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Gaspare Melchiorri
Leggi i suoi articoliA Tunisi il 24 febbraio scorso le autorità municipali della città hanno firmato il decreto di demolizione dell’Hôtel du Lac. Opera costruita su progetto dell’architetto torinese Raffaele Contigiani (1920-2008), questa sorta di piramide rovesciata è considerata uno dei capolavori internazionali dell’architettura brutalista.
«Temiamo che il proprietario, la Lafico, filiale del fondo sovrano libico, aspetti l’estate per procedere a distruggerlo, quando Tunisi si svuoterà e saranno partiti tutti per il caldo», ha dichiarato a Leonardo Martinelli del quotidiano «La Stampa» Safa Cherif, una giovane architetta di Édifices & Mémoires, associazione impegnata nella tutela del patrimonio architettonico tunisino.
Un’altra architetta, Amel Meddeb, che la Lafico ha scelto come mediatrice con la società civile, è anch’ella sconcertata dalla situazione. «All’epoca qualcuno diceva che sarebbe crollato, e invece è sempre in piedi: una prodezza d’ingegneria incredibile», ha detto. Tutto questo proprio pochi mesi dopo l’exploit alla Notte degli Oscar del film «The Brutalist», che alla celebre kermesse cinematografica americana si è assicurato ben tre statuette.
L’edificio era stato commissionato all’architetto italiano dal presidente tunisino (e padre dell’indipendenza del Paese) Habib Bourguiba, che già da anni stava proponendo agli osservatori internazionali l’immagine di una Tunisia aperta alle novità. Negli anni Sessanta aveva fatto ricorso ad architetti perlopiù francesi, all’inizio dei Settanta si rivolse a Contigiani. L’Hôtel du Lac venne inaugurato nel 1973.
Questi, nato a Torino nel 1920, a diciotto anni si era trasferito a Roma. Dopo la guerra, si laureò in Architettura nel 1947 e lavorò in diverse occasioni in Africa e nell’Europa dell’Est. Per l’Hôtel du Lac ebbe carta bianca. Nelle 416 stanze dell’edificio soggiornarono anche celebrità come il cantante James Brown e il regista George Lucas. Negli anni Novanta l’Hôtel du Lac fu privatizzato e acquistato dalla famiglia Bouslama; negli anni Duemila decadde e venne abbandonato.
A rischio demolizione fin dal 2010, fu solo con il risorgere della società civile tunisina che l’edificio trovò alfieri difensori, soprattutto i membri di Édifices & Mémoires. Nel 2023 questi ottennero un vincolo provvisorio di quattro mesi, rinnovato poi una volta. Presentarono alcuni progetti, tra cui quello di uno studio milanese che prevedeva la ristrutturazione dell’edificio, con l’aggiunta di quattro piani sopra.
Nel frattempo, però, i libici hanno ottenuto il permesso di demolizione dalla municipalità della capitale tunisina. Sarà iniziato un conto alla rovescia?
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