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Margherita Panaciciu
Leggi i suoi articoliPer decenni è stato un luogo di passaggio. In corso Giovanni Lanza 75 si nasceva, si trascorrevano i primi mesi o anni di vita e poi si partiva verso un'altra destinazione. Oggi, negli spazi che ospitavano l'Istituto Provinciale per l'Infanzia di Torino, accade qualcosa di inatteso: molte di quelle bambine e di quei bambini, ormai adulti, e non solo loro, sono tornati. È da questo ritorno che nasce «Una vita migliore. Frammenti di storie dell'Istituto Provinciale per l'Infanzia della Provincia di Torino», il progetto curato da Alessandro Bulgini, direttore artistico di Flashback Habitat, che da giovedì 2 luglio (inaugurazione alle 18) assume una nuova forma espositiva permanente. Non una mostra nel senso tradizionale del termine ma un'opera corale che intreccia memoria, testimonianza e ricerca artistica, restituendo voce a chi ha vissuto in prima persona la storia dell'ex brefotrofio, luogo che, prima di diventare un ecosistema per le culture contemporanee, ha attraversato numerose trasformazioni. Nelle stanze del terzo piano del Padiglione B, il nucleo originario dell’opera, che era costituito da un’installazione «volatile» realizzata attraverso foto e documentazioni varie ottenute da chi qua era nato, dalle balie e anche dalla città metropolitana, è stato implementato diventando più immersivo e totalizzante. Qua appaiono una serie di ritratti audio-video in cui i protagonisti rispondono a una domanda: «Mi racconti?». Accanto alle testimonianze ci sono immagini di una mostra realizzata alla chiusura del brefotrofio, ancora documenti d'archivio e materiali di varia provenienza.
Fabio Bucciarelli, «Occupied Territories #69, Gaza 2018», Hahnemühle Photo Rag® Bright White 310 gsm. Courtesy Fabio Bucciarelli e Flashback Habitat copia
Tre nuove pareti espositive sono occupate invece da opere dedicate al tema della maternità organizzate secondo una scansione temporale che attraversa passato, presente e futuro. Giacomo Moranzon (1445), Fabio Bucciarelli (2018), Giuseppe Gallo (2004) e il progetto di Tea Taramino costruiscono nuove stratificazioni aggiungendo ulteriore valore al lavoro. Nato alla fine dell'Ottocento come residenza privata, divenuto negli anni Trenta sede della Clinica Sanatrix della Regia Università di Torino, poi Istituto Provinciale per l'Infanzia, scuola, uffici pubblici e infine spazio abbandonato fino alla sua rinascita contemporanea. La relazione tra il passato dell'edificio e il progetto culturale di Flashback Habitat è tutt'altro che casuale. «Noi siamo entrati in questo luogo portando il mio retaggio di esperienze con la periferia», racconta Alessandro Bulgini. «Per me la periferia è il centro tra due centri, un luogo di passaggio dove i grandi cambiamenti diventano immediatamente visibili. Quando ho scoperto che qui c'era stato un brefotrofio ho riconosciuto una condizione simile: anche questo era uno spazio di transito, dove si nasceva e si trascorrevano i primi anni di vita prima di partire verso un'altra destinazione». Da questa intuizione è nato un percorso che ha progressivamente coinvolto decine di persone legate a quella storia. Molti degli ex ospiti dell’istituto hanno infatti ritrovato il luogo delle proprie origini e hanno iniziato a frequentare le attività di Flashback Habitat, contribuendo con ricordi, documenti e testimonianze alla costruzione del progetto. «Credo fermamente che oggi l'arte non possa essere autoreferenziale», prosegue il direttore artistico. «Deve essere permeabile all'esistenza, al mondo circostante. Per questo la storia di questo luogo è diventata parte integrante della nostra. Qualunque iniziativa realizziamo qui instaura sempre un dialogo con questo passato. Preferisco che “Una vita migliore” sia concepita come un'opera e non come una mostra nel senso stretto del termine in quanto rielaborazione di ciò che è accaduto e che accadrà. L'ho intitolata così perché ho dato una lettura ottimistica dei fatti pregressi. Qui, dopotutto, arrivavano madri che compivano veri gesti d'amore nei confronti dei propri figli, facendo tutto il possibile per garantire loro una vita migliore». Un passaggio particolarmente significativo riguarda proprio il rapporto instaurato con gli ex ospiti. «Una novantina di "nativi” (come Bulgini ama definire coloro che sono nati o hanno trascorso periodi di vita qua) oggi partecipa attivamente alla vita della nostra comunità. All'inizio vedevo persone che osservavano il luogo da dietro il cancello. Erano attratte da questo spazio che ho soprannominato evocativamente "Neverland". Con il tempo si è creato un rapporto di fiducia e da lì è nato un gruppo molto coeso che oggi è parte stessa del percorso di Flashback Habitat».
Installation view della mostra «Una vita migliore. Frammenti di storie dell'Istituto Provinciale per l'Infanzia della Provincia di Torino». Courtesy of Flashback Habitat
Installation view della mostra «Una vita migliore. Frammenti di storie dell'Istituto Provinciale per l'Infanzia della Provincia di Torino». Courtesy of Flashback Habitat