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Francesco Bertos (?) (notizie 1706 - 1739) già attribuita ad Agostino Fasolato Caduta degli angeli ribelli , 1725 - 1730 ca marmo di Carrara, 168 x 80 x 81 cm Collezione Intesa Sanpaolo Gallerie d'Italia - Vicenza Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / foto Valter Maino, Vicenza

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Francesco Bertos (?) (notizie 1706 - 1739) già attribuita ad Agostino Fasolato Caduta degli angeli ribelli , 1725 - 1730 ca marmo di Carrara, 168 x 80 x 81 cm Collezione Intesa Sanpaolo Gallerie d'Italia - Vicenza Archivio Patrimonio Artistico Intesa Sanpaolo / foto Valter Maino, Vicenza

Un vortice di angeli e demoni scolpito nel marmo: uno dei capolavori assoluti della scultura mondiale è a Vicenza

Un unico blocco di marmo di Carrara, quasi sessanta figure intrecciate in una composizione vertiginosa e una delle prove più sorprendenti della scultura europea del Settecento. Alle Gallerie d'Italia di Vicenza la Caduta degli angeli ribelli, oggi attribuita a Francesco Bertos, trova una nuova collocazione permanente grazie a un allestimento illuminotecnico che ne amplifica la complessità formale e narrativa, affiancato da un percorso inclusivo con riproduzioni tattili, modelli 3D e contenuti immersivi.

Ginevra Borromeo

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Tra i grandi virtuosismi della scultura europea del Settecento esiste un'opera che continua ancora oggi a suscitare stupore per la sua complessità tecnica e per la sua straordinaria capacità narrativa. È la Caduta degli angeli ribelli, monumentale gruppo scultoreo oggi conservato alle Gallerie d'Italia di Vicenza, recentemente restituito alla mano di Francesco Bertos, protagonista ancora poco conosciuto della scultura barocca veneta.

L'opera, appartenente alle collezioni di Intesa Sanpaolo, è oggi esposta stabilmente in una sala completamente ripensata, dove un sofisticato progetto illuminotecnico firmato da Pietro Palladino restituisce tutta la forza teatrale della composizione. Il nuovo allestimento non si limita a valorizzare il capolavoro: ne propone una lettura inedita, accompagnando il visitatore all'interno di una delle più spettacolari invenzioni della plastica settecentesca.

Scolpita in un unico blocco di marmo di Carrara, la Caduta degli angeli ribelli rappresenta una vera impresa tecnica. Circa sessanta figure si intrecciano in una struttura piramidale attraversata da un moto continuo che sembra sfidare la gravità. Corpi, ali, serpenti, volti deformati e membra si avvolgono gli uni sugli altri in un vortice che trasforma il marmo in una materia apparentemente fluida.

Al vertice domina l'arcangelo Michele, con le ali spiegate e la spada levata. Sullo scudo compare la celebre iscrizione "Quis ut Deus?", "Chi è come Dio?", sintesi della vittoria dell'ordine divino sull'orgoglio di Lucifero. Alla base della composizione, invece, il principe degli angeli ribelli poggia sulle fauci spalancate del drago infernale, mentre indica con gesto di sfida il suo avversario.

Tra questi due poli si sviluppa l'intera narrazione dell'Apocalisse. Gli angeli precipitano nello spazio, si aggrappano disperatamente l'uno all'altro mentre il loro corpo si trasforma progressivamente in quello dei demoni. Il passaggio dalla luce alle tenebre diventa un movimento continuo, quasi cinematografico, che rende impossibile individuare un unico punto di osservazione privilegiato. È proprio questa costruzione dinamica a rendere il gruppo uno degli esempi più sorprendenti della cultura barocca. La scultura non è concepita per essere osservata frontalmente, ma per essere esplorata da ogni lato. Ogni rotazione restituisce nuove figure, nuovi dettagli, nuovi rapporti tra pieni e vuoti, trasformando la contemplazione in un'esperienza progressiva di scoperta.

Per lungo tempo il capolavoro fu attribuito allo scultore padovano Agostino Fasolato, come attestano le fonti settecentesche. Soltanto gli studi più recenti, sviluppati anche in occasione della mostra Inferno curata da Jean Clair nel 2021, hanno ricondotto l'opera a Francesco Bertos, artista veneziano attivo nella prima metà del Settecento e celebre tra i contemporanei proprio per la sua abilità nel creare gruppi scultorei di eccezionale complessità. La sua fama, oggi meno nota rispetto a quella di altri protagonisti del Barocco, era considerevole già nel XVIII secolo. Le cronache raccontano che il suo virtuosismo fosse tanto straordinario da attirare perfino l'attenzione dell'Inquisizione. I suoi gruppi in marmo e bronzo decoravano le raccolte delle grandi famiglie veneziane, dei Savoia, dello zar Pietro il Grande e del generale Johann Matthias von der Schulenburg, entrando nelle Wunderkammer e nelle collezioni più prestigiose dell'Europa del tempo.

La Caduta degli angeli ribelli rappresenta probabilmente il vertice assoluto di questa ricerca. L'opera impressionò profondamente i contemporanei. Giovan Battista Rossetti, nel 1765, la definì un lavoro "non tentato neppure dall'antica Grecia". Leopoldo Cicognara si interrogò su come fosse stato possibile scavare e traforare il marmo con una tale precisione. Anche Antonio Rosmini e Herman Melville ne lasciarono testimonianza, contribuendo a consolidarne la fama ben oltre i confini del Veneto.

La nuova presentazione alle Gallerie d'Italia restituisce questa complessità attraverso una regia della luce costruita come una narrazione. L'illuminazione alterna differenti scenari dinamici che fanno emergere progressivamente dettagli normalmente invisibili: un volto contratto, un'ala nascosta, il movimento di un serpente, le torsioni anatomiche delle figure. A intervalli, una luce piena restituisce invece la totalità della composizione, permettendo di coglierne l'impressionante densità plastica.

Accanto alla sala principale, un percorso dedicato amplia ulteriormente la conoscenza dell'opera. Riproduzioni tridimensionali realizzate attraverso scansioni digitali consentono anche la fruizione tattile da parte delle persone con disabilità visiva. Un modello in scala dell'intera composizione e due ingrandimenti dedicati alle figure di Michele e Lucifero permettono di comprendere da vicino la struttura del gruppo, mentre un video racconta il complesso processo di acquisizione e stampa 3D che ha reso possibile questa trasposizione.

L'inclusione non viene così interpretata come semplice accessibilità, ma come occasione per ripensare il rapporto stesso tra opera e pubblico. Il modello tridimensionale, la narrazione audiovisiva e i contenuti in lingua dei segni trasformano la visita in un'esperienza stratificata che affianca alla contemplazione estetica la conoscenza tecnica e storica. A quasi tre secoli dalla sua realizzazione, la Caduta degli angeli ribelli continua a rappresentare una delle più alte dimostrazioni della capacità della scultura di trasformare il marmo in movimento. La recente attribuzione a Francesco Bertos restituisce finalmente il capolavoro a uno dei più sorprendenti virtuosi del Settecento italiano, mentre il nuovo allestimento delle Gallerie d'Italia ne rilancia la lettura contemporanea, confermando come questa straordinaria macchina narrativa rimanga ancora oggi una delle più spettacolari invenzioni della scultura europea.

Ginevra Borromeo, 06 luglio 2026 | © Riproduzione riservata

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