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Jenny Dogliani
Leggi i suoi articoliSamsung, colosso mondiale dell’elettronica, fondato nel 1938 in Corea del Sud, ha fatto dell’innovazione visiva il cardine della sua identità: dai display ai televisori, dalla tecnologia mobile alle soluzioni connesse. In questo contesto nasce, nel 2017, The Frame, un televisore pensato anche come oggetto d’arredo, capace cioè di trasformarsi in opera d’arte quando non è in uso. A questa intuizione è collegato Samsung Art Store, una piattaforma digitale integrata nei dispositivi della casa coreana che consente l’accesso a migliaia di opere provenienti da musei, fondazioni e collezioni internazionali, comodamente fruibili, in formato digitale, dalla poltrona del proprio salotto. Un oggetto high tech dal design raffinato ha così contribuito a rendere la tecnologia domestica un luogo di diffusione culturale. Un archivio digitale che non vuole fungere da galleria virtuale generica, attingendo alle collezioni di musei quali il Prado, la Tate, il V&A, l’Albertina o il Museo di Arte Moderna di San Paolo, ma offrire un ambiente curato in cui la qualità tecnologica è messa al servizio dei contenuti. Una vera e propria infrastruttura visiva diffusa nel mondo, all’interno della quale è nato il dialogo con Art Basel, la principale fiera di arte contemporanea, fondata nel 1970 a Basilea, oggi attiva anche a Miami Beach, Hong Kong, Parigi e Qatar, dove ogni anno definisce le traiettorie della scena globale. L’incontro tra Samsung e Art Basel risponde a un processo comune: la tecnologia amplia i modi di vedere, l’ecosistema artistico cerca nuove piattaforme che mantengano la qualità curatoriale estendendone il raggio di diffusione.
Samsung Tv ad Art Basel, Basel 2025
Dal 2021 le due realtà collaborano così alla creazione di una collezione annuale dedicata ad Art Basel. L’edizione per Art Basel Miami Beach (in programma dal 5 al 7 dicembre) è stata pubblicata il primo dicembre su Samsung Art Store, include ventiquattro opere presentate da sette gallerie internazionali, per offrire una fotografia della produzione contemporanea tra pittura, fotografia, ritualità indigene, esperienze concettuali e narrazioni politiche. Immagini come quelle di Olinda Silvano, Aycoobo, Jennifer Rubell o dei Pérez Bros non vengono semplicemente digitalizzate, ma adattate ai display ad altissima definizione della nuova gamma Samsung. Il televisore diventa così un’estensione della fiera, senza replicarne meramente lo spazio. Come sottolinea Daria Greene, responsabile della curatela di Samsung Art Store, l’intento è «portare nelle case l’energia distinta della fiera». La novità, tuttavia, non sta solo nell’ospitalità dell’immagine, ma nel ripensamento della funzione stessa della tecnologia: da dispositivo di intrattenimento a interfaccia culturale. La casa si trasforma in una soglia espositiva, mentre l’utente assume un nuovo ruolo, ibrido, a metà strada tra spettatore, collezionista temporaneo e osservatore immerso in un ambiente culturale continuo.
Samsung TV, Art Basel, Honk Kong 2025
Per Art Basel, come evidenzia il direttore artistico globale Vincenzo de Bellis, «la collaborazione offre alle gallerie una forma di visibilità complementare allo spazio fisico, capace di raggiungere un pubblico che non partecipa necessariamente alla fiera». In un mercato fondato sulla reputazione e sulla circolazione delle immagini, questa duplicazione – presenza materiale e presenza digitale – ha effetti crescenti sulla costruzione del valore culturale. La dimensione strategica dell’iniziativa emerge nella convergenza di produzione artistica, curatela istituzionale e infrastruttura tecnologica. «L’arte non si smaterializza: si moltiplica. La diffusione digitale, quando avviene in un contesto curato e regolato, amplifica l’esperienza senza impoverirla, poiché avvicina nuovi pubblici, rafforza il mercato, costruisce una familiarità visiva che prepara e orienta anche le dinamiche di collezionismo. Samsung consolida il proprio ruolo non come semplice fornitore di hardware, ma come attore culturale che contribuisce a ridefinire la geografia contemporanea dell’immagine», spiegano da Samsung. L’edizione 2025 di Art Basel Miami Beach Collection non è soltanto un progetto editoriale digitale: è la dimostrazione di come arte e tecnologia possano coesistere in forme nuove, ridefinendo i luoghi della visione. L’opera continua ad appartenere al museo, alla galleria e alla fiera, ma trova un luogo ulteriore – la casa – in cui essere vista, riconosciuta e vissuta. Un modello che non vuole sostituire l’esperienza fisica, ma integrarla, portando l’arte fuori dai confini istituzionali e rendendola presenza quotidiana, accessibile e culturalmente attiva.
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