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Édouard Manet, «Colazione nell’atelier», 1868

© Bayerische Staatsgemäldesammlungen-Neue Pinakothek München. Foto Sibylle Forster

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Édouard Manet, «Colazione nell’atelier», 1868

© Bayerische Staatsgemäldesammlungen-Neue Pinakothek München. Foto Sibylle Forster

All’Alte Nationalgalerie di Berlino un omaggio a Paul Cassirer, mediatore tra Impressionismo francese e pubblico tedesco

A cento anni dalla morte del mercante e gallerista sono esposte 120 opere che raccontano il suo fondamentale ruolo a cavallo tra Otto e Novecento in occasione dei 150 anni dell’istituzione sull’Isola dei Musei 

Chiara Caterina Ortelli

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Ci sono nomi che la storia dell’arte tende a dimenticare, o almeno a relegare in secondo piano. Nomi di persone che non hanno dipinto, non hanno scolpito, non hanno firmato manifesti, ma senza le quali certi capolavori non sarebbero mai arrivati dove invece sono. Paul Cassirer è uno di questi nomi: mercante d’arte, gallerista e agitatore culturale, nato nel 1871 e morto nel 1926, è stato forse il più importante mediatore tra l’Impressionismo francese e il pubblico tedesco. «Cassirer e la svolta dell’Impressionismo», la mostra che la Alte Nationalgalerie di Berlino gli dedica dal 22 maggio al 27 settembre, a cent’anni esatti dalla sua morte, è insieme un atto di giustizia storica e un’occasione rara per vedere riunite oltre 120 opere che raccontano una delle stagioni più fertili dell’arte europea.

Il 2026 è anche l’anno in cui l’Alte Nationalgalerie sull’Isola dei Musei di Berlino compie 150 anni. Una doppia ricorrenza che invita a riflettere sul rapporto profondo tra l’istituzione e l’uomo che, più di chiunque altro, contribuì a plasmare il gusto e la collezione che oggi vi si conserva. Molte delle opere presenti nei depositi e nelle sale della Nationalgalerie arrivarono lì grazie a Cassirer: fu lui a trattare, a convincere, a spingere collezionisti e direttori di museo ad acquistare ciò che allora era ancora controverso, discusso e spesso apertamente osteggiato. Perché bisogna ricordarlo: l’Impressionismo non fu accolto ovunque con entusiasmo. In Germania, all’inizio del ’900, Edgar Degas, Paul Cézanne, Édouard Manet, Claude Monet, Auguste Renoir e Vincent van Gogh erano nomi che circolavano negli ambienti più aperti, ma che faticavano a entrare nelle grandi collezioni pubbliche e nel gusto borghese consolidato. Fu Cassirer a cambiare le cose. Con una continuità espositiva straordinaria, la sua galleria era un luogo in cui si tornava sempre, perché c’era sempre qualcosa di importante da vedere, riuscì a costruire un’abitudine allo sguardo.

La mostra, curata da Josephine Klinger con Franziska Lietzmann, ricostruisce questo impegno attraverso le opere stesse. Più di 120 lavori dell’Impressionismo e della classica modernità: un percorso che segue le scelte di Cassirer, le sue intuizioni e i suoi rischi. Le discussioni accese che le sue mostre provocavano nella Berlino di inizio secolo non erano un effetto collaterale: erano quasi un obiettivo. L’arte doveva entrare nel dibattito pubblico, diventare argomento di polemica e di passione civile. In questo senso Cassirer era un uomo profondamente moderno. Il suo sguardo non si fermava all’Impressionismo francese. La mostra evidenzia con forza anche il suo sostegno agli artisti della Berliner Secession (Max Liebermann, Lovis Corinth e Max Slevogt) e alle avanguardie nascenti: Edvard Munch, Ernst Barlach, Ernst Ludwig Kirchner e Oskar Kokoschka. Nomi che oggi appartengono al canone, ma che all’epoca erano pura avanguardia, spesso scandalosa. Nella visione di Paul Cassirer c’era un filo rosso che collegava Manet a Kirchner, la rivoluzione del colore a quella dell’emozione.

Leopold von Kalckreuth, «Paul Cassirer», 1912. © Sammlung Stiftung Stadtmuseum. Foto Hans-Joachim Bartsch, Berlin

Paul Cassirer all’inizio degli anni Venti. © Nimbus. Art and Books

Chiara Caterina Ortelli, 20 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

All’Alte Nationalgalerie di Berlino un omaggio a Paul Cassirer, mediatore tra Impressionismo francese e pubblico tedesco | Chiara Caterina Ortelli

All’Alte Nationalgalerie di Berlino un omaggio a Paul Cassirer, mediatore tra Impressionismo francese e pubblico tedesco | Chiara Caterina Ortelli