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Nicoletta Biglietti
Leggi i suoi articoliPer oltre trent'anni Igor Mitoraj è stato una delle presenze più riconoscibili nel paesaggio artistico di Pietrasanta. Le sue opere hanno abitato piazze e spazi pubblici, il suo atelier è diventato una meta per collezionisti, curatori e appassionati provenienti da tutto il mondo e il suo nome si è progressivamente intrecciato a quello della città versiliese fino a diventarne quasi un simbolo. Da oggi quel rapporto assume una forma permanente e istituzionale. Il 6 giugno ha infatti aperto al pubblico il Museo Igor Mitoraj, nuovo centro dedicato allo scultore polacco scomparso nel 2014, destinato a diventare uno dei principali punti di riferimento internazionali per lo studio e la valorizzazione della sua produzione.
L'inaugurazione rappresenta molto più dell'apertura di un nuovo spazio espositivo. Da un lato consolida il ruolo di Pietrasanta come uno dei principali poli mondiali della scultura contemporanea; dall'altro offre l'occasione per rileggere l'eredità di un artista che continua a occupare una posizione particolare nella storia dell'arte recente, capace di coniugare riferimenti alla classicità, monumentalità e una riflessione contemporanea sulla fragilità dell'essere umano. Il museo nasce dalla collaborazione tra Ministero della Cultura, Regione Toscana, Comune di Pietrasanta e Fondazione Museo Igor Mitoraj. Nucleo della nuova istituzione è la donazione effettuata da Jean-Paul Sabatié, compagno ed erede dell'artista, oggi presidente della Fondazione, che ha destinato alla città 69 opere rappresentative di diverse fasi della carriera di Mitoraj. A dirigere il museo è Frank Boehm, architetto e curatore che ha seguito il progetto fin dalle sue prime fasi.
La realizzazione del museo è il risultato di un percorso lungo e articolato, che ha coinvolto istituzioni pubbliche e soggetti privati nella costruzione di un progetto destinato a lasciare un segno duraturo nel panorama culturale italiano. La sede scelta è l'ex mercato comunale progettato nel 1968 dall'architetto Tito Salvatori, edificio che negli ultimi anni è stato interessato da un importante intervento di recupero e rifunzionalizzazione. Il progetto architettonico è stato affidato allo studio OBR di Paolo Brescia e Tommaso Principi, che ha trasformato la struttura originaria in uno spazio espositivo concepito in stretto dialogo con il tessuto urbano circostante. Ampie superfici vetrate, continuità visiva tra interno ed esterno e una distribuzione degli ambienti pensata per garantire flessibilità espositiva rispondono all'idea di un museo aperto e permeabile, più vicino alla dimensione dello spazio pubblico che a quella del tradizionale contenitore museale.
Questa impostazione riflette una caratteristica che da sempre distingue Pietrasanta. Da oltre mezzo secolo la cittadina occupa infatti una posizione unica nella geografia artistica europea. Le vicine cave di marmo delle Alpi Apuane, la presenza di laboratori specializzati, fonderie storiche e maestranze altamente qualificate hanno trasformato il territorio in uno dei principali centri internazionali per la produzione della scultura contemporanea. Qui, nel corso dei decenni, hanno lavorato artisti provenienti da ogni parte del mondo, attratti da competenze tecniche e capacità artigianali difficilmente reperibili altrove.
Installation view «Mitoraj. Present», Museo Igor Mitoraj, Pietrasanta. Credits Nicola Gnesi.
Quando Mitoraj arriva in Versilia all'inizio degli anni Ottanta trova infatti un contesto ideale per sviluppare la propria ricerca artistica. Nato nel 1944 a Oederan, in Germania, da madre polacca e padre francese, formatosi all'Accademia di Belle Arti di Cracovia sotto la guida di Tadeusz Kantor e trasferitosi a Parigi alla fine degli anni Sessanta, l'artista aveva progressivamente abbandonato la pittura per dedicarsi alla scultura. A Pietrasanta individua il luogo in cui la sua visione può tradursi in opere monumentali attraverso la collaborazione con artigiani e tecnici specializzati. Quella che inizialmente avrebbe potuto essere una semplice tappa professionale si trasforma invece in un legame destinato a durare per tutta la vita. La città diventa la sua casa, il suo laboratorio creativo e infine il luogo scelto per la sua sepoltura.
Non sorprende quindi che le istituzioni abbiano più volte sottolineato questa relazione durante l'inaugurazione. Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani ha ricordato come Mitoraj abbia trovato a Pietrasanta la propria «casa artistica e umana», mentre il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha definito il nuovo museo un «luogo capace di coniugare produzione culturale, ricerca e aggregazione sociale». L'immagine stessa del nuovo istituto riflette questa volontà di integrazione con la città. L'accesso al museo si apre infatti su una piazza verde dominata dalla presenza di «Corazza», monumentale scultura in bronzo di Mitoraj, accanto a un ulivo secolare, elemento simbolico ricorrente nell'immaginario dell'artista.
La mostra inaugurale, intitolata «Mitoraj. Present», offre per la prima volta una visione organica della donazione che costituisce il nucleo della collezione permanente. Il percorso espositivo attraversa diverse stagioni della produzione del Mestro, mettendo in dialogo opere monumentali e lavori di dimensioni più raccolte. Più che una retrospettiva tradizionale, l'esposizione si presenta come una ricognizione sulla coerenza di una ricerca sviluppata nell'arco di oltre quarant'anni. Ed è proprio la natura di questa poetica a rendere particolarmente significativa la nascita del museo. A oltre dieci anni dalla scomparsa dell'artista, l'opera di Mitoraj continua infatti a occupare una posizione singolare nel panorama critico contemporaneo. Le sue sculture sono ampiamente riconosciute dal pubblico, presenti in numerose collezioni e diffuse nello spazio urbano di molte città internazionali. Al tempo stesso, la loro collocazione all'interno della storia dell'arte recente continua a suscitare interpretazioni differenti. Per alcuni osservatori, la sua produzione rappresenta una rilettura contemporanea del patrimonio classico; per altri, il rischio è quello di una monumentalità eccessivamente seduttiva e conciliata con la tradizione. È una discussione che accompagna da anni la fortuna critica dell'artista e che costituisce uno degli aspetti più interessanti della sua eredità.
Mitoraj, dal canto suo, ha sempre respinto la definizione di scultore neoclassico. Le sue opere, spiegava, «nascono dalle emozioni, dalla memoria e dal flusso dei ricordi». In questa prospettiva il frammento che caratterizza gran parte delle sue figure non deve essere interpretato come una «semplice» citazione archeologica. Le mutilazioni, le assenze e le lacerazioni che attraversano i suoi corpi diventano piuttosto metafore della vulnerabilità, della memoria e della condizione umana. Come ha osservato Francesco Buranelli, già direttore dei Musei Vaticani, «il frammento in Mitoraj non è una rovina ma una categoria della modernità», una forma attraverso cui la bellezza accetta la propria fragilità trasformando la perdita in immagine. Una lettura che ben evidenzia perchè le sue opere continuino a sfuggire sia alla nostalgia archeologica sia alle più tradizionali definizioni di classicismo contemporaneo. Anche secondo lo storico dell'arte Giuseppe Pucci il lavoro dell'artista può essere interpretato come una sorta di «archeologia della psiche», un'indagine che, attraverso forme immediatamente riconoscibili, porta alla luce tensioni profonde e universali. Ed è proprio questa capacità di unire memoria del passato e sensibilità contemporanea che continua a rendere la opera di Mitoraj così attuale.
La sfida del nuovo museo si giocherà, infatti, soprattutto nel futuro. Accanto alla valorizzazione dell'eredità di Mitoraj, il programma annunciato dalla direzione prevede progetti dedicati alla scultura contemporanea internazionale. Già annunciata per il prossimo anno la mostra «Figura», primo capitolo di una programmazione pensata per mettere in dialogo il lavoro dell'artista con le ricerche attuali.
Ed è forse qui che emerge l'ambizione più significativa del progetto. Non trasformare Mitoraj in un autore da commemorare, ma farne il punto di partenza per una riflessione più ampia sul destino della scultura contemporanea. In una città dove arte, artigianato e produzione continuano a convivere in modo quasi unico nel panorama europeo, il nuovo museo sembra voler raccogliere questa eredità e proiettarla oltre la dimensione celebrativa. Perché, come suggerisce la stessa opera di Mitoraj, volti incompleti, corpi segnati dal tempo e figure frammentate non si limitano a evocare l’antico, ma diventano immagini che mettono in tensione il presente, costringendo a ripensare fragilità, identità e rapporto con la contemporaneità.
Installation view «Mitoraj. Present», Museo Igor Mitoraj, Pietrasanta. Credits Nicola Gnesi.