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Olivo Barbieri, da «Alps. Geographies and people», 2012

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Olivo Barbieri, da «Alps. Geographies and people», 2012

La neve nelle immagini di Olivo Barbieri e Walter Niedermayr

La rassegna curata da Luca Fiore, parte del palinsesto del progetto «NEVEr alone» di Casa Testori, annuncia il secondo appuntamento: il dialogo con i due maestri della fotografia avrà luogo giovedì 19 febbraio alle Gallerie d’Italia-Milano

Alessia De Michelis

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La neve come limite tecnico e metafora del tempo, come superficie che riflette la luce e insieme interroga lo sguardo. È da qui che prende avvio «NEVEr alone», progetto multidisciplinare di Casa Testori che assume il bianco assoluto come campo di indagine poetica e critica. Ispirato all’editoriale di Giovanni Testori «Benedetta tu, sorella neve», pubblicato sul «Corriere della Sera» il 17 gennaio 1985 durante la storica nevicata milanese, il progetto rilegge quell’episodio attraverso due percorsi espositivi: al piano terra una collettiva di arte contemporanea curata da Giacomo Pigliapoco, con due project room affidate a Greta Martina e Rosita Ronzini; al primo piano un focus sulla nevicata dell’85, dove il testo di Testori dialoga con le fotografie di Mario De Biasi (1923-2013). L’iniziativa rientra nel programma Giochi della Cultura promosso da Regione Lombardia per Milano Cortina 2026.

In questo contesto si inserisce la rassegna curata da Luca Fiore, che giovedì 19 febbraio alle Gallerie d’Italia-Milano (ore 18.30) vedrà lo stesso Fiore dialogare con Olivo Barbieri e Walter Niedermayr. Al centro, l’inverno, il paesaggio e la trasformazione dello sguardo fotografico: un confronto tra due maestri della fotografia italiana che hanno fatto della montagna e della neve un terreno di sperimentazione linguistica.

Barbieri (Carpi, 1954) ha utilizzato la neve come elemento chiave di alcuni lavori in cui la fotografia tradizionale convive con l’elaborazione digitale, mettendo in discussione statuto e percezione dell’immagine. Niedermayr (Bolzano, 1952), cresciuto in ambito alpino, ha indagato con rigore le trasformazioni e le contraddizioni di un paesaggio spesso cristallizzato in stereotipi. Per entrambi la fotografia è esercizio critico, dispositivo capace di svelare le dinamiche della visione che diamo per scontate.

Come osserva Fiore, il bianco della neve è una condizione estrema, analoga al buio della notte: riflette pienamente la luce e mette alla prova il medium fotografico, trasformando forme e colori, rivelando le tensioni tra natura e spazio antropizzato: in questa soglia tra limite tecnico e suggestione poetica, la neve diventa spazio di riflessione.

Walter Niedermayr, «St. Anton am Arlberg», 2009 (dittico)

Alessia De Michelis, 12 febbraio 2026 | © Riproduzione riservata

La neve nelle immagini di Olivo Barbieri e Walter Niedermayr | Alessia De Michelis

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