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Emilio Scanavino, «Vaso», 1953

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Emilio Scanavino, «Vaso», 1953

Scanavino scava e contamina nella nuova Fondazione a lui dedicata

Ha trovato sede a Milano l’istituzione in cui è custodita l’opera dell’artista genovese, che inaugura con una mostra capace di restituire la carica innovativa di un tempo in cui l’arte osava rompere gli schemi

Dopo venticinque anni di ricerca, raccolta e archiviazione, l’eredità di Emilio Scanavino (1922-1986) trova nuova linfa: a Milano nasce la Fondazione Emilio Scanavino, un’istituzione che si fa custode e promotrice della sua opera. Il primo atto, dal 4 aprile al 22 giugno, è la mostra «Les Monstres Amis. Emilio Scanavino e la X Triennale», a cura di Michel Gauthier e Marco Scotini. Un viaggio nel tempo che riporta in vita un capitolo fondamentale della storia dell’arte e del design e che ha al centro la partecipazione di Scanavino alla X Triennale di Milano del 1954: la mostra rievoca infatti l’atmosfera dinamica percepita in quell’occasione nella sala delle ceramiche, ove le opere di Scanavino, Enrico Baj, Sergio Dangelo, Corneille, Asger Jorn, Roberto Matta e Lucio Fontana erano esposte in una cornice scenografica progettata da Joe Colombo

Un progetto che sfidava il predominio del funzionalismo, anticipando il Movimento che si sarebbe poi evoluto nell’Internazionale Situazionista. Perché è vero: ci sono artisti che dipingono la realtà mentre altri la «scavano», lasciando tracce profonde. Scanavino era uno di questi: il suo segno non era «solo» un tratto sulla tela, ma un linguaggio primordiale, un’urgenza espressiva che ha attraversato tutta la sua vita, dalla formazione a Genova fino alla consacrazione internazionale. La mostra «Les Monstres Amis» restituisce la carica innovativa di un tempo in cui l’arte osava rompere gli schemi, di un tempo in cui le tensioni tra arte e design e tra rigore e sovversione erano linfa vitale per la creazione artistica. Il catalogo che accompagna la mostra (Dario Cimorelli Editore) contiene saggi critici dei curatori Michel Gauthier e Marco Scotini e contributi di Luca Bochicchio, Lisa Hockermeyer e Stefano Setti, documenta le opere esposte e indaga il contesto storico e teorico della Triennale del 1954, mettendo in luce il ruolo pionieristico di Scanavino nella commistione di arte e design. Il ruolo di un artista il cui nome è da tempo «inciso» nella storia, quanto i segni che ha impresso su tela e ceramica. 

Nicoletta Biglietti, 02 aprile 2025 | © Riproduzione riservata

Scanavino scava e contamina nella nuova Fondazione a lui dedicata | Nicoletta Biglietti

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