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Peter Phillips nei primi anni '60

Credit Tony Evans/Getty Images

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Peter Phillips nei primi anni '60

Credit Tony Evans/Getty Images

Una storica opera di Peter Phillips, appartenuta al critico Enrico Crispolti, è in asta da Christie’s

«Motorpsycho/Ace» (1962) proviene dalla collezione privata del critico e storico dell’arte italiano, primo studioso ad aver consacrato l’artista con una monografia nel 1977

Davide Landoni

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Il prossimo 18 marzo, durante la Modern British and Irish Art Evening Sale, da Christie's andrà in asta «Motorpsycho/Ace» (1962) di Peter Phillips, un’opera che rappresenta un nodo fondamentale nella storia della Pop Art britannica e che porta con sé una provenienza di straordinario rilievo. Proviene, infatti, dalla collezione privata del critico e storico dell’arte Enrico Crispolti, primo studioso ad aver consacrato l’artista con una monografia nel 1977. Un legame storico e critico che arricchisce questa tela non solo di valore artistico, ma anche di profondità intellettuale.

Nato a Birmingham nel 1939, Peter Phillips fu uno dei talenti più precoci a emergere nel clima effervescente della Londra dei primi anni Sessanta. Entrato giovanissimo al Royal College of Art, si trovò accanto a figure come David Hockney, R. B. Kitaj, Allen Jones e Derek Boshier, ma fin dall’inizio scelse una direzione autonoma. Se molti dei suoi compagni intrecciavano la pittura con letteratura, filosofia o semiologia, Phillips guardava con decisione alla cultura visiva popolare. Pubblicità, riviste, insegne, motori, frammenti grafici. In questo si avvicinava alla sensibilità di Peter Blake, pioniere della Pop Art britannica, con cui condivideva un’adesione diretta e quasi istintiva all’immaginario della nuova cultura giovanile.

«Motorpsycho/Ace» nasce in questo contesto e ne incarna pienamente l’energia. È un dipinto di forte impatto, caratterizzato da una scala ambiziosa - ancora rara nella scena britannica del tempo - e da cromie vibranti che traducono in pittura la velocità e l’eccitazione della modernità. La scelta di lavorare su grandi dimensioni e con un linguaggio grafico incisivo avvicinava Phillips più ai protagonisti americani della Pop Art, come James Rosenquist e Tom Wesselmann, che ai suoi colleghi londinesi, pur restando saldamente radicato nel contesto britannico.

Peter Phillips, «Motorpsycho/Ace» (1962)

La storia dell’opera è poi profondamente intrecciata a quella di Enrico Crispolti, figura centrale della critica italiana del secondo Novecento. L’acquisto di «Motorpsycho/Ace» nel 1971 e la pubblicazione, sei anni dopo, della prima monografia dedicata a Phillips testimoniano come questo lavoro sia stato non solo collezionato, ma compreso e sostenuto in un percorso critico che ha contribuito a consolidarne la fortuna in Europa. La provenienza dalla collezione Crispolti aggiunge oggi al dipinto uno spessore ulteriore: è la traccia concreta di uno sguardo che ha riconosciuto, con anticipo, l’importanza storica di quell’esperienza.

L’attualità dell’immaginario di Peter Phillips è confermata anche dalla sua capacità di attraversare le generazioni. Un suo lavoro del 1961, «War/Game», è stato scelto come copertina dell’album «Room on Fire» della band The Strokes, episodio che dimostra come la forza iconica della sua pittura continui a dialogare con la cultura visiva contemporanea, ben oltre i confini del sistema dell’arte.

In un mercato sempre più attento alla qualità storica e alla solidità delle provenienze, «Motorpsycho/Ace» rappresenta dunque un’occasione rara. Non soltanto un’opera emblematica della prima Pop Art britannica, ma un dipinto che racchiude in sé la freschezza pionieristica dei suoi esordi e la legittimazione critica di uno dei più autorevoli studiosi europei del secondo Novecento.

Davide Landoni, 25 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

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