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Una veduta del sito archeologico di Mohenjo-daro

Foto tratta da Wikipedia. Foto Comrogues | CC BY 2.0

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Una veduta del sito archeologico di Mohenjo-daro

Foto tratta da Wikipedia. Foto Comrogues | CC BY 2.0

Una lezione millenaria dalla Valle dell’Indo: le civiltà prosperano se si abbattono le differenze di censo

Un pool di ricercatori dell’Università di York ha analizzato le dimensioni delle abitazioni dell’antica città di Mohenjo-daro (che ora si trova in Pakistan), traendone la conclusione non solo che fosse più egualitaria di altre realtà coeve, ma che lo era diventata sempre di più

Vittorio Bertello

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Mohenjo-daro è un’antichissima città risalente all’Età del Bronzo: è situata sulla riva destra del fiume Indo, nell’attuale regione pakistana del Sindh, a 300 km a nord-nord-est di Karachi. È divisa in due settori: una cittadella e una città bassa. Sulla cittadella si trova una struttura in mattoni cotti a forma di vasca, soprannominata il Grande Bagno, un enorme granaio e uno stupa (monumento buddista per la conservazione delle reliquie), nonché un tempio buddista più tardo. Venne costruita nel corso del III millennio a.C., ed è stata abbandonata alla fine del XVIII secolo a.C., verosimilmente a causa della variazione del corso di un fiume. Ha subito poco degrado nell’età moderna, quindi il suo stato di conservazione è eccellente, ed è, di conseguenza, un’importante fonte di informazioni sulla civiltà cui apparteneva.

In uno studio pubblicato sulla rivista «Antiquity», un pool di ricercatori dell’Università di York, analizzando le dimensioni delle abitazioni nell’antica città, ha scoperto che Mohenjo-daro non solo era più «egualitaria» delle vicine città della Mesopotamia e della Grecia, ma che, di fatto, nel corso del tempo lo era diventata sempre di più.

«Mentre gli antichi Egizi costruivano piramidi per i re-dei e in Grecia si erigevano enormi palazzi a Cnosso, gli abitanti dell’Indo costruivano qualcosa di completamente diverso», rivela il dottor Adam Green, autore principale dello studio. «I dati storici dimostrano che, con il progredire della metropoli, il divario tra le abitazioni più grandi e quelle più piccole si è ridotto. Infatti, nei suoi ultimi anni, la disparità economica in questo enorme centro urbano si era ridotta a livelli tipici dei primi villaggi agricoli», aggiunge.

A Mohenjo-daro non si sono trovati templi giganteschi o tombe piene d’oro: viceversa, questa città costruì ed estese sofisticati sistemi di drenaggio rivestiti di mattoni e un assetto urbano ben organizzato. «Anziché consentire che i privilegi sociali si accentrassero nelle mani di una piccola élite, le comodità della città erano ampiamente distribuite tra le famiglie comuni», afferma Green.

Gli stessi sigilli dell’Indo, oggetti quadrati a doppia faccia che fungevano da strumenti commerciali, venivano generalmente rinvenuti nelle abitazioni comuni e non negli edifici pubblici, poiché non esistevano palazzi che monopolizzassero gli strumenti di governo. Secondo gli archeologi che hanno studiato questa realtà, quindi, è evidente che gli abitanti della città collaboravano tra loro per garantire a tutti un accesso equo a un buon tenore di vita.

Altre tracce di egualitarismo? L’uso di un sistema standardizzato di pesi e misure in tutta la regione, per esempio, che garantiva uno scambio equo per tutti i cittadini. Oppure gli investimenti in aspetti pratici, come il drenaggio e la manutenzione delle strade, che erano una dimostrazione di lavoro collettivo per il bene comune.

Mohenjo-daro quindi, secondo i ricercatori, dimostra che una società può essere tecnologicamente avanzata e altamente produttiva, e può nello stesso tempo assicurarsi che la sua prosperità sia condivisa tra molti, e non solo tra pochi. Lasciamo ancora parlare Adam Green: «Ciò che questa città possiede è di fondamentale importanza. Nel periodo in cui la disuguaglianza sembra essere minore, la produttività sembra aumentare. Ciò mette in discussione l’idea secondo cui la prosperità richieda che il potere decisionale sia concentrato nelle mani di pochi. È una lezione molto interessante per le società moderne, poiché la civiltà dell’Indo dimostra chiaramente che una società urbana può essere altamente produttiva e innovativa su larga scala, garantendo al contempo che le risorse e il potere siano equamente condivisi. In effetti, questo potrebbe essere stato essenziale per mantenere la sua prosperità nel corso dei secoli».

Vittorio Bertello, 22 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

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