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L’installazione «Agali Awamu (Togetherness)», 2022, di Leilah Babirye al Brooklyn Bridge Park di New York

Foto: Maurita Cardone

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L’installazione «Agali Awamu (Togetherness)», 2022, di Leilah Babirye al Brooklyn Bridge Park di New York

Foto: Maurita Cardone

Un centenario difficile per il Black History Month nell’attuale clima politico degli Stati Uniti

Al di là dell’Atlantico febbraio è il mese dedicato al contributo degli afrodiscendenti alla storia americana, dalla guerra d’indipendenza al movimento per i diritti civili. Ma ora la ricorrenza rischia di restare in ombra

Maurita Cardone

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Negli Stati Uniti febbraio è il mese dedicato al contributo degli afrodiscendenti alla storia americana. Quest’anno il Black History Month compie 100 anni, ma nell’attuale clima politico la ricorrenza rischia di restare in ombra. Nata nel 1926 come Negro History Week su iniziativa dell’Association for the Study of African American Life and History (Asalh), la settimana di celebrazioni fu estesa a un intero mese negli anni ’70, diventando un appuntamento istituzionale per scuole, musei e comunità. Il centenario di questa ricorrenza è un traguardo culturale attraverso il cui filtro la società americana è chiamata a riflettere sul modo in cui la storia viene narrata e celebrata.

Tuttavia, le nuove politiche «anti woke» di Donald Trump hanno cercato di ridurre la visibilità e l’enfasi delle celebrazioni dedicate alla storia afroamericana e ai diritti civili. Uno degli esempi più clamorosi è la decisione del Department of the Interior di eliminare dal calendario 2026 del National Park Service alcune giornate di ingresso gratuito nei parchi nazionali associate alle celebrazioni della storia afroamericana. Per la prima volta, infatti, Martin Luther King Jr. Day (celebrato il terzo lunedì di gennaio per onorare il leader dei diritti civili) e Juneteenth (che commemora la liberazione degli ultimi schiavi negli Stati Uniti) non sono giornate di ingresso gratuito come avvenuto in anni precedenti. Al loro posto è stata aggiunta una nuova giornata gratuita, il 14 giugno, coincidente con la Giornata della Bandiera e con il compleanno di Trump. La scelta ha innescato forti critiche, con leader civici e politici che denunciano un tentativo di marginalizzare momenti chiave della memoria collettiva americana, riducendo al contempo lo spazio pubblico per la riflessione sulla lotta per l’uguaglianza. Il clima di tensione si riflette anche nelle relazioni tra il Governo federale e le principali istituzioni culturali. La Smithsonian Institution, la più grande rete museale e di ricerca degli Stati Uniti, che comprende 21 musei, è da tempo sotto scrutinio. A partire dal 2025 la Casa Bianca ha avviato una revisione interna delle mostre e dei programmi della Smithsonian, con l’obiettivo dichiarato di «garantire l’allineamento con la direttiva del presidente di celebrare l’eccezionalità americana, rimuovere le narrazioni divisive o partigiane e ripristinare la fiducia nelle nostre istituzioni culturali condivise», come si legge nella lettera inviata dalla Casa Bianca a otto musei appartenenti alla Smithsonian. Minimizzare aspetti critici della storia americana, come la schiavitù e la segregazione razziale, è tra i risultati sperati, anche se ci si aspetta che altre pagine di storia possano essere opportunamente «ritoccate», come è già stato fatto alla National Portrait Gallery, dove riferimenti alle due procedure di impeachment contro Trump sono stati rimossi dai pannelli illustrativi.

Tra i musei sottoposti a revisione c’è il National Museum of African American History and Culture (Nmaahc), primo museo nazionale dedicato esclusivamente alla storia e alla cultura afroamericana, che nel 2026 celebra anche il decimo anniversario della sua apertura. Nonostante le pressioni, il museo ha in programma eventi speciali per celebrare il centenario del Black History Month. A gennaio ha inaugurato una mostra dedicata alla storia e al lavoro di ricerca degli Historically Black Colleges and Universities (Hbcu), istituzioni educative storicamente nere che sono da sempre il motore della vita intellettuale afroamericana e che hanno avuto un ruolo centrale sia nei movimenti abolizionisti che in quelli per i diritti civili. La mostra, dal titolo «At the Vanguard: Making and Saving History at Hbcus», mette in luce l’eredità storica e culturale di queste istituzioni attraverso manufatti, opere d’arte, documenti storici, manoscritti di importanti opere letterarie e contenuti multimediali 

Accanto al Nmaahc, altri musei e spazi culturali negli Stati Uniti hanno programmato mostre, tour e attività legate al Black History Month. Il Banneker-Douglass-Tubman Museum in Maryland presenta fino al 16 gennaio 2027 «She Speaks: Black Women Artists and the Power of Historical Memory», una mostra che esplora 250 anni di arte prodotta da donne nere. Istituzioni indipendenti come il National Underground Railroad Freedom Center di Cincinnati, The African American Museum in Philadelphia e il California African American Museum organizzano tour tematici, performance e conversazioni che spaziano dalle arti alla storia sociale e civile. In generale, tuttavia, la sensazione è che questo centenario sarà decisamente sottotono e che se fosse caduto sotto un’altra presidenza avrebbe avuto tutt’altra visibilità. Nel 2026, il Black History Month si celebra in un contesto in cui la memoria storica si intreccia con le tensioni politiche contemporanee. In un Paese quanto mai polarizzato sul significato e sugli insegnamenti del proprio passato, ricordare la storia e celebrare il contributo di quel circa 14 per cento della popolazione americana che ha radici in Africa e che da quel continente fu portata in catene finisce per diventare un gesto politico sgradito a un’amministrazione sempre più incline a piegare i fatti alla propria narrazione.  

Aaron Douglas, «Aspects of negro Life: From Salvery through reconstruction», 1934. Installazione Harlem Renaissance, Metropolitan Museum of Art

Maurita Cardone, 20 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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