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Mauro Zanchi
Leggi i suoi articoliSecondo il collettivo Alterazioni Video, l'Incompiuto si configura come la chiave ermeneutica fondamentale per interpretare l'architettura del settore pubblico in Italia dal secondo dopoguerra a oggi. L'estensione capillare sul territorio e una singolare audacia formale lo rendono un elemento essenziale per decifrare la storia nazionale degli ultimi quarant'anni, periodo in cui la compiacenza di numerosi consigli comunali ha generato uno stile capace di riflettere fedelmente la natura multiforme della cultura che lo ha favorito. Questi progetti incompleti emergono come le rovine della modernità, monumenti nati paradossalmente dall'entusiasmo creativo del laissez-faire durante una stagione di crescita economica, che aveva garantito agli italiani un'inedita tranquillità finanziaria; in quel contesto, l'immaginazione e l'esuberanza sono state le forze motrici di una riconfigurazione territoriale che dalla Sicilia si è propagata all'intera penisola.
L'incompiuto si è così imposto come un'aggiunta incisiva e radicalmente diversa al paesaggio, celebrando una conquista dello spazio vitale determinata e senza compromessi, frutto di un rapporto appassionato e magnetico con la propria terra. Sotto il profilo formale, questo stile si basa sull'esecuzione parziale seguita da continue modifiche che generano nuovi slanci di attività, definendo un processo temporale, una danza di decisioni, che narra la munificenza speculativa e l'ambizione di siti che, seppur privi di uno scopo immediato, dominano l'orizzonte come archi di trionfo. In questo scenario, la vegetazione naturale interagisce sinesteticamente con le strutture, riappropriandosi dei luoghi attraverso una simbiosi potente tra cemento, ferro, fichi e cactus, definendo un posizionamento geografico e storico inequivocabile. Il cemento armato, materia duratura e struttura portante della modernità, ne costituisce l'anima vibrante, capace di assimilare i segni dell'erosione e del tempo, assumendo sfumature che rendono ogni opera unica.
Nell'incompiuto siciliano, il conflitto antico tra forma e funzione trova un'inedita risoluzione: la mancanza di utilità pratica eleva l'edificio a forma d'arte, trasformando lo spazio in un luogo contemplativo aperto all'immaginazione dei cittadini, dove i sintomi della società contemporanea vengono incarnati in strutture di rappresentanza ufficiale. Questo fenomeno, che ha segnato profondamente il suolo e il corpo del Belpaese, poggia su basi etiche ed estetiche che richiedono un'osservazione rigorosa, ponendosi come simbolo di un potere politico che si intreccia indissolubilmente con la sensibilità artistica. I progetti rimasti in sospeso sono terminazioni nervose di un organismo sociale complesso, nate dall'unione tra l'esuberanza creativa e l'antica abilità oratoria di un popolo che, pur attraversato da innumerevoli conquiste, non si è mai realmente sottomesso, trasformando la propria resilienza in un generoso sostegno finanziario alle naturali e incessanti pulsioni artistiche della Sicilia.
Alterazioni Video, Viadotto San Giacomo dei Capri, Vomero, Napoli, 2018
Avete definito l’Incompiuto come il più importante stile architettonico italiano dal dopoguerra a oggi. In che modo questa catalogazione ha cambiato la percezione della maggioranza delle comunità locali?
Le comunità locali mesmerizzano questi luoghi, li accettano, e ci si sono pure affezionati. Sono stati anni di cantieri che hanno portato soldi, lavoro e dignità. Gli italiani hanno innato il senso dell’umorismo; nessuno si è mai offeso. Pochi odiano questi posti perché sono stati fonte di guadagno.
Voi parlate di estetica nel senso etimologico di aisthetikós (percezione). In un periodo storico ossessionato dal decoro urbano e dal greenwashing, come si pone lo Stile Incompiuto in alternativa radicale alla pulizia formale delle nostre città?
L’incompiuto, a differenza degli esempi che fai, è sincero. È più umano di una banca, più vero di un grattacielo di aiuole. È l’oggetto senza il packaging. Siamo sbagliati, siamo incompiuti fino al giorno in cui moriamo, ma facciamo finta di niente tra un parrucchiere e una macchina lucida. L’incompiuto ci aiuta a essere fieri di quello che siamo; ci ricorda che va bene essere sbagliati.
Nel testo del libro Incompiuto: La nascita di uno Stile (Humboldt Book, 2018), si parla del Ponte sullo Stretto come della forma «altra» di Incompiuto: un’opera immateriale che esiste nel discorso politico ma non nel paesaggio fisico. Come si inserisce questo «Incompiuto 2.0» nella vostra mappatura?
Ogni incompiuto ha avuto un’importante fase teorica e visionaria che ne ha giustificato la realizzazione. Il ponte non è diverso. L’aspetto visionario lascia intravedere la possibilità di un nuovo incompiuto in divenire. I cantieri dell’incompiuto rimangono eternamente aperti: un tempo sospeso che contrasta la caducità delle nostre vite.
L’analogia con il Gattopardo suggerisce che si costruisce per non cambiare nulla, per mantenere lo status quo dei flussi di denaro. L’Incompiuto è una forma di resistenza travestita da slancio verso il futuro?
È il riflesso sincero dell’animo umano. Non è di destra né di sinistra. Rimangono incompiute le teorie politiche, le ricerche scientifiche, le operazioni finanziarie. I derivati, gli swaps, le opzioni creano in finanza un ciclo interminabile di azioni incompiute. Noi abbiamo solo evidenziato l’aspetto più evidente di questa condizione umana.
Avete affermato che, se completate, molte di queste opere sarebbero risultate ancora più dannose. L’incompletezza può essere letta come un meccanismo di difesa inconscio del territorio contro una modernità mal progettata?
Il territorio accetta chi lo abita, non si oppone. Dovremmo imparare dalla natura a essere più inclusivi. Credo che la natura non si difenda, ma accetti ciò che succede senza giudicarlo. L’arte non ha un uso utile o dannoso se non quello di ricordarci che moriremo. Ogni opera d’arte di valore è un dialogo con la morte.
Alterazioni Video, Variante alla SR 429, Castelfiorentino Firenze, 2018
Secondo Wu Ming, l'Incompiuto realizza il sogno liberista, la struttura senza l'utente. Pensate che siano le fondamenta di una nuova forma di spazio pubblico, libero dalla funzione?
Se la gente capisce che gli spazi pericolosi del controllo e della propaganda sono quelli perfettamente finiti e tirati a lucido, allora sì che stiamo reagendo all’omologazione fascistoide della modernità populista. L’incompiuto ci ricorda che dovremmo diffidare delle opere perfette, perché non è vero che il lavoro rende liberi…
Nella nuova edizione del libro, il vostro contributo si intitola «Per troppo amore». È un titolo spiazzante. Questo amore è rivolto all'oggetto in sé o alla libertà che quell'oggetto, avendo perduto la sua funzione iniziale, paradossalmente concede al nostro sguardo?
Per troppo amore roviniamo le nostre vite. L’amore come parola è velenoso, cerca di imbrigliare un sentimento che va al di là delle definizioni. L’amore per il proprio portafogli, per la propria terra, per la bellezza... è probabilmente la causa di tutte le guerre.
Qual è il passo successivo? Esiste una «terza via» di riutilizzo creativo?
Il riutilizzo creativo dell’esistente è la chiave per l’immortalità. Non esiste il rischio che un incompiuto diventi banale come un supermercato; per questo sono luoghi speciali.
Se l'Incompiuto è una «potenziale grammatica del presente», cosa possiamo progettare oggi che non sia ossessionato dalla «perfezione»?
Basterebbe non vendere tutto a interessi societari per un facile tornaconto personale. Almeno questi luoghi sono liberi dal corporate, dalla pubblicità e pure dalla religione. Finalmente luoghi per la contemplazione e la meditazione, dove uomo e natura si incontrano senza scopi. Mi verrebbe da dire quasi luoghi sacri.
In che modo l'occhio di Gabriele Basilico si è intrecciato con la vostra estetica?
Basilico era il fotografo paesaggista più bravo che c’era; ci ha insegnato a guardare. A fermarci e guardare. Un vero maestro!
Che tipo di archeologia lasceremo ai posteri? L'Incompiuto può essere l'ultima forma di resistenza fisica contro l'accelerazione del capitalismo digitale?
Inutile romanticizzare. Lasceremo tratti delle nostre debolezze e umanità. L’incompiuto è un luogo dove l’accelerazione rallenta, la strada finisce, il telefono non prende. Non come resistenza, ma come apertura verso qualcos’altro. Sfuggite le necessità di schierarvi. L’incompiuto guarda all’infinito. Panta rei!
Alterazioni Video, Viadotto Barche, Bomba, Chieti, 2018
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