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Théo Mercier, «Fossil Opera, Esquisse», Le Voyage à Nantes 2026

© Théo Mercier

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Théo Mercier, «Fossil Opera, Esquisse», Le Voyage à Nantes 2026

© Théo Mercier

Le Havre, Nantes e Metz: l’estate francese dei festival di arte contemporanea

Tra installazioni, sculture, interventi site specific e opere digitali, oltre a mostre nei musei, l’obiettivo è fare dell’arte contemporanea uno strumento per rileggere lo spazio urbano

Da Le Havre a Nantes, fino a Metz: le tre città francesi si trasformano durante l’estate in spazi espositivi a cielo aperto, in cui l’arte contemporanea si mescola al paesaggio urbano e ai suoi monumenti storici. Sono soprattutto tre le rassegne estive in Francia che si sono consolidate nel corso degli anni: «Un Été Au Havre», «Le Voyage à Nantes» e «Constellations de Metz», tre percorsi gratuiti di installazioni, sculture, interventi site specific e opere digitali (a cui si aggiunge un programma di mostre nei musei). L’obiettivo è lo stesso: fare dell’arte contemporanea uno strumento per rileggere lo spazio urbano. La formula continua a funzionare: «Un Été Au Havre» attira circa 700mila visitatori in tre mesi ogni anno. La manifestazione, nata nel 2017, si svolge quest’anno dal 27 giugno al 20 settembre. La nuova edizione, curata dal direttore artistico Gaël Charbau, riflette sul rapporto tra passato, presente e futuro di una città che continua a reinventarsi. Tra le opere più spettacolari figura «Icebergs» di Gaspard Combes, monumentale installazione galleggiante nello storico Bacino del Commercio, scavato nel 1792, che dialoga con l’architettura modernista di Auguste Perret e il «Volcan» di Oscar Niemeyer. Sullo stesso Bacino del Commercio navigano anche le piccole barche a vela colorate di «Les Optimists», opera di Lorène Dengoyan. Sul sagrato della cattedrale Notre-Dame, Sophia Taillet presenta «Spinning Around», installazione composta da specchi rotanti che frammentano e ricompongono il paesaggio urbano. Il centenario della morte di Claude Monet è invece al centro di «Sur le motif» di Guillaume Aubry: l’opera è collocata sul Quai de Southampton, a pochi metri dal punto esatto in cui Monet, dalla sua camera d’albergo, dipinse «Impression, soleil levant» nel 1872. Tra le altre opere disseminata per la città: le anfore dipinte di Samuel Trenquier in un giardino pubblico e «Corallium» di Charlotte Huard, una scultura-corallo composta dai calchi delle mani degli abitanti della città della Normandia.

Dal 4 luglio al 6 settembre, «Le Voyage à Nantes» inaugura un ciclo dedicato ai quattro elementi fondamentali della natura: per la direttrice della rassegna, Sophie Lévyricor, si tratta di ricordare che «arte, natura e città si aprono a tutti, si condividono, creano connessioni e intrecciano diverse dimensioni dell'esperienza». Questo primo capitolo è dunque dedicato alla Terra. Nove artisti sono stati invitati a confrontarsi liberamente con questo tema: Ali Cherri, Anne-Charlotte Finel, Théo Mercier, Dominique Petitgand, Pierrick Sorin, Barbara Schroeder, Louis Guillaume, Caroline Le Méhauté e Edgar Sarin. Quest’ultimo, per la prima apertura al pubblico della cappella del Lycée Clemenceau, realizza una grande installazione ispirata alle sue celebri «Kaaba», piccole unità abitative in legno e argilla locale. Al Passage Sainte-Croix, Caroline Le Méhauté presenta «Ce que la terre retient», un’installazione di opere inedite e passate che intende riflettere sulle capacità rigenerative del suolo. In place Félix-Fournier, ai piedi della basilica Saint-Nicolas, Ali Cherri propone «La machina du Sacré», installazione ispirata agli angeli musicanti della chiesa, rimossi durante un restauro e in parte dispersi. Il progetto dialoga con un racconto giovanile di Jules Verne ambientato in quella stessa basilica.

Dal 25 giugno al 5 settembre, «Constellations de Metz» celebra il suo decimo anniversario con un’edizione molto intensa: 73 giorni di programmazione, oltre 15 luoghi coinvolti e 24 opere allestite. La manifestazione si articola come sempre in due percorsi distinti ma complementari: il percorso notturno dedicato all’arte digitale che, con il titolo «Data-scapes», riflette sui nuovi paesaggi generati dalle tecnologie; e il percorso diurno dedicato all’arte urbana, che sviluppa il tema «Géopoétique de la tendresse», invitando gli artisti a reinventare il rapporto tra arte e spazio pubblico. Tra le installazioni figura «Sentinels», creata da Benjamin Nesme e Marc Sicard, che visualizza l’innalzamento previsto dei mari entro il 2100 attraverso una serie di boe meccaniche che circondano il visitatore. Di tutt’altro registro, «Prismatica», opera interattiva del collettivo canadese RAW Design, composta da 25 prismi rotanti che generano un labirinto di luce, riflessi e colori nel Jardin d’Amour. Per celebrare il decennale, sulla facciata della cattedrale Saint-Étienne sono proiettati sei videomapping, selezionati tra le produzioni più apprezzate delle edizioni passate.

Ali Cherri, «Returning the Gaze Returning the Gaze (Fragment of a statue of governor Ibu)», 2024. © Courtesy dell’artista, Fondazione In Between Art Film e Galerie Imane Farès

Luana De Micco, 24 giugno 2026 | © Riproduzione riservata

Le Havre, Nantes e Metz: l’estate francese dei festival di arte contemporanea | Luana De Micco

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