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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliMadeleine de Sinéty è rimasta sconosciuta al grande pubblico fino ad alcuni anni fa. Negli scatti che realizzò praticamente da autodidatta, esposti al JDP-Jeu de Paume dal 12 giugno al 27 settembre, vediamo i bambini di Poilley, un paesino rurale della Bretagna, che si tuffano in un rimorchio colmo di mele appena raccolte, il quartiere di Montparnasse, a Parigi, come non esiste più, mentre viene demolito per fare spazio al primo grattacielo della città; i venditori ambulanti e gli operai di New York che si scaldano di prima mattina accanto a fuochi improvvisati. Il titolo della mostra è «Une vie» («Una vita») perché, come ha spiegato alla stampa francese Quentin Bajac, curatore e direttore del JDP, l’opera di Madeleine de Sinéty (1934-2011) «riflette pienamente la sua esistenza. Ma si sarebbe potuta chiamare anche “La vita”, dal momento che lei non si mette mai in scena, tenendosi sempre in disparte: il suo sguardo, profondamente umanista, si rivolge sempre verso gli altri, portato da un soffio di colore. De Sinéty è stata una grandissima colorista, capace di usare il colore in modo espressivo e sensibile, realizzando fotografie quasi etnografiche, ma come se fossero fotografie di famiglia».
Dopo aver studiato all’École nationale supérieure des arts décoratifs di Parigi, Madeleine de Sinéty lavora per anni come disegnatrice di moda. È alla fine degli anni Sessanta che impugna la macchina fotografica e, da quel momento, la fotografia diventa una necessità intima: «Potremmo definirla una fotografa amatoriale, nel senso che è autodidatta, che ha esposto molto poco in vita e che la fotografia non è mai stata il suo lavoro, spiega ancora Bajac. È una pratica personale, profondamente legata alla sua vita e alla sua famiglia». I suoi lavori sono stati riscoperti solo nel 2020 con la mostra del Centre d’art GwinZegal di Guingamp, in Bretagna, realizzata a partire da un nucleo di fotografie a colori donate al Musée Niépce di Chalon-sur-Saône. L’archivio, migliaia di immagini e documenti, è entrato nel fondo della Médiathèque de la photographie et du patrimoine di Charenton.
Le immagini di Madeleine de Sinéty, spesso inedite, attraversano quattro decenni, dal 1970 al 2001. Prima di arrivare a Parigi, il JDP le ha esposte nella sua sede del Castello di Tours, nel 2025. La fotografa non cerca l’eccezionale, racconta il quotidiano. La sua è una fotografia documentaria e al tempo stesso poetica. Il percorso della mostra segue le tappe della sua vita. Nel periodo «parigino» (1970-75), con la serie «Paris démoli», realizzata durante il monumentale cantiere della Tour Montpanasse, emerge già il suo interesse per le classi popolari, i caffè operai, i bambini che giocano nelle strade. C’è poi il periodo «bretone» (1972-2001). Nel 1972 Madeleine de Sinéty lascia la carriera parigina per trasferirsi in Bretagna, dove fotografa i corpi stanchi dei contadini dopo il lavoro nei campi, le feste di paese, i picnic all’ombra dei meli, i semplici momenti domestici. Di questi anni ha lasciato un corpus di oltre 50mila immagini. Infine, c’è il periodo «americano» (1985-2011), tra Rangeley, nel Maine, e New York, dove si trasferisce con marito e figlio. Qui si interessa in particolare ai mattatoi del quartiere di Meatpacking District, destinati a chiudere uno dopo l’altro a partire dagli anni Settanta.
Madeleine de Sinéty, «New York», 1972. © Succession Madeleine de Sinéty