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Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliUna recente indagine scientifica su un antico dente bovino riapre il dibattito sulle origini delle «bluestones» di Stonehenge e sui metodi impiegati per trasportarle in loco. Lo studio pubblicato sul «Journal of Archaeological Science» suggerisce che la mucca, vissuta oltre 4mila anni fa, potrebbe essere originaria del Galles, la stessa regione da cui si ritiene provengano le pietre del monumento.
Il molare in questione, rinvenuto nel 1924 nei pressi dell’ingresso meridionale del sito, si è conservato all’interno di una mandibola risalente all’incirca al 2900 a.C., periodo che coincide con la fase iniziale della costruzione di Stonehenge. Oggi, grazie alle sofisticate analisi isotopiche condotte da ricercatori del British Geological Survey, dell’University of Cardiff e dello University College di Londra, quel piccolo reperto animale si rivela una preziosa chiave per comprendere i movimenti e le pratiche delle comunità neolitiche.
Dagli isotopi di ossigeno e carbonio contenuti nello smalto del dente gli studiosi sono riusciti a ricostruire parte della vita dell’animale, tracciando la sua alimentazione stagionale (foraggio del bosco in inverno e pascoli aperti in estate) muovendosi tra diversi paesaggi. Ancora più rivelatori sono stati gli isotopi di stronzio e piombo: questi ultimi, i cui livelli sono compatibili con il metabolismo di un animale femmina durante la gravidanza, hanno rivelato la presenza di elementi tipici di aree geologiche molto antiche, in particolare quelle del Galles meridionale. «Un indizio che colloca le prime fasi di vita della mucca proprio nelle terre dove si trovano le stesse rocce da cui provengono i megaliti», spiega la geochimica Jane Evans.
«Questi risultati rafforzano l’ipotesi di un legame diretto tra la piana di Salisbury e il Galles sud-occidentale, spiega Michael Parker Pearson, archeologo dell’Ucl e tra i massimi esperti del sito. Ci spingono a considerare la possibilità che il bestiame non fosse solo fonte di cibo o simbolo rituale, ma potesse anche avere un ruolo attivo nel trasporto delle pietre».
Per Richard Madgwick, professore all’Università di Cardiff, questo tipo di indagine apre scenari nuovi nello studio di grandi siti archeologici: «Troppo spesso le grandi narrazioni dominano la ricerca nei principali siti archeologici, ma questo approccio biografico, concentrato su un singolo animale, aggiunge una prospettiva del tutto nuova alla storia di Stonehenge».
I denti di mucca analizzati. Photo: British Geological Survey
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