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A dirigere il tutto sono stati chiamati Bogna Burska e Daniel Kotowski, il cui intento per questa occasione è riportare in auge il concetto di «deaf gain», secondo cui la sordità non è concepita in quanto disabilità, ma come risorsa
- Cecilia Paccagnella
- 17 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Da sinistra: Ewa Chomicka, Bogna Burska, Jolanta Woszczenko e Daniel Kotowski
Foto: Filip Preis / Zachęta Archive
Il Padiglione della Polonia alla Biennale Arte 2026 apre a diverse possibilità di comunicazione
A dirigere il tutto sono stati chiamati Bogna Burska e Daniel Kotowski, il cui intento per questa occasione è riportare in auge il concetto di «deaf gain», secondo cui la sordità non è concepita in quanto disabilità, ma come risorsa
- Cecilia Paccagnella
- 17 febbraio 2026
- 00’minuti di lettura
Cecilia Paccagnella
Leggi i suoi articoliTra le voci marginalizzate alle quali darà spazio «In Minor Keys», la 61ma Mostra Internazionale d’Arte di Venezia (9 maggio-22 novembre), figureranno anche coloro che non possono fisicamente usare le proprie corde vocali. Il merito va alla Polonia che, nel Padiglione di cui è responsabile Zachęta-Galleria Nazionale d’Arte, proporrà «Liquid Tongues», un’installazione audiovisiva che vede protagonista il Choir in Motion (Chór w Ruchu): tra le immagini di Magda Mosiewicz e Bogna Burska, accompagnate da una composizione di Aleksandra Gryka, si muovono i performer udenti e sordi interpretando i codici di comunicazione e i canti delle balene «franche» sia in inglese sia nel linguaggio internazionale dei segni.
A dirigere il tutto sono stati chiamati Bogna Burska e Daniel Kotowski, il cui intento per questa Biennale è riportare in auge il concetto di «deaf gain», secondo cui la sordità non è considerata una disabilità, ma è concepita come risorsa. Parte delle riprese è infatti stata girata sott’acqua, dove i ruoli si invertono: la comunicazione tramite lingua dei segni rimane efficace e invariata, mentre la voce trova degli impedimenti.
Come precisa il testo di presentazione del progetto, «l’asse narrativo del lavoro è costituito da storie di perdita e ricostruzione: dalla rinascita delle culture delle balene ai tentativi contemporanei di recuperare lingue marginalizzate e narrazioni dei sistemi di comunicazione». Il passaggio da aria ad acqua richiede infatti di adattare modi di sentire differenti, favorendo l’incontro tra lingue e corpi, anche quelli animali.
«Liquid Tongues» si pone quindi come un invito ad aprire la mente e a considerare il concetto di «comunicazione» sotto nuovi punti di vista, evitando di dare per scontato il privilegio di avere una voce, perché in determinate circostanze può risultare inutile.