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Manuela De Leonardis
Leggi i suoi articoli«È l’intuizione che mi guida nel processo di creare l’armonia tra i diversi elementi, i colori, i materiali, i simboli, le forme e la sostanza», afferma Wallace Chan (Fuzhou, Cina 1956, vive e lavora tra Hong Kong e Sanxiang, Cina) attraversando la Cappella di Santa Maria della Pietà, adiacente alla settecentesca Chiesa della Pietà, che fino al 18 ottobre ospita la sua mostra personale «Vessels of Other Worlds», tra gli eventi in concomitanza con la 61ma Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia. Un nuovo capitolo per il noto artista e creatore di gioielli (inventore di numerose tecniche innovative, tra cui il «taglio Wallace», l’uso del titanio nella creazione di gioielli e sculture e la «porcellana Wallace Chan») che già alla Biennale di Venezia 2024 aveva presentato i suoi lavori nello stesso spazio espositivo con la colonna sonora di Brian Eno. Nel 2021 e 2022, invece, i suoi progetti «Titans» e «Totem» erano stati esposti al Fondaco Marcello. A curare la mostra di Chan, in un’ideale continuità con l’altra sua personale veneziana «Mythos», in cui le sculture fluttuanti del maestro cinese incentrate sulla relazione tra mitologia e astronomia dialogano con il dipinto ad olio «Paradiso» (1588 ca) attribuito a Tintoretto e la stupefacente architettura tardo quattrocentesca della Scala Contarini del Bovolo, è l’inglese James Putnam. Concepite in scala ridotta rispetto alle opere monumentali che saranno esposte in estate, dal 18 luglio al 25 ottobre, nella sua prossima mostra personale al Long Museum di Shanghai, le tre sculture in titanio di «Vessels of Other Worlds», ispirate all’Olea Sancta, poggiano a terra su una base circolare definendo, insieme a quelle sospese e ai tre schermi video sull’altare, un’installazione dal forte impatto emotivo che nel simboleggiare le tre fasi della vita (nascita, crescita e morte) rimanda a una metaforica linea che oscilla tra passato e futuro.
A confermare questa valenza, come spiega l’artista, è anche la presenza di due elementi che provengono dall’esterno, ma che sono in profonda connessione con le opere stesse: la musica barocca dei concerti eseguiti nella chiesa adiacente e lo sciabordio dell’acqua nel Bacino di San Marco su cui si affaccia Riva degli Schiavoni. «L’acqua, per me, è come uno specchio in movimento su cui si riflettono lo yin e lo yang», spiega Wallace Chan. Come in ogni essere vivente convivono questi lati opposti, anche nelle sue opere tridimensionali questa dualità è spesso raffigurata attraverso una percepibile distorsione formale, come pure attraverso il «gioco» delle simmetrie. Guardando con attenzione il dettaglio delle singole sculture, infatti, è visibile il profilo di un uomo che, se visto da un’altra prospettiva, diventa quello di una donna o di un bambino. Proprio l’osservazione del movimento dell’acqua, nella sua continua metamorfosi, è un elemento di grande ispirazione che viene tradotto da Chan attraverso una tecnica di assoluta perfezione, in cui il titanio, nelle sue caratteristiche di metallo leggero, resistente e incorruttibile, viene utilizzato in combinazione con altri materiali, tra cui il vetro che alle sue peculiarità fisiche di trasparenza unisce quelle simboliche di veicolo di conoscenza, cambiamento e rinascita. Il tema della nascita-rinascita, del resto, è centrale in «Vessels of Other Worlds», dove il visitatore è invitato a spostare il proprio sguardo dalla dimensione d’insieme dell’installazione a un’osservazione più attenta e ravvicinata dei minimi dettagli con cui è realizzata ogni singola opera. Le piccole sfere di vetro, ad esempio, contengono sculture in miniatura che raffigurano neonati. In questo processo creativo la simmetria, che appare come una rassicurante qualità estetica di armonia, in realtà è il frutto dell’associazione di elementi irregolari, numericamente e per forma. «Un equilibrio non equilibrato», che nell’ambire alla simmetria anche attraverso la ripetizione delle unità componenti «ha incontrato molti errori, diversità e asimmetrie che sono poi gli elementi che costituiscono l’equilibrio naturale», conclude l’artista.
Una veduta di «Mythos» nella Scala Contarini del Bovolo a Venezia. @ Federico Sutera