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Eglė Budvytytė, animism sings anarchy, 2026. Three-channel film installation, 16 mm film transferred to 4K projections, 40 min.

© Eglė Budvytytė, 2026

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Eglė Budvytytė, animism sings anarchy, 2026. Three-channel film installation, 16 mm film transferred to 4K projections, 40 min.

© Eglė Budvytytė, 2026

La Lituania alla Biennale di Venezia 2026 con Eglė Budvytytė e il suo canto del passato

Con «animism sings anarchy», l’artista lituana intreccia archeologia, corpo e paesaggio in un film multicanale dove rituali neolitici, gesti tremanti e melodie polifoniche diventano una riflessione poetica e politica sul presente

Alla Biennale di Venezia 2026, la Lituania porta una visione in cui archeologia, corpo e canto si intrecciano in un’unica esperienza sensoriale. animism sings anarchy, la nuova installazione filmica multicanale di Eglė Budvytytė, trasforma le sequenze del passato in rituali contemporanei, esposti alla Fucina del futuro nel cuore del sestiere Castello. Il film, girato in 16mm, arriva dopo un lungo processo di ricerca che ha attraversato luoghi antichi e grotte costiere nel sud-est dell’Italia, e si propone come una traduzione poetica della memoria archeologica in movimento, suono e stato di coscienza.

Budvytytė lavora all’intersezione tra arti visive e performative, esplorando come la vulnerabilità, la collettività e le relazioni tra corpi, pubblico e ambiente possano trasformare l’esperienza estetica in pratica condivisa. animism sings anarchy prende ispirazione dagli studi dell’antropologa Marija Gimbutas sulle società matrilineari e animiste del Neolitico, ripercorrendo rituali d’acqua, divinità antropomorfe e luoghi di sepoltura per animare una coreografia tremante, quasi religiosa. Figurine stampate in 3D e semplici fotocopie diventano punti devozionali attorno ai quali si dispiegano gesti sospesi tra trance, estasi e resa compassionevole.

Le sequenze, modellate dai paesaggi pugliesi e dagli interni museali, rivelano un cinema che non si limita a raccontare – trasforma lo spettatore in testimone e partecipe, in un movimento collettivo di ascolto e di attenzione. La curatrice Louise O’Kelly parla di una “medicina quanto mai necessaria per i nostri tempi”, un’opera che carica di possibilità anarchiche reperti archeologici, melodie polifoniche e coreografie tremanti, aprendo connessioni tra passato e presente.

Per la Commissaria Lolita Jablonskienė, il lavoro segna uno dei momenti più ambiziosi della carriera di Budvytytė, capace di far emergere connessioni dimenticate tra il visibile e l’infinito. La Lituania, presente alle Biennali di Venezia dal 1999 e vincitrice del Leone d’Oro nel 2019 per Sun & Sea (Marina), conferma così la propria vocazione a sostenere progetti che intrecciano storia, ricerca e innovazione artistica.

Il progetto sarà accompagnato da un catalogo che raccoglie saggi, interviste e riflessioni sull’opera, concepito insieme a Virginija Januškevičiūtė e Louise O’Kelly e progettato da Goda Budvytytė, e realizzato in collaborazione con istituzioni artistiche di Vilnius, Middelburg e Berlino. L’allestimento, curato dall’artista Marija Olšauskaitė, mette in relazione spazio, paesaggio e partecipazione, creando un percorso immersivo che dissolve i confini tra arte, rito e comunità.

Con animism sings anarchy, Eglė Budvytytė porta Venezia in un territorio sospeso tra passato e presente, dove i gesti del corpo, le melodie e la memoria archeologica diventano strumenti per leggere il mondo con occhi nuovi, e per ascoltarlo, insieme, attraverso il canto del possibile.

Redazione, 06 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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