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Veronica Rodenigo
Leggi i suoi articoliCento ritratti campeggiano sulla facciata delle Procuratie Vecchie in Piazza San Marco, ritmando il primo e secondo ordine di arcate. È l’installazione «Dreams in Transit» che fino al 7 settembre porta nel cuore di Venezia gli scatti di Sarah Makharine. Protagonisti sono i migranti provenienti da diverse parti del mondo e oggetto del programma umanitario di Human Safety Net, la Fondazione di Generali che si occupa dell’inserimento di famiglie disagiate e rifugiati (la cui casa è proprio al terzo piano delle Procuratie).
Sviluppata da Art for Action, organizzazione non profit che attraverso l’arte si mobilita per creare nuove narrazioni sui diritti umani e ispirata al progetto «Inside Out» di JR (lo si è visto a Milano, Napoli e, nel 2023, alle Gallerie d’Italia-Torino, grazie a Intesa Sanpaolo, Ndr), l’installazione riprende il format pensato dall’artista francese ma con un’apposita variante. I protagonisti sono difatti tutti ritratti non frontalmente bensì di spalle, quasi per sottolinearne l’invisibilità nella società contemporanea. Donne, uomini, bambini senza un volto e un’identità per rimarcare la forza di un preciso messaggio: «Che cosa c’è dietro la schiena di queste persone? Quali sono le storie, i sogni che si celano dietro ognuno di loro e dietro ogni famiglia?, s’interroga Amandine Lepoutre, presidente di Art for Action. Abbiamo cercato di umanizzare il dibattito sulla migrazione, di dare voce a chi non ce l’ha, considerando l’arte come forza civile attraverso un progetto forte e potente».
L’installazione temporanea si fa così espansione dell’omonima mostra (visitabile fino al 15 marzo 2026) al terzo piano delle Procuratie dove la stessa Makharine accanto ad Ange Leccia, Leila Alaoui, Lorraine de Sagazan&Anouk Maugein partecipa anche attraverso una raccolta di testimonianze dedicate proprio all’eco dei sogni dei rifugiati. Il video ripropone solo voci e la trascrizione in inglese di ogni singola affermazione, spontanea e disarmante. Le voci (da Siria, Ucraina, Uganda) raccontano aspirazioni di libertà, di vita stabile, di ritorni in un paese radicalmente mutato, di sovversione del male e di pace, d’impegno civile (magari attraverso una carriera politica), di viaggi intorno al mondo, di solidarietà, di semplici aspirazioni alla felicità, lontano da conflitti.
Un messaggio che si amplifica all’esterno della sede di The Human Safety Net, perché, come ricorda il presidente Gabriele Galateri di Genola, se le scene del contemporaneo restituiscono situazioni strazianti, è bene anche non dimenticare il grande potenziale insito in ognuno di noi.
A completare l’iniziativa due appuntamenti in calendario per il 4 settembre sempre presso The Home of The Human Safety Net: la conferenza alle ore 17.00 dedicata ai temi di «After Migration» (un dialogo sulle conseguenze a lungo termine delle migrazioni) e, a seguire, la proiezione del cortometraggio «Sweet Refuge» accompagnata da un dibattito con Anadil Hossain, produttrice cinematografica e la regista Maryam Mir.
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