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Roberto Mercuzio
Leggi i suoi articoliÈ datato al V secolo dopo Cristo un monastero copto recentemente scoperto in Egitto, nella regione di al-Qalaya, nel Delta del Nilo, da una missione archeologica egiziana del Consiglio Supremo delle Antichità. Secondo gli addetti ai lavori, si tratta di una delle testimonianze più antiche di questo monachesimo, e pare che fungesse anche da locanda. Gli scavi hanno rivelato diversi elementi architettonici aggiunti all’edificio in epoche storiche successive, dimostrandone l’evoluzione nel corso dei secoli. La missione aveva iniziato a lavorare su questo sito nel 2023.
Sulla scorta delle decorazioni e dei dipinti scoperti, si ripercorre l’evoluzione della vita monastica, da un ascetismo più marcato a forme di vita comunitaria, culminando in edifici dedicati all’accoglienza dei visitatori, siano essi monaci anziani, novizi o altri ospiti. Questi cambiamenti di utilizzo nel corso del tempo si traducono nell’esistenza di 13 stanze multifunzionali, tra cui alloggi individuali e comuni per i monaci.
Vi sono stanze spaziose, divise da portici, che includono anche aree di servizio come una cucina e dei magazzini. Nella parte settentrionale dell’edificio è stata riportata alla luce un’ampia sala, caratterizzata da elementi architettonici distintivi, tra cui piattaforme in pietra decorate con motivi floreali, utilizzate con ogni probabilità per accogliere e servire i visitatori. L’edificio comprende anche una nicchia centrale per la preghiera, con un’abside di fronte alla parete orientale, preceduta da una croce in pietra calcarea. L’asse dell’edificio è orientato nord-sud.
Gli affreschi rivestono interesse per la loro varietà: alcuni (incompleti) raffigurano figure monastiche, identificate dagli abiti che indossano, altri vari motivi floreali, tra cui un intreccio rosso, bianco e nero e un fiore a otto petali. Un bellissimo affresco raffigura due gazzelle circondate da motivi floreali, che testimonia la ricchezza dell’espressione simbolica nell’antica arte copta. Inoltre, sono venuti alla luce una colonna di marmo completa, lunga due metri, vari capitelli e basi, vasi in ceramica e un gran numero di frammenti di terracotta.
Alcuni di questi frammenti presentano motivi geometrici, altri recano iscrizioni in caratteri copti. All’interno di una delle camere sono state rinvenute anche ossa di uccelli e animali, con diverse conchiglie di ostriche, a testimonianza delle attività quotidiane e del consumo di cibo nel sito.
Tra i ritrovamenti più significativi spicca una lastra rettangolare di calcare scoperta all’entrata di una delle camere. Su di essa è presente un’iscrizione in copto, probabilmente una lapide. Una traduzione preliminare indica la morte di una persona di nome «Aba Kir ibn Shenouda», confermando così la presenza di un’attività umana continua nel sito durante i periodi di prosperità monastica nella regione.
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