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Carla Cerutti
Leggi i suoi articoliGianfranco Frattini (1926-2004) è stato tra gli architetti e designer più significativi del Novecento italiano. Formatosi alla scuola del Razionalismo del Politecnico di Milano acquisisce, come allievo di Piero Portaluppi e di Gio Ponti, un approccio funzionale al progetto. Non a caso inizia l’attività di designer per creare quei prodotti utili ai suoi progetti che non trovava sul mercato. Socio fondatore dell’ADI e membro del comitato direttivo della Triennale, Frattini ha operato in diversi ambiti, dal design alla ricerca tessile agli interni domestici.
In occasione del centenario della sua nascita, a maggio scorso è stato presentato a Milano, nella sede dell’ADI Design Museum, il catalogo ragionato delle sue opere di design dal 1953 al 2003, parte della collana che Silvana Editoriale dedica da circa 10 anni ai grandi maestri del design italiano. Curato da Silvana Annicchiarico in collaborazione con lo Studio/Archivio Gianfranco Frattini, il volume si apre con un’ampia introduzione della curatrice che illustra le varie fasi della vita professionale di Frattini, partendo dalla formazione universitaria e da quella, fondamentale, presso lo studio di Gio Ponti, dove impara l’importanza del dettaglio, della lavorazione, dei materiali e sviluppa un approccio pratico, un metodo quasi artigiano.
Gianfranco Frattini. Courtesy Studio Archivio Gianfranco Frattini
Credenza modello 503 di Gianfranco Frattini per Bernini, anni Sessanta. Courtesy Studio Archivio Gianfranco Frattini
Il racconto, puntuale e coinvolgente, prosegue con le varie partecipazioni alle Triennali dagli anni Cinquanta agli Ottanta, con l’apertura del primo studio in via Lanzone nel 1955 e il trasferimento in via Sant’Agnese nel 1978: «Se via Lanzone era stata la sede della formazione autonoma, via Sant’Agnese è il luogo della piena maturità: un ambiente che incarna il rifiuto del superfluo, la fiducia nella costruzione lenta, l’appartenenza a una modernità che non ha bisogno di dichiararsi per essere riconosciuta». Un ampio paragrafo è dedicato all’incontro fondamentale con Cesare Cassina nel 1954, incontro dal quale nascerà una lunga e proficua collaborazione, definito dallo stesso Frattini un fatto «assolutamente eccezionale» in una società in cui «tutto o quasi si sacrifica al consumo». Reciprocità allo stato puro è anche il sodalizio con Pierluigi Ghianda, maestro artigiano del legno di altissimo livello. Dal loro dialogo e confronto serrato nasceranno capolavori come il tavolo Kyoto del 1974. Altrettanto importante il rapporto con la Bernini, «fra le prime aziende italiane del dopoguerra a intuire che il mobile moderno ha bisogno di tenere insieme precisione tecnica e tradizione artigiana».
Un’attenta disamina è dedicata al rapporto di Frattini con la luce, che lui considera parte dell’ossatura architettonica, un mezzo per costruire lo spazio, non coincide con la lampada ma riguarda lo spazio stesso. Non a caso nel 1970 concepisce, insieme a Livio Castiglioni per Artemide, la «Boalum», un oggetto indefinibile, «lampada, scultura, serpente luminoso che porta la luce oltre la staticità del paralume». Quindi Annicchiarico analizza il rapporto particolare di Frattini con i cassetti, onnipresenti in molti suoi progetti, e con il colore, per passare alla fortuna critica e all’epoca dell’ombra che coincide con gli anni Ottanta e Novanta, quando il design cambia linguaggio e diventa spettacolare, mentre Frattini rimane fedele a sé stesso, asciutto e rigoroso, essenziale e discreto.
Dalla sua scomparsa nel 2004 inizia il tempo della riscoperta che coincide con numerose riedizioni, mostre e questo catalogo ragionato (che ne rende finalmente giustizia con le sue 421 schede suddivise per decenni, dall’esordio e gli interni su misura degli anni ’50 alle ultime collaborazioni e prototipi degli anni ’90, tutte corredate di foto e molte anche di progetti. Completa il volume un godibile scritto di Stephen Bayley, «Omaggio al fare», dedicato alla figura, al carattere e allo charme di Gianfranco Frattini, «persona posata ma appassionata ed esigente, con idee molto chiare su tutto», e da una capillare biografia, «Le dimensioni della memoria», redatta con amorevole attenzione dalla figlia, Emanuela Frattini Magnusson.
Gianfranco Frattini. Design 1953-2003. Catalogo ragionato
a cura di Silvana Annicchiarico, Edizione bilingue italiano-inglese, 500 ill., 416 pp., Silvana Editoriale, Milano 2026, 90 €
La copertina del volume
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