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Ludovica Zecchini
Leggi i suoi articoliLa vendita della Collezione Robert E. Mnuchin (1933–2025), in asta da Sotheby’s a New York il 14 maggio, offre un osservatorio privilegiato su una questione sempre più centrale nel mercato dell’arte contemporanea: fino a che punto il collezionismo, nel suo segmento più alto, può essere letto come una forma di gestione finanziaria attiva? Ex gallerista e figura profondamente legata al mondo della finanza newyorkese, Mnuchin sembra aver costruito parte della propria raccolta secondo una logica di investimento precisa: concentrare il capitale su pochi asset destinati a consolidarsi e a rivalutarsi nel corso del tempo.
Non si tratta soltanto di una vendita rilevante per qualità e stima complessiva - oltre 130 milioni di dollari - ma di un caso che, secondo le analisi di Artprice, permette di isolare con chiarezza alcune dinamiche strutturali del mercato. In particolare, analizzando il valore di quattro opere in vendita, tra cui top lot della sessione, Brown and Blacks in Reds di Mark Rothko.
Acquistati dal collezionista in asta all'inizio degli anni 2000 per un totale di 21,9 milioni di dollari, oggi le opere tornano sul mercato con un incremento potenziale superiore al 270%. O almeno questo è ciò che indicano le stime, comprese tra 80 e 116 milioni di dollari. Un dato che non descrive soltanto una rivalutazione, ma evidenzia come essa tenda a concentrarsi su pochi asset dominanti, le opere blue chip, quelle che occupano la fascia di mercato più elevata, per cui l'investimento - ingente - sembra essere il più sicuro e remunerativo sul medio-lungo periodo.
Mark Rothko, Brown and Blacks in Reds, 1957. Stima 70-100 milioni di dollari
Come già anticipato, Il caso più emblematico in collezione è quello di Brown and Blacks in Reds (1957) di Mark Rothko, acquistato nel 2003 per 6,7 milioni di dollari e oggi stimato tra 70 e 100 milioni. Un periodo in cui le opere dell'artista sono state sempre più coinvolte a livello museale ed espositivo, con il grande pubblico che ha iniziato a comprenderle appieno e il mercato che ha continuato a richiederne in quantità sempre maggiori. Quando un fenomeno assume queste proporzioni, le opere più significative dell'artista - nel caso di Rothko le grandi tele degli anni '50-'60 - vedono il loro valore crescere a dismisura. Nel mercato delle blue chip, il valore tende infatti ad accumularsi su un numero ristretto di opere considerate decisive, riconosciute a livello istituzionale e dotate della massima attenzione da parte del mercato internazionale. La crescita non appare quindi omogenea, ma selettiva e fortemente polarizzata.
Il passaggio in asta della Collezione Mnuchin racconta poi di un'altra dinamica ormai strutturale. Tutti gli undici lotti della vendita risultano garantiti da Sotheby’s, ovvero sono già stati opzionati da un acquirente, che si impegna ad acquistarli a una cifra vicino alla stima minima qualora non pervenissero offerte in sede d'asta. La maison è così tutelata e un collezionista gode di una sorta di prelazione. A risentirne è al più lo spettacolo, la contesa; ma almeno così facendo il colpo di martello è assicurato.
Un dato che conferma una tendenza già emersa con forza gia nel primo semestre del 2025, quando - secondo ArtTactic - circa il 73% delle opere post-war e contemporanee offerte nelle evening sales internazionali risultava coperto da garanzie. Di certo uno strumento cautelativo, ma anche un asset strategico capace di orientare consignments, aspettative e livelli di prezzo. Senza dubbio un espediente a cui nessuna casa d'asta oggigiorno sembra poter fare a meno mentre si assume il rischio di muovere opere che valgono milioni e milioni di dollari.
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