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Maurita Cardone
Leggi i suoi articoliA quasi quindici anni dalla grande retrospettiva organizzata da MoMA, Museo Reina Sofía e Tate Modern nel 2012, Alighiero Boetti torna protagonista negli Stati Uniti. Il 26 giugno apre a Dia Beacon una mostra curata da Matilde Guidelli-Guidi che, attraverso appena dieci lavori tra collezione permanente e prestiti, ambisce a restituire una visione concentrata ma completa della ricerca dell’artista torinese. Una figura che, ricorda la curatrice, «ha avuto una carriera breve ma straordinariamente prolifica», capace di anticipare questioni che continuano a interrogare il presente. Figura centrale dell’Arte Povera prima di sviluppare un percorso autonomo, Boetti esordì nel 1967 e costruì, fino alla morte prematura nel 1994, un’opera articolata e unica. L’obiettivo della mostra è individuarne alcuni nuclei fondamentali. «Volevo tracciare la traiettoria della carriera di Boetti, che è stata fulminea, spiega Guidelli-Guidi. In meno di trent’anni sviluppa una ricerca vastissima e la mostra cerca di coprirne i temi principali attraverso opere chiave».
Il percorso prende avvio dagli anni torinesi e dal confronto con il mondo industriale. Tra i lavori esposti figurano «Rosso Gilera Rosso Guzzi» (1967), realizzato con vernici industriali, e «Niente da vedere, niente da nascondere» (1971), una semplice lastra di vetro appoggiata a una griglia metallica. Per la curatrice, queste opere mostrano come Boetti affrontasse con ironia tanto la modernità industriale quanto la tradizione pittorica occidentale: «Boetti è perfettamente a suo agio nel dirti che non c’è niente da vedere e forse niente da nascondere. Dietro la pittura potrebbe non esserci nulla». Un secondo capitolo è dedicato alla geopolitica, destinata a diventare uno degli assi portanti della sua produzione. In mostra compare «Dodici forme dal 10 giugno 1967», nato dal ricalco delle mappe pubblicate da «La Stampa» all’indomani della Guerra dei Sei Giorni. «È un lavoro molto importante anche oggi: ci interroga sul ruolo dell’artista in un tempo di violenza geopolitica», sottolinea Guidelli-Guidi. Da qui il percorso approda alle celebri «Mappe», rappresentate da un esemplare del 1972 appartenente alla collezione Dia e da una versione tarda concepita nel 1989 e completata nel 1993. L’accostamento permette di leggere l’evoluzione della collaborazione con le ricamatrici afghane, avviata dopo il primo viaggio dell’artista nel Paese nel 1971. La seconda «Mappa», ricorda la curatrice, mostra ormai «una libertà di interpretazione sempre maggiore»: gli oceani diventano arancioni e i testi lungo il bordo sono in farsi anziché in italiano.
Tempo, identità e sdoppiamento costituiscono un ulteriore filo conduttore. La mostra include opere che riflettono sulla dimensione biografica e filosofica del tempo, dal lavoro «Milano 1970 »ai cento ricami di «Ammazzare il tempo», fino ai riferimenti al doppio che accompagnano la decisione dell’artista di firmarsi «Alighiero e Boetti». Non manca il tema dell’ordine e del disordine, centrale nel suo universo. A rappresentarlo è soprattutto «Lavoro postale (Art Agency)» del 1980, articolato in una serie di dittici. «Da una parte c’è l’ordine di un sistema prestabilito, dall’altra il disordine della vita quotidiana», spiega Guidelli-Guidi. Due poli che nell’opera dell’artista finiscono continuamente per contaminarsi. Per la curatrice, la mostra arriva in un momento particolarmente opportuno. «Boetti è molto presente sul mercato e negli ultimi anni ci sono state eccellenti mostre dedicate a singoli nuclei di opere, osserva. Ma questa è la prima occasione, dopo molto tempo, per riscoprire l’intero spettro della sua pratica». A Beacon, inoltre, il dialogo con la collezione permanente di Dia consente di metterlo in relazione con artisti della sua generazione, da On Kawara a Richard Tuttle. Guidelli-Guidi sottolinea anche l’attualità della sua opera: «Siamo nuovamente in un periodo di estrema violenza geopolitica e il modo in cui Boetti ha pensato la dimensione globale dell’arte continua a risuonare con forza».
Per chi desidera approfondire il lavoro dell’artista, quest’estate offre un’altra occasione a pochi minuti da Dia Beacon. Magazzino Italian Art presenta «Tutto Boetti 1966-1993», una ricognizione di circa 30 opere provenienti in larga parte dalla propria collezione e da prestiti dell’Archivio Boetti, che ripercorre l’evoluzione dell’artista dagli esordi ai lavori monumentali della maturità.