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Il piano nobile di Ca’ Tron, storica sede dell’Università Iuav, si trasformerà in un dispositivo narrativo collettivo: non una mostra sulla città, ma una mostra con la città
- Alessia De Michelis
- 23 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Emilia Kabakov
Foto: Bam
Emilia Kabakov guida la composizione di un autoritratto veneziano
Il piano nobile di Ca’ Tron, storica sede dell’Università Iuav, si trasformerà in un dispositivo narrativo collettivo: non una mostra sulla città, ma una mostra con la città
- Alessia De Michelis
- 23 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Alessia De Michelis
Leggi i suoi articoliTre anni dopo la scomparsa dell’artista ucraino Ilya Kabakov (1933-2023), è la moglie Emilia Kabakov (1945) a raccoglierne l’eredità, proseguendo i progetti concepiti insieme e riaffermando la centralità di una delle ricerche più incisive della seconda metà del Novecento. Il sodalizio, nato alla fine degli anni Ottanta e formalizzato nel 1992, ha ridefinito il concetto di «installazione totale»: ambienti immersivi in cui memoria personale e tensione utopica si intrecciano in una riflessione universale sulla condizione umana.
L’ultima tappa di questo lungo percorso approda a Venezia, città con cui i Kabakov intrattengono un dialogo quasi cinquantennale. Già nel 1977, durante la Biennale del Dissenso voluta da Carlo Ripa di Meana, una mostra sulla nuova arte sovietica segnava l’inizio di un legame destinato a consolidarsi nel tempo.
Oggi, in concomitanza con la 61ma Esposizione Internazionale d’Arte (9 maggio-22 novembre), prende forma «Diario veneziano», progetto monumentale e partecipato curato da Cesare Biasini Selvaggi e Giulia Abate. Dal 9 maggio al 28 giugno, il piano nobile di Ca’ Tron, storica sede dell’Università Iuav, si trasformerà in un dispositivo narrativo collettivo. Non una mostra su Venezia, ma una mostra con Venezia.
«Venezia è colma di persone che lavorano con immenso impegno per preservare non solo la città stessa, ma anche un senso di comunità che raramente incontriamo nell’era digitale. In un’epoca in cui le differenze politiche, economiche e religiose sembrano insormontabili, Venezia è un faro di speranza per ciò che può accadere quando i vicini si sostengono a vicenda e condividono la responsabilità di custodire la propria casa per le generazioni future», dichiara Emilia Kabakov.
L’idea affonda le radici nel 1993, quando per «Rendez (-) Vous» al Museum van Hedendaagse Kunst di Gand i Kabakov sperimentarono un’installazione basata sulla scrittura condivisa. Oggi quell’intuizione si rinnova: circa 500 abitanti della città metropolitana saranno invitati a scrivere una pagina del diario, accompagnandola con un oggetto simbolico. Bambini e anziani, nuovi cittadini e famiglie storiche, insieme ad artisti e scrittori che vivono in laguna, comporranno un mosaico di memorie, desideri e speranze.
Attraverso una open call pubblica, il gesto si fa democratico. La città non è scenografia ma materia viva; i veneziani non comparse ma autori e custodi di un patrimonio non solo storico e artistico, ma profondamente umano.
Emilia e Ilya Kabakov. Foto: Werner Hannapel