Image

Verifica le date inserite: la data di inizio deve precedere quella di fine

Dorothy Bohm, «Shelton Street, Covent Garden, London», anni 1990

© Estate of Dorothy Bohm

Image

Dorothy Bohm, «Shelton Street, Covent Garden, London», anni 1990

© Estate of Dorothy Bohm

Ad Ascona la poesia della fotografia urbana di Dorothy Bohm

La retrospettiva al Museo Comunale d’Arte Moderna restituisce un percorso unitario di oltre settant’anni che, dal ritratto alla strada alla sperimentazione cromatica, mantiene al centro l’osservazione dell’umanità e la volontà di trattenere la luce del presente, offrendo uno sguardo completo su un’artista che ha saputo rendere visibile ciò che altrimenti sarebbe svanito

Nicoletta Biglietti

Leggi i suoi articoli

«Finché sarò viva, sarò una fotografa. Non andrò mai in pensione». In questa dichiarazione si riflette l’intero percorso umano e professionale di Dorothy Bohm (1924-2023), fotografa britannica di origine tedesco-ebraica che ha trasformato l’esperienza dell’esilio e della perdita in una ricerca visiva fondata sulla memoria e sulla permanenza dell’istante. Nata nel 1924 a Königsberg, nella Prussia orientale (oggi Kaliningrad), da genitori ebrei lituani, visse in Lituania fino ai quindici anni. Nel 1939, per sottrarsi alla minaccia del nazismo, fu mandata in collegio in Inghilterra con una valigia e una Leica donatale dal padre poco prima della partenza. Per quasi vent’anni non ebbe notizie dei genitori e della sorella minore, poi rintracciati in un campo di lavoro siberiano. La fotografia diventa così uno strumento per «impedire che le cose scompaiano» e un modo per rendere la transitorietà meno dolorosa. 

Fin dai primi autoritratti e dai lavori giovanili, emerge un’attenzione delicata ai dettagli della vita quotidiana e un’inclinazione naturale verso l’umanità dei soggetti, qualità che accompagneranno l’intera carriera di Bohm. Questo sguardo, poetico e lucido insieme, si definisce progressivamente tra ritratti, scene urbane e viaggi in Europa e negli Stati Uniti. Un passaggio decisivo avviene nel 1947 ad Ascona: il confronto con l’ambiente degli artisti antifascisti residenti nella cittadina svizzera la induce ad abbandonare la ritrattistica «tradizionale» in chiaro-scuro per dedicarsi alla street photography in bianco e nero. 

Dal 20 settembre al 10 gennaio 2027, il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona dedica all’artista una retrospettiva curata da Mara Folini e Monica Bohm-Duchen. La mostra, con circa ottanta opere dai ritratti in studio alle fotografie «neorealiste» en plein air in bianco e nero, ai lavori artistici a colori in formato analogico e polaroid, mette in luce sia la coerenza sia l’evoluzione del linguaggio di Bohm, dove rigore compositivo e attenzione all’elemento umano restano sempre al centro. Le sue immagini, attente alla quotidianità e al cambiamento sociale, instaurano infatti un dialogo ideale con Henri Cartier-Bresson, con una particolare sensibilità verso il mondo femminile. Attraverso la selezione delle opere in mostra emerge anche l’importanza della Polaroid, utilizzata da Bohm per fissare l’istante in modo immediato e conservare «quel qualcosa di speciale» che attraversa tutta la sua produzione. 

Questo percorso espositivo riflette anche le scelte professionali della fotografa: nel 1971 Bohm è infatti tra le fondatrici della Photographers’ Gallery di Londra, di cui diventa direttrice associata fino al 1986 – ruolo in cui sostiene e valorizza nuove generazioni di fotografi. Dagli anni Ottanta, la sua ricerca si concentra sulla fotografia artistica a colori, dove dettagli di muri urbani, riflessi e manifesti diventano superfici di sperimentazione in dialogo con l’arte astratta e le neoavanguardie. Mostre precedenti, così come la partecipazione a documentari dedicati al suo lavoro, hanno evidenziato la capacità di Bohm di trasformare l’esperienza personale in un patrimonio visivo universale, senza mai cadere nel sentimentale o nella retorica. La retrospettiva di Ascona restituisce un percorso unitario di oltre settant’anni. Un itinerario che, dal ritratto alla strada alla sperimentazione cromatica, mantiene al centro l’osservazione dell’umanità e la volontà di trattenere la luce del presente, offrendo uno sguardo completo su un’artista che ha saputo rendere visibile ciò che altrimenti sarebbe svanito. 

Dorothy Bohm, «Ascona, Ticino, Switzerland», 1948. © Estate of Dorothy Bohm

Nicoletta Biglietti, 29 aprile 2026 | © Riproduzione riservata

Ad Ascona la poesia della fotografia urbana di Dorothy Bohm | Nicoletta Biglietti

Ad Ascona la poesia della fotografia urbana di Dorothy Bohm | Nicoletta Biglietti