Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Image

Sophie Lloyd.

Image

Sophie Lloyd.

Sophie Lloyd: un ricamo di zucchero e luce

Barbati Gallery presenta Table Manners, una mostra collettiva internazionale che riunisce 50 artisti provenienti da 18 paesi, tutti partecipanti a The Artist Roundtable – una piattaforma globale fondata nel 2020 da Pia Sophie Ottes per promuovere dialogo, mentorship e un senso di empowerment collettivo tra gli artisti

Redazione GdA

Leggi i suoi articoli

Barbati Gallery presenta Table Manners, una mostra collettiva internazionale che riunisce 50 artisti provenienti da 18 paesi, tutti partecipanti a The Artist Roundtable – una piattaforma globale fondata nel 2020 da Pia Sophie Ottes per promuovere dialogo, mentorship e un senso di empowerment collettivo tra gli artisti. Gli artisti coinvolti rappresentano un contesto geografico ampio e diversificato: dall’Argentina alla Cina, dalla Slovenia agli Stati Uniti, da Beirut al Regno Unito, dalle Filippine all’Italia. Abbiamo incontrato gli artisti del progetto. Parola a Sophie Lloyd.

L’Artist Roundtable ha sempre valorizzato apertura, cura e apprendimento reciproco. In che modo partecipare a questa comunità ha influenzato il tuo modo di affrontare la pratica artistica — nel tuo studio, nelle collaborazioni o nel modo in cui pensi al coinvolgimento del pubblico?

L’Artist Roundtable mi ha insegnato a mettere da parte le gerarchie tra le diverse componenti del mondo dell’arte. Essere intimiditi limita la connessione e perpetua dinamiche di potere, quando in realtà possiamo imparare moltissimo gli uni dagli altri. Un’esposizione diventa un processo molto più collaborativo quando si abbattono le barriere della comunicazione e si sceglie di guidare con apertura, da essere umano a essere umano.

“Table Manners” trasforma l’idea di una tavola condivisa in una metafora del dialogo e della connessione. In che modo il tuo lavoro in mostra risponde o incarna questa idea del ritrovarsi — dell’essere in conversazione con gli altri attraverso l’arte?

Il mio lampadario di zucchero September Sweets mira ad aprire un dialogo sulla continua rilevanza politica e storica dello zucchero. I lampadari si trovano spesso in luoghi di incontro, illuminando le persone riunite sotto la loro volta di luce. Il lampadario mette in relazione la lavorazione del vetro di Murano, la storia di Venezia nel commercio globale dello zucchero e le elaborate sculture di zucchero che un tempo decoravano i banchetti dei più abbienti.

Ripensando al tuo percorso con The Artist Roundtable, c’è uno scambio, un consiglio o un momento di vulnerabilità che ha cambiato il tuo modo di vedere cosa significa essere un artista oggi?

Uno dei consigli migliori che ho ricevuto è stato quello di fidarmi del mio istinto! Credo sia facile sentire la pressione di dover giustificare ogni cosa che si fa come artista oggi. Per questo continuo a tornare a quel consiglio: apre spazio all’idea inaspettata, che spesso è quella più interessante.

@sophiejolloyd_


 

Redazione GdA, 22 gennaio 2026 | © Riproduzione riservata

Altri articoli dell'autore

Dal 30 marzo all’11 luglio 2026, l’American Academy in Rome inaugura «Flight Paths», mostra che esplora le migrazioni degli uccelli e il loro legame con l’ecologia urbana. Tra pappagalli romani, reperti antichi e opere contemporanee di 20 artisti internazionali e italiani, la città si legge «a volo d’uccello», tra adattamento, urbanizzazione e sfide ambientali

Fino al 21 marzo la terza personale dell’artista romana da Francesca Antonini Arte Contemporanea esplora il dialogo tra corpo, materia e percezione

La galleria Tommaso Calabro di Venezia presenta «What we hold, what we lose», personale di Ismaele Nones (Trento, 1992), in programma a Palazzo Donà Brusa fino al 4 aprile 2026. Tra mosaici, tele e opere su tavola, il percorso mette in dialogo passato e presente attraverso la ricerca dell’artista, tra riferimenti alla storia dell’arte e riflessioni sulla condizione umana

Dal 19 febbraio al 17 maggio 2026 al Museo Diocesano Carlo Maria Martini di Milano, quattro artisti contemporanei – Stefano Arienti, Matteo Fato, Julia Krahn e Danilo Sciorilli – reinterpretano il capolavoro fiammingo, offrendo nuove prospettive senza tradire la forza visiva e spirituale dell’opera storica

Sophie Lloyd: un ricamo di zucchero e luce | Redazione GdA

Sophie Lloyd: un ricamo di zucchero e luce | Redazione GdA