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Stefano Luppi
Leggi i suoi articoliBologna. Un profluvio di manifesti, poster, cartelloni che hanno fatto la storia dell’Art Nouveau e dello spettacolo nella Parigi fin-de-siècle, ma anche numerosi disegni e fotografie (c’è anche Gauguin seminudo che suona il pianoforte). Tutto ciò compone la rassegna che dal 29 settembre al 20 gennaio 2019, Palazzo Pallavicini dedica al ceco Alphonse Mucha (1860-1939) attraverso l’ordinamento di 80 opere appartenenti alla Fondazione Mucha (27 mai esposte in Italia).
I lavori, caratterizzati dalle forme sinuose e colori pacati che resero famosissimo l’artista in vita, sono suddivisi in tre sezioni tematiche dedicate a «Donne, icone e muse» (largo spazio al suo soggetto preferito, l’attrice Sarah Bernhardt, la «Gismonda»), a «Le style Mucha, un linguaggio visivo», che punta sulla bellezza come veicolo dell’educazione attraverso i manifesti pubblicati dal suo editore Champenois e a «Bellezza, il potere dell'ispirazione» dove la curatrice Tomoko Sato analizza la fase finale di Mucha impegnato nella sua Cecoslovacchia.
Alphonse Mucha «Rêverie», 1897. Foto: Fondation Mucha, Prague, Mucha Trust 2018
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