Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine
Davide Landoni
Leggi i suoi articoliRagioni e scopi di una mostra cambiano a seconda delle occasioni e, in alcune di queste, rientrano poi a pieno titolo nell’insieme di significati che contribuiscono a reggere l’esposizione stessa. È il caso di «Nanda Vigo-Sineddoche d’archivio. Arte architettura design, performance», organizzata in occasione della Design Week 2025 e in scena alla Fabbrica del Vapore dall’8 al 21 aprile con la curatela di Maria Fratelli, Mariella Brenna, Giampiero Bosoni e Francesca Picchi, a cui si aggiunge il contributo critico di Leyla Ciagà. Un progetto nato dalla recente acquisizione del fondo archivistico della nota artista, designer e architetta da parte del Casva, ente del Comune di Milano preposto alla conservazione e valorizzazione degli archivi del progetto e che, nell’ottica di dare subito seguito alla propria ragione sociale, propone una prima visione perlustrativa del vasto lavoro pluridisciplinare di Nanda Vigo.
Si tratta dunque di una sorta di lettura preliminare che si muove per casi tematici, andando a toccare i diversi ambiti progettuali e creativi affrontati dall’artista nel corso della sua carriera, dalla fine degli anni Cinquanta del XX secolo ai primi due decenni del XXI secolo. Per intenderci: dal design del prodotto industriale alla riscoperta dell’artigianato, dal progetto d’interni all’ambiente aperto dedicato alle performance, dagli spazi espositivi commerciali a quelli museali, dalla ricerca artistica al progetto su scala architettonica. Ventaglio ampio che gli organizzatori distribuiscono lungo la navata laterale della Cattedrale, uno degli edifici che ospitano gli spazi espositivi della Fabbrica del Vapore.
Cuore della mostra è la serie di stazioni-isole dedicate all’esposizione di alcuni significativi documenti d’archivio inerenti ai casi scelti. Una soluzione dal taglio scientifico, estremamente fedele nel consegnare a Nanda Vigo stessa il compito di raccontarsi, nelle precise modalità attraverso cui aveva scelto di presentarsi ai tempi della realizzazione dei progetti. A fianco di ciascuna delle stazioni-isole, che saranno circa otto, sono posizionati anche i prodotti originali del lavoro dell’artista e designer, che siano opere d’arte, prodotti di serie o artigianali, oppure prototipi e modelli. Al loro fianco si trovano dei punti multimediali che mostrano in loop i video originali dell’epoca, nei quali Nanda Vigo parla dei suoi progetti e della loro evoluzione. Una mostra che cerca dunque, con meno intermediazioni possibili, di dare voce a una delle più grandi figure della creatività italiana degli ultimi cent’anni.