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Maurita Cardone
Leggi i suoi articoliAnche tra i newyorkesi sono in pochi a sapere che, una volta, nell’area di Manhattan in cui fino al 2001 sorgevano le Twin Towers e in cui oggi i turisti si affollano intorno al memoriale dell’11 settembre, c’era solo mare. Qui approdavano le imbarcazioni dei primi esploratori olandesi in cerca di nuove rotte commerciali. Solo più tardi, con la rapida espansione della metropoli che sarebbe diventata la città più popolosa del Nord America, la terra scavata per fare posto alle fondazioni dei nuovi palazzi venne utilizzata per espandere la linea di costa dell’isola e guadagnare così terreno creando interi nuovi quartieri. Proprio in questa terra di riempimento, durante i lavori di scavo della metropolitana, nel 1916 fu rinvenuto il relitto di un’antica nave. Allora gli archeologi ipotizzarono che si trattasse della celebre Tyger, un veliero olandese condotto oltreoceano dal navigatore Adriaen Block nel 1613 che, prima di ripartire verso l’Europa, si incendiò e affondò proprio nelle acque in cui il fiume Hudson sfocia nella baia di New York.
I resti lignei ritrovati nel 1916, una controchiglia e tre travi, furono prima esposti nel vicino Aquarium di New York e successivamente donati al Museum of the City of New York (Mcny). Questo stesso museo ha ora avviato un progetto di ricerca in collaborazione con studiosi olandesi per determinare se quei resti siano realmente della Tyger. Il Mcny lavorerà insieme alla Rijksdienst voor het Cultureel Erfgoed (Rce), l’Agenzia olandese per il patrimonio culturale, con l’obiettivo di applicare metodi scientifici avanzati per determinare con maggiore precisione l’età, l’origine e la funzione dei materiali lignei. Gli studiosi utilizzeranno analisi dendrocronologiche e tecniche per l’identificazione delle specie di legno, per escludere o confermare un collegamento con le pratiche costruttive navali olandesi del primo Seicento.
Martijn Manders, responsabile del Programma Internazionale per il Patrimonio Marittimo della Rce, commenta: «Gli anelli degli alberi di cui sono composti i resti possono rivelare sia la data sia la provenienza del legno e, se non possono dirci esplicitamente se si tratta della Tyger, possono certamente rivelare se non lo è. Adotteremo quindi un approccio basato sull’esclusione». Combinando scienze naturali e storia documentaria, gli studiosi vogliono superare il condizionamento delle interpretazioni basate unicamente sull’associazione geografica. Per la direzione del museo, la ricerca rappresenta anche un’importante occasione per inserire i resti entro un quadro più ampio di interazioni culturali e commerciali tra Europa e Nord America nei primi decenni del colonialismo moderno, un momento in cui la nascente New York era crocevia di culture, commercio ed esplorazione. Il progetto, oltre a ridefinire l’identità del relitto, promette di arricchire la comprensione delle tecniche di costruzione navale del periodo e di stimolare nuovi confronti tra la storia materiale dei reperti archeologici e le fonti storiche scritte.
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