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Una delle opere di Giorgio Griffa acquistate dal MaXXI di Roma

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Una delle opere di Giorgio Griffa acquistate dal MaXXI di Roma

Sei opere monumentali di Giorgio Griffa acquisite dal MaXXI di Roma

I lavori, datati tra il 1973 e il 2001, rappresentano alcune tappe significative della carriera dell’artista torinese e del suo percorso

Roberto Mercuzio

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L’annuncio è arrivato dalla Fondazione Giorgio Griffa, nata nel 2023 per valorizzare l’opera dell’artista torinese (1936): il MaXXI-Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo di Roma ha acquisito sei opere monumentali di Giorgio Griffa per la sua collezione pubblica.

La transazione, sottolinea la Fondazione, segna un passaggio chiave nel riconoscimento istituzionale dell’opera di Griffa, che già vanta la presenza di proprie opere nelle collezioni di musei italiani come il Castello di Rivoli, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, il Macro di Roma, il Museo del Novecento e le Gallerie d’Italia di Milano, il Mart di Rovereto, e internazionali come la Tate Modern a Londra, il Lam-Lille Métropole e il Centre Pompidou a Parigi, il Serralves di Porto e il Mudam Luxembourg.

Il Maxxi arricchisce così il proprio patrimonio con un gruppo di lavori che attraversa oltre trent’anni di ricerca, permettendo di leggere con maggiore consapevolezza il percorso di uno dei protagonisti più influenti della pittura italiana contemporanea.
Le sei opere acquisite dal Maxxi rappresentano alcune tappe significative della carriera di Griffa e del suo percorso artistico: dal momento in cui, tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, Griffa definisce il repertorio asciutto e universale dei «Segni Primari», fino all’estendersi del suo alfabeto nella grande stagione degli anni Ottanta, al dialogo tra più tele degli anni Novanta, per arrivare infine alla complessità del nuovo millennio.

«Linee orizzontali» (1973), «Segni orizzontali» (1975) e «Linee orizzontali» (1976) sono parte dello storico ciclo «Segni Primari» con cui tra il 1968 e i primi anni Settanta Griffa abbandona la figura per rivolgersi a una pittura di segni che appartengono alla mano di tutti e comincia a lavorare su tele grezze lasciate «non finite». La tela monumentale «Arabesco Doppio» (1986) illustra la ricerca di Griffa degli anni Ottanta, mentre gli anni Novanta sono raccontati dal «Trittico con sette linee» (1999). L’ultima opera che rientra tra le acquisizioni del Maxxi è «Quaranta tele» (2001), un caso unico nella produzione di Giorgio Griffa per la varietà e l’analiticità dell’alfabeto di segni e colori utilizzati.

Roberto Mercuzio, 27 marzo 2026 | © Riproduzione riservata

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Sei opere monumentali di Giorgio Griffa acquisite dal MaXXI di Roma | Roberto Mercuzio

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