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Luca Zuccala
Leggi i suoi articoliCominciamo dall’ultima «maratona» nella sede milanese, le cinque ore di fila da battitore nell’asta An Italian Collecting Journey. 16th-20th Century Paintings and Decorative Arts del 25 settembre scorso. Com’è andata?
È stata definitivamente una maratona! Ma è stato speciale portare in asta qualcosa di diverso dal nostro tradizionale repertorio milanese di arte moderna, contemporanea, design e gioielli: questa vendita rappresentava una sfida nuova, con oggetti e tematiche capaci di parlare a un pubblico ampio e trasversale. Le cinque ore all’asta sono solo la punta dell’iceberg. Dietro c’è un enorme lavoro di preparazione, di coordinamento e di ricerca da parte del team, italiano e internazionale. Il risultato finale (4,1 milioni di euro, con il 94% di venduto) è stato una grande soddisfazione: il mercato ha dimostrato che quando l’offerta è di qualità e raccontata nel modo giusto, anche qualcosa di inusuale riesce a catturare l’interesse dei collezionisti e del pubblico.
Qualità, selezione, narrazione, valori coerenti. Formula che fotografa la realtà del sistema.
Il mercato è diventato più selettivo, maturo e attento alla qualità. Alla fine, tutto si riduce a una cosa: quando ci sono opere di qualità e stime coerenti, il mercato reagisce. Le persone hanno ancora voglia di acquistare, di collezionare arte e oggetti di bellezza e rarità.
Prossime mosse «italiane»?
Continueremo ad ampliare la nostra offerta, come abbiamo fatto con successo nel settore degli Old Master, grazie a vendite come questa e come la Collezione Pratesi (4,2 milioni di euro, nel marzo 2023). Anche se si tratta di un mercato che negli ultimi vent’anni ha subito importanti trasformazioni, l’Italia resta il punto di riferimento per il 70-80% delle opere antiche: è una parte fondamentale del nostro patrimonio artistico e culturale. Al contempo, continueremo a crescere nel settore dell’arte moderna e contemporanea, che rappresenta il cuore del nostro business in Italia. È un segmento vitale, dinamico e sempre più aperto al dialogo internazionale, ed è lì che vediamo le maggiori opportunità di sviluppo nei prossimi anni.
Prossimo appuntamento «moderno-contemporaneo» a Palazzo Serbelloni?
Il 26 novembre. Siamo nel pieno della preparazione del catalogo d’asta, ma abbiamo già confermato due bellissimi Fontana e un’importante selezione di artisti internazionali. Abbiamo un team esperto di specialisti a Milano, guidato da Marta Giani, dedito a portare sul mercato opere che conquisteranno i nostri collezionisti.
Si sente il buon vento dell’Iva al 5%?
Sì, ci aiuta concretamente nel nostro lavoro di sourcing, perché rende molto più competitivo acquistare e vendere opere d’arte sul territorio nazionale.
Che cos’altro servirebbe per rendere definitivamente il Paese un hub europeo per il mercato?
Sarebbe utile adottare un approccio più sistematico alla circolazione delle opere d’arte, poiché i criteri attuali possono risultare piuttosto complessi e variabili. Una maggiore trasparenza e definizione contribuirebbero semplicemente a facilitare la circolazione di un maggior numero di opere d’arte, senza compromettere la tutela del patrimonio culturale italiano.
Che cosa rappresentano per Sotheby’s l’Italia e Milano?
L’Italia occupa un posto speciale per Sotheby’s. Siamo l’unica casa d’aste internazionale a organizzare vendite direttamente nel Paese, e questo ci dà un legame unico con il territorio e con i collezionisti italiani. Milano sta vivendo un momento di grande vitalità economica e culturale, un vero e proprio boom di nuovi residenti internazionali, imprenditori, collezionisti, professionisti della finanza. C’è nuova ricchezza che arriva in città e un pubblico sempre più giovane e globale che si avvicina al collezionismo. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una chiara internazionalizzazione del mercato italiano: le nostre aste a Milano attirano ormai collezionisti e venditori da tutta Europa, dagli Stati Uniti, dal Medio Oriente e dall’Asia. La città si è consolidata come un punto di incontro tra cultura, moda, design e finanza. Ha quell’energia della grande metropoli ma con un tocco di dolce vita.
E Londra? Dopo gli anni di crisi post Brexit sembra si stia riaccendendo qualcosa, penso agli 84 milioni di sterline delle vostre aste di giugno, ai 48 milioni della Evening Sale del 16 ottobre e soprattutto ai «guanti bianchi» della Collezione Karpidas di settembre da 101 milioni di pound…
L’atmosfera durante la Frieze Week (13-19 ottobre) è stata elettrizzante. La città ha saputo adattarsi e innovare, come sempre. Oggi siamo tutti familiari con la «nuova» realtà e abbiamo imparato a muoverci al suo interno. Offerenti provenienti da Usa, Europa, Sud America e Asia hanno partecipato in massa alle nostre Evening e Day Sales. Lo testimonia l’attenzione rivolta ai capolavori di Bacon (tra cui «Portrait of a Dwarf», conteso da cinque buyer per oltre 20 minuti e volato a 13,1 milioni di sterline) e le voci ultracontemporanee a catalogo, come quella di Lucy Bull (il cui «9:59» è stato aggiudicato a 1,3 milioni). La vendita dei 17 «iPad drawing» di David Hockney, «The Arrival of Spring», ha registrato risultati eccezionali, raddoppiando la stima alta fino a raggiungere 6,2 milioni e stabilendo diversi nuovi record per l’artista. Tirando le somme, dallo scorso marzo Sotheby’s Londra ha totalizzato vendite per quasi 250 milioni di sterline nell’arte moderna e contemporanea.
La palla passa ora dall’altra parte dell’Atlantico. Novembre è il mese degli incanti di New York. Che cosa aspettarsi dal «nuovo» Breuer targato Sotheby’s?
È un momento davvero entusiasmante, l’8 novembre ci prepariamo alla grande apertura della nostra nuova sede di New York, nello storico edificio appartenuto al Whitney Museum. Il nuovo spazio ospiterà gallerie e ambienti espositivi all’avanguardia, concepiti per presentare al meglio l’intera offerta di Sotheby’s, mantenendo intatta l’essenza architettonica di questo capolavoro del modernismo. Parliamo spesso della provenienza di un’opera d’arte, ma nel caso del Breuer non potrebbe esserci una storia più ricca: l’edificio ha accolto le collezioni del Whitney, del Metropolitan e del Frick.
Quali opere e collezioni inaugureranno la nuova sede?
Presenteremo collezioni straordinarie, tra cui la Leonard Lauder Collection, con una stima complessiva superiore ai 400 milioni di dollari, guidata dal celebre «Ritratto di Elisabeth Lederer» di Gustav Klimt, stimato oltre 150 milioni di dollari. Seguiranno la Jay e Cindy Pritzker Collection, con capolavori di Van Gogh, Gauguin, Matisse e Beckmann, ed Exquisite Corpus, una collezione privata che riunisce oltre 80 capolavori surrealisti, tra cui spicca un autoritratto di Frida Kahlo del valore stimato tra 40 e 60 milioni di dollari, destinato a stabilire un nuovo record d’asta per l’artista.
Idealmente siamo ora sulla Madison, tempio del lusso newyorkese. La domanda sorge spontanea: salute e orizzonti del segmento Luxury?
Abbiamo appena presentato in Italia la nostra asta di Fine Jewels & Watches, che ha registrato ancora una volta risultati straordinari (6 milioni di euro), grazie al lavoro di un eccezionale gruppo di specialisti. Si tratta di un appuntamento che continua a crescere anno dopo anno, affermandosi ormai come una delle nostre vendite di punta. La nostra divisione Luxury continua a svilupparsi in parallelo con le vendite di Global Fine Art, e i due mondi si alimentano a vicenda. Vediamo infatti un’importante sovrapposizione tra i collezionisti tradizionali di Fine Art e quelli di Luxury. È interessante notare che i collezionisti di automobili sono spesso tra i più attivi anche in categorie come orologi, arte contemporanea, sport e vini, ma il legame più forte con l’arte, curiosamente, è proprio con i collezionisti di orologi.
Restando in tema: quanto valgono oggi le private sales?
Lo scorso anno abbiamo registrato un totale di 1,4 miliardi di dollari nelle vendite private, il secondo risultato più alto nella storia della società, con un incremento del 17% rispetto al 2023. Quest’anno, abbiamo già facilitato varie importanti vendite private sia in Italia che a livello globale. Le private sales e le aste rappresentano per noi due anime complementari dello stesso lavoro: si rafforzano a vicenda e ci permettono di offrire ai clienti la massima flessibilità, riservatezza e opportunità di successo.
Lusso, vendite private, nuove sedi… Manca un solo elemento per il poker: il Medio Oriente.
Stiamo registrando dalla regione una partecipazione sempre più significativa alle vendite internazionali. Sotheby’s è presente in Medio Oriente già da diversi anni, ma negli ultimi mesi abbiamo accelerato le nostre attività: dalla prima vendita in Arabia Saudita all’inizio di quest’anno, al successo della mostra itinerante ad Abu Dhabi, dove abbiamo portato in mostra opere per un totale di 150 milioni di dollari, la più importante mostra mai realizzata da Sotheby’s nella regione. E questo è solo l’inizio: abbiamo in programma iniziative di assoluto livello. Il Medio Oriente è un territorio straordinario, con musei eccezionali e una base di collezionisti in costante crescita. Vale la pena ricordare gli ottimi risultati della nostra asta di Modern & Contemporary South Asian Art a Londra: 19 milioni di sterline in totale, cinque volte la stima di pre asta.
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