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Redazione
Leggi i suoi articoliQatar Museums, la principale istituzione nazionale per l’arte e la cultura del Paese, celebra vent’anni di attività confermandosi come uno dei motori più dinamici della scena culturale del Golfo. Sotto il patronato dell’Emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani e la guida di Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al Thani, l’ente ha costruito negli anni una rete articolata di musei, siti storici, festival e programmi pubblici che hanno trasformato Doha in uno dei principali centri per le arti in Asia occidentale. Dal Museum of Islamic Art al National Museum of Qatar, dal Mathaf: Arab Museum of Modern Art agli spazi dedicati alla produzione contemporanea come ALRIWAQ, fino ai nuovi progetti in cantiere, Qatar Museums ha consolidato un’infrastruttura culturale orientata alla ricerca, alla formazione e al dialogo internazionale.
In questo contesto si inserisce Rubaiya Qatar, la nuova quadriennale multidisciplinare di arte contemporanea nazionale sviluppata sotto l’egida dell'ALRIWAQ Art + Architecture. Pensata come appuntamento ricorrente ogni quattro anni attorno a un tema centrale, la manifestazione nasce con l’obiettivo di rafforzare la presenza internazionale del Qatar e di sostenere le nuove generazioni di artisti e pensatori, attraverso un programma che intreccia mostre, commissioni, progetti di arte pubblica, residenze e pubblicazioni. L’edizione inaugurale si svolgerà a Doha e in diversi luoghi del Paese da novembre 2026 alla primavera 2027 e segnerà l’avvio di una nuova fase per Qatar Museums, inserendosi anche nella cornice di Evolution Nation, la campagna che celebra i 50 anni del percorso culturale del Paese e i 20 anni dalla fondazione dell’istituzione.
Cuore della prima edizione sarà Unruly Waters, la mostra principale e più ampia di Rubaiya Qatar, visitabile all'ALRIWAQ Art + Architecture e parte di un più ampio programma di attivazioni multisito in tutto il Paese. Il progetto prende il titolo dall’omonimo libro dello storico dell'ambiente Sunil Amrith e riunisce oltre 50 artisti contemporanei, molti dei quali coinvolti nella realizzazione di più di 20 nuove commissioni. La curatela è affidata a un team internazionale composto da Tom Eccles, Executive Director del Center for Curatorial Studies e dell’Hessel Museum of Art del Bard College, Ruba Katrib, Chief Curator e Director of Curatorial Affairs del MoMA PS1, Mark Rappolt, Editor-in-Chief di ArtReview e ArtReview Asia, e Shabbir Hussain Mustafa, Chief Curator del Singapore Art Museum.
I curatori di Rubaiya Qatar, da sinistra a destra: Ruba Katrib, Mark Rappolt, Tom Eccles e Shabbir Hussain Mustafa
La mostra esplora l’acqua come elemento attraverso cui leggere le connessioni tra geografia, ecologia, storia e attività umana nella regione che si estende dal Golfo all’Asia orientale. In questa prospettiva, il Qatar emerge come punto d’incontro tra culture, commerci e tradizioni, crocevia geopolitico plasmato tanto dalle dinamiche meteorologiche globali quanto dalle reti economiche e migratorie. Le opere affrontano le urgenze della trasformazione ecologica e le tensioni geopolitiche contemporanee, riflettendo sui modelli migratori che hanno caratterizzato il Golfo per oltre mille anni e che continuano a definirne l’identità.
I temi si concentrano sulla circolazione di persone, merci e idee, sulle memorie legate alle infrastrutture e sul futurismo speculativo, con lavori che spaziano dalla pittura alla scultura, dalle immagini in movimento al suono, dalla narrazione alla performance. Tra gli artisti invitati figurano Lawrence Abu Hamdan, Sophia Al Maria, Mohamed Bourouissa, Ade Darmawan, Alia Farid, Naiza Khan, Dala Nasser, Lydia Ourahmane, Marina Tabassum e Rirkrit Tiravanija, in un dialogo che riflette la composizione demografica del Qatar e le traiettorie diasporiche che attraversano la regione.
Unruly Waters si distingue inoltre per l’integrazione di reperti provenienti dalle collezioni di Qatar Museums, tra cui oggetti recuperati dal relitto della nave di Cirebon, un’imbarcazione mercantile del IX-X secolo rinvenuta nel Mare di Giava. Il carico della nave testimonia l’esistenza di una Via della Seta marittima e di forme di globalizzazione antecedenti al colonialismo europeo, governate da venti, maree e piogge più che da confini nazionali. L’accostamento tra questi oggetti storici e le opere contemporanee consente di immaginare un’Asia vasta e interconnessa, mettendo in discussione narrazioni geografiche frammentate e proponendo nuove letture condivise.
Rirkrit Tiravanija
Accanto alla mostra principale, Rubaiya Qatar si articolerà in ulteriori progetti espositivi. Our Common Currents, curata da Lina Patmali e ospitata alla QM Gallery Katara, si concentra sul Qatar come territorio in cui l’acqua ha modellato il paesaggio culturale e naturale, dal patrimonio legato alla pesca delle perle e al commercio marittimo fino alle tradizioni nomadi. La mostra amplia lo sguardo ad altri contesti, riesaminando il rapporto tra esseri umani e corpi idrici per immaginare futuri sostenibili.
Al Mathaf: Arab Museum of Modern Art, Seething Sea, a cura di Wadha Al Aqeedi, riunisce opere moderne e contemporanee di artisti del Golfo per riflettere sul mare come fonte di vita, pericolo e narrazione. Attraverso miti, rituali e memorie culturali, la mostra indaga il confronto tra conoscenze ereditate e degrado ecologico, restituendo la complessità di una regione in rapida trasformazione.
Il programma si estenderà infine a progetti di arte pubblica e collaborazioni internazionali, coinvolgendo figure come Wael Shawky e Rirkrit Tiravanija e istituzioni quali la Qatar National Library, la Biennale di Sydney e il Padiglione del Qatar alla Biennale di Venezia 2026. Durante l’intera durata della quadriennale saranno inaugurate nuove opere pubbliche, tra cui lavori di Jitish Kallat e Minerva Cuevas, a testimonianza della volontà di attivare lo spazio urbano come luogo di confronto e partecipazione.
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