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Giovanni Agostino da Lodi, «Doppio ritratto (?)», Milano, Pinacoteca di Brera

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Giovanni Agostino da Lodi, «Doppio ritratto (?)», Milano, Pinacoteca di Brera

Alla Pinacoteca di Brera la prima monografica di Giovanni Agostino da Lodi

Riuniti 23 dipinti e sette disegni di sua mano e, a confronto, 14 dipinti di maestri da Bramantino a Giovanni Bellini, Giorgione, Dürer e Romanino

Figura sfuggente, elusiva, segreta, quella di Giovanni Agostino da Lodi. Rarissimi i documenti, nessun dato certo, uno pseudonimo («Pseudo Boccaccino») attribuitogli dal 1890, quando Wilhelm von Bode gli restituì numerose opere sino ad allora attribuite a Boccaccio Boccaccino, e un’identità rivelata solo nel 1912, quando Francesco Malaguzzi Valeri ne scoprì la firma nel cosiddetto «Doppio ritratto» della Pinacoteca di Brera, accolta però con molte riserve per l’opposizione di un mostro sacro come Wilhelm Suida: terreno scivolosissimo, dunque. Non stupisce che finora non gli sia mai stata dedicata una mostra monografica.

Nell’impresa si sono cimentate ora Maria Cristina Passoni e Cristina Quattrini (Pinacoteca di Brera) che, affiancate da un robusto comitato scientifico (Alessandro Ballarin, Francesco Frangi, Mauro Natale e Edoardo Rossetti), hanno realizzato per la Pinacoteca di Brera, a Milano, la sua prima monografica (catalogo Silvana Editoriale). Dal 26 maggio al 13 settembre, 23 dipinti e sette disegni di sua mano e 14 dipinti di confronto (di maestri come Bramantino, Andrea Solario, Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Boccaccio Boccaccino, Giorgione, Albrecht Dürer, Lorenzo Lotto, Girolamo Romanino, Bernardino Luini e Marco d’Oggiono, giunti da grandi musei italiani, europei e americani) ricompongono così la sua affascinante vicenda, rivelandone compiutamente la statura d’artista.

Resta la domanda: perché di Giovanni Agostino da Lodi si hanno pochissime notizie? Era una persona ostica, scontrosa, oppure non era allora abbastanza considerato da meritare attenzione? «Il fatto è, ci rispondono le curatrici, che nel silenzio quasi totale delle fonti, possiamo contare su due sole opere firmate e su pochissimi documenti. Tuttavia sul versante milanese della sua attività (lui esordì però a Venezia) vari indizi fanno pensare che Giovanni Agostino non fosse affatto una figura marginale, com’è provato dal suo ruolo, nel 1511, nella controversia che agitò la Scuola di San Luca di Milano, la corporazione dei pittori. Inoltre, dal 1512 fu attivo in cantieri artistici importanti come Santa Maria della Pace a Milano e la Certosa di Pavia».

Di lui sappiamo solo che visse tra il Quattro e il Cinquecento, formandosi probabilmente nella Milano sforzesca di Leonardo, Bramante e Bramantino, ma soggiornando poi a Venezia. E proprio a Murano, infatti, si trova la prima sua opera documentata, la pala per l’altare della fraglia (corporazione) dei barcaioli, in San Cristoforo della Pace. Una matrice duplice, quindi, ma a chi guardò soprattutto? «Giovanni Agostino, ci dicono Passoni e Quattrini, ha uno sguardo profondo e ricettivo verso i maestri più moderni con i quali entra in contatto: a Milano, Leonardo con i suoi allievi Boltraffio e Marco d’Oggiono, e Bramantino, e a Venezia Boccaccio Boccaccino (con il quale infatti è stato confuso dalla critica ottocentesca), Alvise Vivarini, Giovanni Bellini, Giorgione, Albrecht Dürer, ma anche gli emiliani Lorenzo Costa e Francesco Francia, la cui influenza si riverberava anche a Venezia. Oltre alla scultura di Tullio e Antonio Lombardo. Lui rielabora tutte queste esperienze in un linguaggio poetico e bizzarro, che lo rende un protagonista inconfondibile di quel filone eccentrico e nordicizzante che percorre la pittura italiana all’inizio del XVI secolo. Per questo l’etichetta di “leonardesco”, che spesso gli viene riferita, è riduttiva e impropria».

Visse poi una lunga stagione d’ombra, e solo «negli ultimi anni Ottanta del secolo scorso, continuano le studiose, sull’onda dell’interesse per i pittori eccentrici e anticlassici del primo Cinquecento italiano si riaccese un forte interesse. Ricordiamo, fra gli altri, gli studi di Alessandro Ballarin, Lucia Simonetto, Giulio Bora, Franco Moro. E fu allora che, grazie a un disegno pubblicato da Bora e Moro, si giunse alla definitiva identificazione di Giovanni Agostino con lo Pseudo Boccaccino».

Frutto della mostra, ci anticipano le curatrici, anche il restauro di alcuni dipinti: «la bellissima e poco nota “Madonna con il Bambino” del Monastero Mechitarista di San Lazzaro degli Armeni (all’Opificio delle Pietre Dure), la “Madonna con il Bambino e san Sebastiano” della Galleria Estense di Modena, presso le stesse Gallerie Estensi, e le “Nozze mistiche di santa Caterina con un devoto” di Santo Stefano (da Annamaria D’Ottavi, Venezia)».

Giovanni Agostino da Lodi e Marco D’Oggiono, «Adorazione dei Magi», Milano, Pinacoteca di Brera

Ada Masoero, 25 maggio 2026 | © Riproduzione riservata

Alla Pinacoteca di Brera la prima monografica di Giovanni Agostino da Lodi | Ada Masoero

Alla Pinacoteca di Brera la prima monografica di Giovanni Agostino da Lodi | Ada Masoero