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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliMilano accoglie una nuova iniziativa nel panorama dell’arte contemporanea con l’arrivo di un progetto curatoriale firmato VILLEPIN nella Chiesa di San Vittore e 40 Martiri, nel quartiere di viale Lucania. L’inaugurazione segna l’avvio di un programma espositivo a lungo termine che utilizza l’ex edificio religioso come sede per mostre e interventi site-specific, in uno spazio ancora parzialmente in restauro. VILLEPIN, galleria fondata da Arthur de Villepin nel 2019, ha base principale a Hong Kong e un’attività distribuita tra Europa e Asia. L'iniziativa milanese prevede un programma che combina programmazione espositiva, relazione continuativa con gli artisti e attenzione al collezionismo. L’obiettivo dichiarato è costruire percorsi di lungo periodo, in cui le mostre non sono episodi isolati ma capitoli di una stessa traiettoria.
La scelta di San Vittore per avviare questo interessante corso si lega alla natura stessa dello spazio. La chiesa ha una storia lunga e discontinua: le prime tracce documentate risalgono al 1064, mentre nel 1581 viene descritta sotto il vescovado di Carlo Borromeo. Nel 1787, a seguito di riforme ecclesiastiche, l’edificio originario viene demolito. Ricostruito nel 1928 in un’area allora periferica della città, diventa il primo nucleo architettonico di quello che sarebbe stato il quartiere di viale Lucania. Nel dopoguerra perde progressivamente la funzione religiosa, sostituita da un nuovo edificio nelle vicinanze, ma a partire dal 1956 assume un ruolo sociale come punto di distribuzione settimanale di beni essenziali, mantenuto per decenni. Segue poi una lunga fase di abbandono, fino ai recenti interventi di messa in sicurezza del Municipio 4, che ne hanno consentito una riapertura parziale per attività culturali, mentre il restauro è ancora in corso.
L’apertura del calendario in questo luogo evocativo quanto suggestivo per storia e architettura è affidata a «White Noise», mostra personale di Marie de Villepin, sorella del gallerista che occupa la navata con una serie di suoi grandi dipinti. Marie è un’artista franco-americana attiva tra Parigi e New York. La sua pratica attraversa anche musica e performance, elementi che influenzano un linguaggio costruito su ritmo, stratificazione e dissolvenza. Le sue opere si inseriscono direttamente nello spazio senza separazione netta tra architettura e allestimento. L'artista si muove tra figurazione e astrazione attraverso immagini che emergono e si dissolvono: paesaggi bruciati, forme instabili, figure appena riconoscibili. Il titolo rimanda al concetto di «rumore bianco», cioè la sovrapposizione di frequenze che tende ad annullare la distinzione tra segnali. Questa condizione per l'autrice diventa materiale pittorico ove le immagini non si fissano mai del tutto ma restano in uno stato di transizione continua.
Courtesy l’artista e Villepin Art / the artist and Villepin Art. Foto Eden Sarna
Courtesy l’artista e Villepin Art / the artist and Villepin Art. Foto Eden Sarna
«Quando entrai per la prima volta in San Vittore, fui convinto quasi immediatamente che una mostra appartenesse a quel luogo. Non perché fosse una chiesa. Per ciò che mi fece sentire.Il profumo della cera aleggiava ancora nell'aria. Frammenti di legno, tracce di devozione, il silenzio particolare che abita i luoghi plasmati da generazioni di speranza, dolore, preghiera e attesa. Poi c'era la scala dello spazio stesso. Guardando verso l'alto, verso l'altezza della navata, ricordo di essermi sentito improvvisamente più piccolo di un momento prima. Non insignificante, ma consapevole di far parte di qualcosa di molto più grande di me —qualcosa plasmato da generazioni di vite che avevano attraversato quello spazio prima di me.San Vittore ha vissuto più vite. Fu costruita come luogo di preghiera, poi divenne un luogo di cura, e ora si apre alla cultura. Eppure, camminandoci oggi, non si percepisce una rottura. Si sente continuità. L'edificio sembra portare ogni capitolo all'interno del successivo, come se nulla fosse mai del tutto scomparso», ha scritto Arthur de Villepin, che è anche curatore della personale.Courtesy l’artista e Villepin Art / the artist and Villepin Art. Foto Eden Sarna
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