maiuscole anglosassoni, collegando il sigillo e il re alle più antiche tradizioni inglesi.
Sul rovescio, Edoardo impugna una spada appoggiata sulla spalla, un’immagine che, sebbene oggi comunemente associata ai sovrani, fu utilizzata per la prima volta dal sovrano bizantino Costantino IX Monomaco appena cinque o dieci anni prima. Nell’altra mano, regge uno scettro a forma di uccello, che attinge alle tradizioni della Franconia orientale e anglosassone.
«Questi dettagli sono manifestazioni evidenti di un “nuovo e più forte concetto di regalità”, hanno scritto gli autori nel loro studio. Era espresso attraverso la combinazione deliberata di molteplici immagini e formule di legittimità imperiale, sia occidentali, sia bizantine, e ulteriormente arricchito dall’inclusione di elementi specificamente inglesi».
Il sigillo, un tempo apposto su un documento che concedeva un’area dell’Oxfordshire al monastero di Saint-Denis, costituiva una componente fondamentale della carta-decreto sigillata, un’innovazione introdotta dall’amministrazione di Edoardo. Tradizionalmente, i decreti reali erano solitamente lunghi, non sigillati e chiusi. A partire dalla metà dell’XI secolo, tuttavia, Edoardo il Confessore iniziò a emanare carte-decreto più brevi, la cui legittimità era attestata da un sigillo allegato. Si trattava, in sostanza, di uno strumento più pratico per il governo quotidiano e dimostra l'importanza della standardizzazione e dell'efficienza per l'amministrazione di Edoardo.
Altri articoli dell'autore
Grazie a un investimento di 20 milioni di euro da parte di Compagnia di San Paolo, diventerà un hub culturale con laboratori di artigiani e spazi didattici per bambini da 0 a 13 anni
Storicamente era lo storico accesso per chi proveniva da Siena lungo la variante della via Francigena che passava per questo centro. Fu completata nel 1262 ed è la più maestosa delle porte della «Città delle torri»
Nuove opere, film recenti e una selezione di lavori precedenti danno vita alle finzioni speculative del sessantatreenne artista parigino
È scomparso l’8 maggio nel capoluogo toscano, la città in cui aveva scelto di vivere sin dal 1953. Aveva 98 anni



